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Recensioni / 31 mag 2019

Miley Cyrus - SHE IS COMING - la recensione

'Sbattitene i coglioni': Miley 'ruba' il manifesto ai Sex Pistols

Esce un nuovo disco della popstar americana. Che continua a fare quello che le riesce meglio: disattendere le aspettative. Ecco perché.

Voto Rockol: 3.5/5
Recensione di Mattia Marzi
SHE IS COMING
RCA (EP)

Toccatele tutto, ma non la sua libertà. Lo dice chiaramente nel pezzo che ha messo all'inizio di questo Ep, primo tassello di una trilogia che verrà completata nei prossimi mesi e i cui capitoli andranno poi a comporre la raccolta "She is: Miley Cyrus": "Non toccare la mia libertà". Quasi come se fosse un manifesto. In effetti, negli ultimi anni Miley Cyrus ci ha fatto capire più di una volta che i tracciati prestabiliti non le piacciono affatto. Da stellina Disney a popstar provocatoria e ribelle. Da popstar provocatoria e ribelle a sperimentatrice audace (vedi la collaborazione con i Flaming Lips per quel gioiellino che era - e che resta - "Miley Cyrus and her dead petz"). Da sperimentatrice audace a ragazza acqua e sapone di "Younger now" (il disco che nel 2017 l'aveva vista ritornare alle radici americane, al country di papà Billy Ray, seppur con un occhio nuovo). Con questo mini album la voce di "Wrecking ball" continua a fare quello che le riesce meglio: disattendere le aspettative.

Ampiamente anticipato sui social attraverso una serie di enigmatici post, "She is coming" è un Ep che contiene appena sei tracce alle quali Miley ha lavorato insieme a una decina di produttori provenienti da background diversi: l'alternative rock nel caso di Andrew Wyatt (già collaboratore di Florence and the Machine, Liam Gallagher e Anna Calvi), il pop nel caso di Mark Ronson (Amy Winehouse, Lady Gaga, Bruno Mars), l'hip hop nel caso di John Cunnigham, RZA e Mike WiLL Made-It. Resterà perplesso chi dalle recenti apparizioni pubbliche della popstar americana si aspettava una svolta rock, dopo il country-pop del disco del 2017: qui dentro non troverà la Miley Cyrus vista sul palco del concerto tributo in onore di Chris Cornell o quella che ha reinciso il classico di John e Yoko "(Happy Xmas) War is over" insieme a Sean Ono Lennon - o meglio: non troverà solamente quella Miley Cyrus.

"Ci sono elementi psichedelici, ci sono elementi pop, ci sono un paio di tracce hip hop, Non mi piace essere legata a un unico genere. Il disco sarà una specie di mosaico di tutte le cose che ho fatto prima", aveva anticipato qualche mese fa Miley a proposito di quello che sarebbe stato il suo nuovo progetto discografico. In effetti, She is coming" riassume in meno di venti minuti di musica tutti quelli che sono stati i passi della cantante fin qua: c'è la schiettezza dei suoi primi dischi, ci sono i suoni sfrontatamente pop di "Bangerz" (l'album di "We can't stop", "Wrecking ball" e "Adore you"), c'è la psichedelia di "Miley Cyrus & her dead petz" e c'è pure una ballata country pop, "The most", che chiude il disco, quasi a riprendere le sonorità di "Younger now".

Fondamentalmente, Miley Cyrus fa il cazzo che le pare. Collabora con chi vuole lei (qui, tra gli ospiti, c'è RuPaul, che per chi non ne avesse mai sentito parlare è il corrispettivo americano del nostro Platinette), fa il genere di canzoni che vuole lei, pubblica dischi quando lo vuole lei. E a noi piace così: imprevedibile e indisciplinata. Proprio come sulla copertina di questo Ep, con quel top che cita i Sex Pistols: "Never mind the bollocks". Tradotto in italiano: "Sbattitene i coglioni".

TRACKLIST

01. Mother's daughter
02. Unholy
03. D.R.E.A.M. (Drugs rule everything around me) (feat. Ghostface Killah)
04. Cattitude (feat. RuPaul)
05. Party up the street (feat. Swae Lee & Mike WiLL Made-It)
06. The most