«SMITH - Winstons» la recensione di Rockol

"Smith", il distopico ritorno al futuro dei fratelli Winstons

Come il protagonista di "1984", Winston Smith, il nuovo album del power trio Gabrielli/Gitto/Dell'Era si fa carico di un segnale di ribellione alle omologazioni

Recensione del 24 giu 2019 a cura di Marco Di Milia

La recensione

La libertà salvifica sognata da Winston Smith, il protagonista della celebre opera di George Orwell “1984”, si presenta per il dimesso impiegato del Ministero della Verità con settant’anni di ritardo, nel disco che altri suoi omonimi, i The Winstons, gli hanno intitolato. Il secondo album del terzetto dei “fratelli” Enrico Gabrielli, Lino Gitto e Roberto Dell’Era, nelle vesti di Enro, Linnon e Rob Winston, aggiunge ulteriore anarchia alla macchina del tempo della band, spostando la spiccata vena psichedelica del power trio verso un territorio fumoso che miscela glam, jazz, garage e beat, senza curarsi troppo di mode e orizzonti sonori.

In “Smith”, il mondo freak del gruppo si apre a vecchie e nuove contaminazioni, allontanandosi a fasi alterne dalle suggestioni fantastiche della scena di Canterbury, presenti nel primo disco, per rivelare le contraddizioni di un distopico mondo retrofuturibile, ma anche del tutto contemporaneo, da cui stare in guardia. Il lavoro dei tre si fa carico di un segnale profondo di ribellione alle omologazioni per prendere direzioni creative in piena libertà. Un’autonomia artistica che, spaziando da Ennio Morricone ai King Crimson, si manifesta in una capacità tecnica e compositiva di molto al di fuori dall’ordinario, in cui il passato viene scomposto e rivisitato per prendere le strutture, in technicolor, di un cosmo di insofferente follia, dove far convergere semafori dalle luci blu, zaini-razzo e speciali torte di mele.

Le caotiche note dell’introduttiva “Mokumokuren” svelano presto gli scenari sospesi di “Smith”, sprigionando dapprima il groove impazzito a colpi di sax di “Ghost Town” - che offre i primi echi dello spirito di Syd Barrett - e poi si acquieta nella liquida pulsazione di una esageratamente sessantiana “Around the boat”.  Altrove, invece, a prendere la scena è la tensione delle svisate prog, come in “Not dosh for parking lot”, o la zuccherina melodia dei fiati di “Blind”. C’è un richiamo musicale importante alle atmosfere colorate della Swingin’ London, così come alle nebbie acide di San Francisco, dall’altra parte dell’oceano. Si ritrovano così in queste dodici tracce l’improvvisazione magnetica dei Grateful Dead e la sperimentazione programmatica dei Soft Machine, riportando in superficie una finestra su un'inventiva solo in apparenza distante dai nostri tempi. Tra mini-suite (come quella in due tempi di “Tamarind smile/Apple pie” e lo straniante space-rock cantato in greco di Sintagma), fughe lisergiche e brucianti fraseggi di hammond, bassi e batterie, una nutrita schiera di ospiti ha dato il suo contributo all’album, dal fidato Tommaso Colliva in cabina di regia, al violino di Rodrigo D’Erasmo in “Around The Boat”, alla tromba di Federico Pierantoni in “Tamarind” e, ancora, Mick Harvey dei Bad Seeds in “A Man happier than you”, Richard Sinclair dei Caravan in “Impotence”, fino al finale con Nic Cester, impegnato nell’energico proto-punk di “Rocket Belt”.

Registrato all'home studio appartenuto a Mike Oldfield nel Buckinghamshire e poi in Italia, “Smith” rappresenta la voglia dei tre musicisti di muoversi secondo una geografia senza confini, proiettati in un continuo saliscendi tra passato e presente, incrociando ironia e serietà fin dal titolo che potrebbe suonare anche come “Winston’s myth”, ovvero il mito dei Winstons. Una manifestazione di orgogliosa attitudine libertaria che in molti definiscono rock n’ roll, ma che in realtà è semplicemente “vita”.

TRACKLIST

01. Mokumokuren (01:14)
02. Ghost Town (03:14)
03. Around the Boat (02:09)
04. Tamarind Smile / Apple Pie (05:26)
05. A Man Happier Than You (03:43)
06. Not Dosh for Parking Lot (02:33)
07. The Blue Traffic Light (04:16)
08. Blind (03:41)
09. Impotence (02:41)
10. Soon Everyday (04:23)
11. Sintagma (04:59)
12. Rocket Belt (03:00)
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