«BLUE EYED SOUL - Simply Red» la recensione di Rockol

Il soul bianco dei Simply Red

Mick Hucknall, incurante del pericolo, si spinge nei territori della musica funky.

Recensione del 20 nov 2019 a cura di Paolo Panzeri

La recensione

La storia discografica dei Simply Red pareva essersi esaurita nel 2007 con la pubblicazione di “Stay”, dopo lo scioglimento del gruppo nel 2010. Poi, il colpo di scena (si fa per dire), Mick Hucknall – che nel frattempo aveva intrapreso una carriera solista – rimette insieme la band. Anche qui ci sta un ‘si fa per dire’, poiché i Simply Red sono Mick Hucknall e, con tutto il rispetto parlando, non è davvero di primaria importanza chi fornisce la musica di accompagnamento al 61enne interprete nato a Manchester. Mick, quindi, rimette insieme una band e pubblica, nel 2015, “Big Love”, un album, di discreta fattura, nel quale è possibile ritrovare tutte le peculiarità che hanno fatto le fortune di questo marchio attivo dall’ormai lontano 1985. Un disco di ‘Blue Eyed Soul’, ovvero di soul bianco, di soul cantato dai bianchi.

Quindi veniamo ai giorni nostri. E proprio “Blue Eyed Soul”, per sgomberare il campo da eventuali equivoci, è il titolo scelto da Mick – che ha scritto tutte le dieci canzoni del disco - per tornare con i Simply Red sul mercato discografico. L’apertura di ascolto è appannaggio del primo singolo estratto dall’album, “Thinking of You”. Brano grintoso, dalla forte connotazione funky che frequenta i quartieri cari agli Earth Wind and Fire. La seguente “Sweet Child”, complice una sezione d’archi, abbassa di molto i giri del motore e fa sì che l’atmosfera si faccia più romantica, facendo il paio con “Take a Good Look”. “Complete Love”, per avere un termine di paragone, avrebbe potuto trovare posto nella colonna sonora di “The Commitments”. “Ring That Bell” è precisa, inesorabile e nera quanto basta. “BadBootz” non varia registro e si appoggia a fiati e al funky di una chitarra che porta il pensiero agli Chic. “Dont’ Do Down” rende omaggio a James Brown, padrino del genere. “Riding on a Train” e “Chula” conducono beatamente verso il finale. A chiudere il locale, dopo la sbornia soul, la notturna (del resto con un titolo così) e melensa, “Tonight”.

Su tutto - non può essere altrimenti - la voce di Mick Hucknall che, se pure è andata perdendo, negli anni, qualche scheggia di purezza, rimane sempre altamente funzionale per un repertorio che ha avuto la capacità e l’accortezza di ritagliarsi addosso come un sarto di haute couture.  I dieci brani proposti in tracklist hanno buon equilibrio, non sono disprezzabili quanto a qualità, non superano i tre minuti e mezzo e, rispetto al classico repertorio dei Simply Red, propongono dei suoni un poco più sporchi e meno patinati. Un disco più funky che soul, più sbilanciato negli anni Settanta, piuttosto che nei Sessanta.

Hucknall aveva dichiarato, a proposito di “Blue Eyed Soul”: "In questa fase della mia carriera, avrei potuto fare uno di quegli album oscuri e riflessivi che ripercorrono la mia vita e tutto quel genere di cose che le persone tendono a fare ad una certa età. Ma volevo fare qualcosa di incisivo. Ho voglia di divertirmi." L’ascolto di questo album conferma le sue parole, il tempo della pensione e dei dischi di cover è rimandato in avanti di qualche anno. Mick ha ancora dalla sua l’energia e la voce necessaria per riuscire ad essere un credibile soul man bianco.

TRACKLIST

01. Thinking of You (03:12)
02. Sweet Child (03:18)
03. Complete Love (03:28)
04. Take a Good Look (03:19)
05. Ring That Bell (03:38)
06. BadBootz (03:40)
07. Don't Do Down (03:18)
08. Riding on a Train (03:08)
09. Chula (03:17)
10. Tonight (03:35)
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