«FINE LINE - Harry Styles» la recensione di Rockol

Intenzioni pop, velleità rock: in 'Fine line' Harry Styles trova il suo equilibrio

C'è "Ram" di Paul McCartney. Ci sono i funghi allucinogeni. C'è la lezione di Bowie e quella di Bon Iver e Fleet Foxes. Ma c'è soprattutto la stoffa della star. La recensione del nuovo album dell'ex One Direction.

Recensione del 13 dic 2019 a cura di Mattia Marzi

La recensione

Difficile per Harry Styles ripetersi, dopo un disco come quello che nel 2017 segnò il suo esordio come solista archiviati gli One Direction, apprezzato tanto dalle fan della boy band quanto da un pubblico più adulto ed esigente. Il cantautore britannico ci prova con "Fine line", cambiando di poco la formula alla base del precedente, tra citazioni di David Bowie, Queen, beat Anni '60, britpop e anche un pizzico di folk-rock.

Harry Styles prende il suo cuore spezzato e ne fa arte. "Fine line" è in buona parte ispirato alla fine della relazione con la modella francese Camille Rowe, più grande di lui di otto anni: "And I'm well aware I write too many songs about you / and the coffee's out at the Beachwood Cafe", canta in una strofa della ballata di "Falling", ricordando le loro giornate insieme a Los Angeles. L'ex One Direction ha registrato questo nuovo disco agli Shangri-La Studios di Rick Rubin, ma senza Rick Rubin: al suo fianco ha voluto Kid Harpoon (Florence and the Machine, Haim e James Bay) e Tyler Johnson (Taylor Swift, Miley Cyrus, Ed Sheeran), che lo hanno aiutato a trovare un equilibrio tra le sue intenzioni pop e le sue velleità rock. In tre tracce c'è anche lo zampino di Jeff Bhasker (fun., Lana Del Rey), mentre Greg Kurstin - già braccio destro di Liam Gallagher, Beck e Paul McCartney - fa la sua parte in "Sunflower, vol. 6", puro pop allucinogeno.

Continuando a restare lontano anni luce dalle produzioni "pop" degli One Direction, qui Harry Styles si lascia influenzare più che da Bowie dal Paul McCartney di "Ram", che il cantautore ha ascoltato parecchio insieme ai suoi collaboratori, al tramonto, fuori dalle sale di registrazione, guardando l'Oceano Pacifico e facendosi di funghi allucinogeni (come ha raccontato in più di un'intervista). L'influenza di quel Paul McCartney la ritroviamo per lo più in canzoni come "Cherry", "To be so lonely" e la title track "Fine line", in cui Styles prova a far convivere la lezione dell'ex Beatle - anche a livello di melodie, che ti si appicciano subito in testa: siamo tutti d'accordo a definire Macca il più grande melodista di tutti i tempi, non è vero? - con quella di Bon Iver e Fleet Foxes, unendo psichedelia pop e folk acustico. Tra strizzatine d'occhio a sonorità più contemporanee ("Lights up" e "Adore you") e omaggi all'immaginario californiano à la Lana Del Rey ("Golden" e "Canyon moon" parlano di tramonti, strade che affacciano proprio sull'oceano e passeggiate nei canyon), torna anche Bowie ("Watermelon sugar" e "Treat people with kindess" riprendono il soul bianco di "Young Americans", tra fiati, cori e chitarre funk).

Il ragazzino belloccio che dopo il successo fulmineo degli 1D si era messo alla ricerca di una nuova identità provando a chiudere in soffitta il passato, ora riempie le arene. E continuando a flirtare con sonorità vintage, riesce a proporre un'idea contemporanea di pop-rock. Con un pregio: quello di non farti storcere il naso.

TRACKLIST

01. Golden (03:28)
02. Watermelon Sugar (02:54)
03. Adore You (03:27)
04. Lights Up (02:52)
05. Cherry (04:19)
06. Falling (04:00)
07. To Be So Lonely (03:12)
08. She (06:02)
09. Sunflower, Vol. 6 (03:41)
10. Canyon Moon (03:09)
12. Fine Line (06:17)
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