«RE MIDA - Lazza» la recensione di Rockol

In “Re Mida” di Lazza il denaro non dorme mai

Recensione del 24 mar 2019 a cura di Redazione

La recensione

Un attimo d’attenzione, grazie: qui c’è un rapper che ha frequentato il Conservatorio e che è andato al numero 1 nella classifica degli album in Italia, scalzando “Gioventù bruciata” di Mahmood. Si chiama Lazza, vero nome Jacopo Lazzarini, e ha studiato pianoforte, strumento che appare in alcune tracce del suo album numero 2 (mixtape esclusi). Sarà per il background, sarà forse una questione di gusto, sarà per il lavoro del co-produttore Low Kidd, fatto sta che le basi di “Re Mida” mostrano un certo orecchio per i dettagli, hanno una varietà che non sempre s’incontra nel rap. È un bene.

Ha un modo tutto suo di rappare, Lazza, frutto forse del fatto di essere giovane come un trapper, ma di avere riferimenti vecchia scuola. Usa gli incastri, il tono da tamarro e il filtro di Auto-Tune per tuffarsi in un mare infernale di name dropping e di riferimenti pop, un catalogo infinito che va dal Giorgio Gaber postumo a Chopin passando per “Twin Peaks” e Banksy. E poi brand in quantità, decine di migliaia di euro di orologi, scarpe, portafogli, streetwear, computer, champagne, occhiali da sole “che tu devi lavorare una stagione”, acqua Fiji perché quella del supermercato è da sfigati. E due milioni di euro solo in fumo, ma questo lo dice un altro rapper, ci arriveremo.

Dal punto di vista degli argomenti dei testi, Lazza fa quello che fan tutti: distribuisce frecciate (“Fisso questi finti delinquenti, tutto ridicolo / So che quelli balordi davvero non te lo dicono”), piazza qualche scemenza (“Prendo ‘sti money, faccio origami / Tu allunghi il collo e guardi, Modigliani”), si vanta delle sue doti strabilianti, posa da spacciatore con due cellulari, “uno da persona per bene, quell’altro, fra’, invece di meno”. Ovviamente il suo nome è “in bocca a tutte le puttane di zona” e l’unica speranza che hanno gli altri rapper di vendere dischi è fare i commessi in Mondadori. Si considera un genio, anzi no, perché “i geni muoiono giovani”.

È rap cafonal e imbruttito come quello di “Porto Cervo”, ritrattino di vita smeralda con dentro orologi Audemars Piguet e scarpe da 1500 euro, oppure di “Gucci ski mask”, che Lazza non indossa per fare rapine, ma “solo per fashion”. Riferimenti? Vari, a partire da “Netflix” che porta dritto al flow di Drake. E gente che conta a fare featuring: Gué Pequeno, Izi, Tedua, Luchè. C’è anche Fabri Fibra che in “Box logo” – la canzone dei due milioni fumati – rappa con grande souplesse: “Frate’, non mi piace come trappi”. Il denaro non dorme mai e questi rapper sono tutti dei Gordon Gekko che diceva: “Non sono importanti i soldi, è la competizione, è giocare la partita e vincere, è solo questo”.

 

TRACKLIST

01. Per Sempre (02:23)
02. Box Logo (feat. Fabri Fibra) (02:13)
03. Re Mida (02:28)
04. Morto Mai (02:25)
05. Netflix (02:33)
06. Superman (02:55)
07. 2 Cellulari (02:40)
08. Cazal (feat. Izi) (03:05)
09. 24H (03:35)
11. Povero Te (03:13)
12. Desperado (02:38)
13. Iside (feat. Luchè) (02:32)
14. Gucci Ski Mask (feat. Guè Pequeno) (03:25)
15. Porto Cervo (03:53)
16. No Selfie (feat. Giaime) (02:47)
17. Netflix Remix (feat. Kaydy Cain) (02:32)
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