«COLORADO - Neil Young» la recensione di Rockol

Neil Young never sleeps

Il cantautore canadese convoca i Crazy Horse tra i monti del Colorado e in 11 giorni sforna un album all'altezza della sua fama.

Recensione del 30 ott 2019 a cura di Paolo Panzeri

La recensione

Lo scorso aprile Neil Young aveva annunciato che era tornato al lavoro con i Crazy Horse, la band che non continuativamente lo affianca praticamente da cinquanta anni. Quel lavoro si è ora concretizzato ed ha un titolo, “Colorado”.  Quindi sette anni dopo i due album “Americana” e “Psychedelic Pill”, il cantautore canadese torna a pubblicare un album con la sua storica band. In “Colorado” a mancare è la chitarra di Frank Sampedro, sostituita da quella di Nils Lofgren. Sì, proprio il membro della E Street Band di Bruce Springsteen, che ha in Neil Young una sorta di mentore, fu lui infatti all’inizio degli anni Settanta a favorire la carriera discografica dei Grin, la band di Nils a quel tempo. Per raccontare la storia fino in fondo, manca di aggiungere che Lofgren, appena diciannovenne, partecipò, suonando il pianoforte, alle registrazioni di “After the Gold Rush” - terzo disco della carriera solista di Young – e, questa volta in veste di membro effettivo della band, a quelle del cupo “Tonight’s the Night” pubblicato nel 1975, ma inciso nel 1973. Mentre la sua ultima collaborazione con il musicista canadese risale al 1982, quando uscì lo spiazzante “Trans”.

Il ‘progetto’ “Colorado” non si esaurisce con la sola uscita dell’album, è infatti affiancato dalla pubblicazione del docu-film che ne racconta la sua realizzazione intitolato “Mountaintop”. La pellicola vede alla regia Bernard Shakey, l’alias usato da Neil Young quando si cimenta con la cinematografia, già utilizzato in precedenza per altre pellicole: "Journey throught the past" (1973), "Rust never sleeps" (1979), "Human highway" (1982), "Greendale" (2003) e "CSNY/Dèjà vu" (2008).

L’adagio racconta che il buongiorno si vede dal mattino e “Think of me” conferma appieno la tesi: armonica, cori e Neil Young. Queste caratteristiche le si ritrovano, con l’aiuto di un pianoforte, anche in “Green is Blue”. In “Colorado” però avanti a tutto si pongono le chitarre, solide e definitive, come nella lunga cavalcata, oltre tredici minuti, del mantra “She Showed Me Love” oppure nella declamatoria “Help Me Lose My Mind” o ancora nella affilata “Shut It Down”, che riverbera i R.E.M.. Il commiato è lasciato alla delicata e nottuna “I Do”. Forse il brano più debole del disco è “Rainbow of Colors”, canzone a sostegno dei diritti LGBT scelta quale singolo insieme a “Milky Way”. Ma citare un titolo e non citarne un altro non sposta il succo del discorso. Come ormai ci ha abituato, Neil Young ha compilato un disco dai forti contenuti sociali e politici, legato soprattutto ai temi dell’ambiente e del cambiamento climatico, dove non si percorre la strada della mezza misura. Il personaggio, poco malleabile, non l’ha mai prevista, men che meno ora che l’età avanza e non ha certo tempo da perdere con inutili giri di parole.

“Colorado” – un bel titolo per il trentanovesimo album della sua discografia – deve il suo nome al semplice fatto che è stato registrato, per lo più dal vivo, in undici giorni, nell’omonimo stato, segnatamente a Telluride. Non so voi, ma è difficile rimanere equilibrati nel giudizio quando Neil Young si esprime a buoni livelli. Quando riesce a prenderti il cuore e a rapirlo per i cinquanta minuti dell’ascolto. La chimica, o ancora meglio, la magia che si viene a creare quando a spalleggiarlo sono chiamati i Crazy Horse è uno dei tanti misteri di Fatima. Un Neil Young talmente ispirato che interpreta delle canzoni che paiono dei classici di Neil Young. Per come la vedo io, al netto del rispetto che porto per questo gigante della musica, è davvero difficile pretendere di più.

TRACKLIST

01. Think Of Me (03:02)
02. She Showed Me Love (13:36)
03. Olden Days (04:04)
04. Help Me Lose My Mind (04:14)
05. Green Is Blue (03:48)
06. Shut It Down (03:44)
07. Milky Way (05:59)
08. Eternity (02:43)
09. Rainbow Of Colors (03:35)
10. I Do (05:36)
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