«JOANTHOLOGY - Joan As Police Woman» la recensione di Rockol

Una retrospettiva su Joan As Police Woman

Megaraccolta antologica per l'artista - che mostra tutte le sue sfaccettature in un triplo album

Recensione del 31 mag 2019 a cura di Daria Croce

La recensione

È difficile catalogare la musica di Joan Wasser, in arte Joan As Police Woman: ricondurla a un genere definito o tentare di classificarla sarebbe una forzatura.
Lo dimostra chiaramente “Joanthology”, una retrospettiva che raccoglie, in un triplo album, buona parte dei classici dell’artista americana, due nuove tracce (“What A World” e la cover di “Kiss” di Prince) e un live registrato durante una session per BBC 6 Music.

I brani sono molto diversi tra loro e si colorano di influenze soul, blues, funk, new wave, rock: alcuni sono più carichi di pathos, per esempio “To Be Lonely”, altri più giocosi, come “The Magic”, in un caleidoscopio di suggestioni.

Un denominatore comune, tuttavia, c’è: l’eleganza. E talvolta, nell’armonia delle sue canzoni, si avvertono tocchi classici: d’altra parte in un’intervista di qualche anno fa, Joan menzionò anche Satie e Debussy tra le sue influenze.

Questo perché la sua formazione affonda le radici proprio nella musica classica: Joan inizia a studiare pianoforte e violino da bambina. A inizio carriera, è proprio il violino che le permette di collaborare, dal vivo o in studio, con artisti del calibro di Lou Reed, Beck, Damon Albarn, David Sylvian e Sparklehorse, per citarne alcuni. Nel 1997 la perdita del fidanzato, Jeff Buckley, la getta nella disperazione. Joan riparte da quel dolore, sente il bisogno di esprimerlo e sfogarlo attraverso la sua voce, perché il violino non le basta più.

Il primo EP eponimo esce nel 2004; due anni dopo, arriva l’album di esordio “Real Life”. Dal suo debutto come Joan As Police Woman sono passati 15 anni e sette dischi in studio, per cui è comprensibile che siano maturati i tempi per un best of.

Questa raccolta riflette, come accennato, le varie sfumature di un’artista che sa cogliere e riproporre a modo suo l’essenza di generi differenti. Per capirlo, è sufficiente ascoltare la sua rivisitazione di “Kiss”, reinterpretata in chiave blues, così come le altre cover presenti in “Joanthology”. Nel suo repertorio, infatti, troviamo “Myrrhman” dei Talk Talk, travestita da ballata scura, “Sacred Trickster” dei Sonic Youth, qui proposta nella sezione dal vivo in una versione per percussioni, clapping e voce, e “She Watch Channel Zero” dei Public Enemy, energica e vigorosa nonostante il radicale stravolgimento rispetto all’originale.

Poi Joan volteggia su “Eternal Flame”, prende il soul e lo fa suo su “Good Together” e strizza l’occhio a Satie su “Real Life”. Ascoltando le sue composizioni, si ha la sensazione che tutto sia possibile. Almeno per lei.

TRACKLIST

#1
01. My Gurl (04:43)
02. The Ride (03:11)
03. Real Life (04:38)
04. Eternal Flame (03:42)
05. I Defy (03:34)
06. We Don't Own It (03:55)
07. Christobel (03:11)
08. Honor Wishes (04:36)
09. Hard White Wall (04:12)
10. Start of My Heart (04:34)
11. To America (05:42)
12. To Be Lonely (04:55)
13. The Magic (04:10)
14. Human Condition (05:32)
15. Run for Love (05:39)
16. Forever and a Year (05:56)

#2
01. What A World (05:14)
02. Flash (07:53)
03. Whatever You Like (04:22)
04. Holy City (04:44)
05. Get Direct (06:44)
06. Good Together (07:01)
07. Your Song (03:55)
08. myrrhman (07:09)
09. Broke Me In Two (02:55)
10. Valid Jagger (03:28)
12. Tell Me (03:38)
13. Silly Me (03:39)
14. Warning Bell (03:17)
15. Kiss (05:08)

#3
01. To Be Loved - BBC Live (03:02)
02. Start Of My Heart (BBC Live) (03:45)
03. Human Condition (BBC Live) (05:23)
04. She Watch Channel Zero (BBC Live) (03:32)
05. Sacred Trickster (BBC Live) (02:29)
08. Magic Lamp (BBC Live) (03:38)
09. Let It Be You (BBC Live) (02:52)
10. The Silence (BBC Live) (05:02)
11. Damned Devotion (BBC Live) (03:31)
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