«YOU'RE THE MAN - Marvin Gaye» la recensione di Rockol

“You’re The Man”, ecco il Marvin Gaye politico-erotico del 1972

Album perduto o raccolta incoerente di brani d’epoca? “You’re the man” mette assieme le registrazioni di Marvin Gaye del 1972, fra politica ed erotismo musicale.

Recensione del 04 apr 2019 a cura di Claudio Todesco

La recensione

Che disco puoi fare dopo un capolavoro? Che cosa puoi inventare dopo “What’s going on”, monumento del soul d’inizio anni ’70, simbolo dell’emancipazione dell’artista dall’industria discografica, spaccato dell’America nera, grande successo commerciale? Marvin Gaye si trovò a rispondere a questa domanda nel 1972, quando cominciò a registrare il sequel del suo album più famoso. Per prima cosa pubblicò il singolo politicizzato “You’re the man” senza però conquistare il mercato pop. Il boss della Motown Berry Gordy si spaventò per la possibile reazione del pubblico conservatore, l’artista era confuso, non c’era un progetto forte. Insicurezza e contrasti ebbero la meglio e l’idea dell’album fu accantonata.

Quel periodo di tentativi e di sperimentazione viene ricostruito in “You’re the man”, album pubblicato in corrispondenza dell’ottantesimo anniversario della nascita di Marvin Gaye che mette assieme per lo più pezzi pubblicati in singoli, edizioni deluxe, antologie. Manca la coesione che caratterizza i dischi d’epoca dell’artista americano, anche quelli meno riusciti. Sarebbe proprio la disorganicità, afferma il biografo David Ritz, una delle ragioni che avrebbero convinto Gaye a non completarlo. Assemblare canzoni incise in quel periodo e considerarle un “album perduto” sembra perciò una forzatura, eppure questi pezzi furono effettivamente registrati in un periodo di grande creatività con un bel cast di autori e produttori. Offrono il ritratto di un artista con tante cose da dire, ancora indeciso se abbracciare la nuova identità affermata con “What’s going on” o rifugiarsi nel più rassicurante passato di golden boy di casa Motown.

L’album è pieno di momenti brillanti a partire da “You’re the man”, presente in due versioni, che suona come un’appendice a “What’s going on” ed è indirizzata a Richard Nixon, all’epoca impegnato nella campagna presidenziale che l’avrebbe portato alla rielezione. La favolosa “The world is rated X”, una specie di nuova “Inner city blues”, insiste in qualche modo sullo stesso tema descrivendo un mondo che, fra spaccio, violenza e prostituzione, somiglia a un film vietato ai minori. È il Marvin Gaye migliore, questo. Esprime aspirazioni universali ancora attuali e lo fa con un stile magnificamente sensuale. È il Marvin Gaye politico-erotico.

“Piece of clay” di Gloria Jones e Pamela Sawyer è un altro pezzo forte che affronta il tema dei rapporti intergenerazionali con un’interpretazione vocale solista e corale raffinata e un bell’accompagnamento di marca gospel. Dopo “Where are we going?”, altro testo a sfondo sociale a dire il vero piuttosto semplice, l’album offre un pugno di canzoni scritte con Willie Hutch, futuro autore della colonna sonora del film “Foxy Brown”, all’epoca parte della catena di montaggio discografica della Motown. Sono briose, frizzanti e strizzano l’occhio allo stile che Gaye sembrava aver messo da parte con “What’s going on”.

Tre pezzi in versione remixata da Salaam Remi creano un’ulteriore frattura stilistica. È chiara la volontà di non allontanarsi radicalmente dai suoni dell’epoca, ma certi pattern di batteria non esistevano e l’aggiunta trasmette la fastidiosa sensazione di ascoltare musica inutilmente posticcia. Sono queste incoerenze ed è il contrasto fra le sue anime dell’artista a rendere “You’re the man” discontinuo e, specie nel finale, un po’ sfilacciato nonostante la presenza del femminismo sexy di “Woman of the world” e di “I want to come home for Christmas”, scritta dal punto di vista di un prigioniero di guerra in Vietnam, un po’ commovente e un po’ svenevole.

Ci sono due modi per vedere “You’re the man”. Lo potete considerare un “lost album”, il disco che Marvin Gaye avrebbe pubblicato nel 1972 in circostanze diverse da quelle che lo portarono a distribuire la colonna sonora di “Trouble man” e poi il supersexy “Let’s get it on”. Oppure lo potete vedere come una raccolta di brani in parte già pubblicati accomunati dal periodo in cui furono incisi. Comunque la vediate, “You’re the man” è un bel disco, nello stile del migliore Marvin Gaye, ma non un capolavoro perduto.

TRACKLIST

03. Piece Of Clay (05:11)
08. We Can Make It Baby (03:24)
09. My Last Chance - SalaAM ReMi Remix (03:40)
11. I'd Give My Life For You - SalaAM ReMi LP Mix (03:31)
12. Woman Of The World (03:30)
16. I'm Going Home (04:42)
17. Checking Out (Double Clutch) (04:53)
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