«DISCO DISAGIO - Egokid» la recensione di Rockol

Ballare sulle proprie ansie, gli Egokid con "Disco Disagio"

Egokid, molti vizi e poche virtù nei tempi moderni di "Disco Disagio"

Recensione del 02 apr 2019 a cura di Marco Di Milia

La recensione

Un club dove far ballare buongiornisti, populisti, indignati, millennial, fascisti, gattini e gente comune sembra sia possibile. È “Disco Disagio” quel luogo speciale dove le mille e più ossessioni dell’uomo moderno prendono forme e logiche che gli Egokid hanno deciso di mettere in mostra in tutto il loro grottesco assortimento di piccole e grandi contraddizioni.

Al centro del nuovo album della formazione milanese guidata da Diego Palazzo e Piergiorgio Pardo, a cinque anni dal precedente “Troppa Gente Su Questo Pianeta”, sono infatti le interazioni sociali e sentimentali dei nostri tempi, oltremodo segnati da un’inconsistenza di fondo che non permette di fuggire da una routine in cui tutto sembra essere banalmente livellato verso il basso. “Disco Disagio” presenta quindi in dodici tracce lo spazio immaginifico con cui il sestetto analizza, attraverso la propria colorata lente, ansie, malesseri e desideri degli anni dominati dai talent show e dalla ricerca di un nemico da colpire, sempre in bilico tra una serpeggiante sensazione di difficoltà e la perenne voglia di un cambiamento.

Con un linguaggio - in apparenza - leggero e la cassa sempre in quattro, gli Egokid mettono così l’accento sul bisogno di godere appieno della propria unicità, di trovare soddisfazione nelle relazioni benefiche di “Cose semplici”, per passare il tempo con chi si vuole, dimenticando la grande bruttezza di indecisioni e apprensioni che accompagna ogni singolo giorno. Un appello alla libertà espresso anche dalla scelta dell'inazione, nell'invito a non muoversi in “Statica”, perché è restando fermi che si può dare sollievo al proprio corpo e alla propria mente nelle situazioni difficili. Se il tempo è quello dettato dai beat decisi dei sintetizzatori, la ricerca di una dimensione pop adattabile a uno stato d'animo inquieto rende il lavoro del gruppo vicino per pulsioni e anticonformismo allo sguardo politico, poetico e istintivo degli chansonnier d’oltralpe, in cui storie inventate e vite reali si intrecciano e si perdono le une nelle altre.

C’è in questo una visione profondamente estetizzata della nostra realtà, dove però l’amore ha ancora un ruolo centrale, vissuto con tutta la sua gamma di sensazioni. Si passa in rassegna quello passionale e liberatorio di “Mi piaci davvero”, così come quello ormai assente cantato in “Giorni di vacanza” tra camere d’albergo che non riescono a riempire un vuoto interiore e, ancora, quello casuale di “Lost in Venice”, dove l’esperienza finisce per fondersi in una esaltazione di sensi con il luogo stesso. Ammiccamenti glamour, fantasie e una buona dose di esuberanza che non ammette condizionamenti esterni sono dunque i punti fermi di “Disco Disagio”, che con il suo incedere quasi a senso unico di dance e pop, electro e cantautorato non rinuncia né al ritornello vincente, né tantomeno a svelare l’inevitabile retrogusto dolceamaro dietro la festa.

Si rende così omaggio a un’esistenza imperfetta, fiaccata dai suoi slanci nichilisti ma che ha ancora necessità di contenuti, dove tra desiderio e vitalità trova pure la forza per tenersi in piedi senza perdersi il suo salvifico X factor, quel qualcosa in più da ricercare nella propria singolare unicità, espressa appunto nello specchio dei tempi di “X-Factor”. L’ultimo ballo, infine, è quello di “Buona tragedia”, che, un po’ Righeira e un po’ Baustelle, è l’augurio a occhi lucidi offerto dagli Egokid per resistere al mondo reale del grigiume dilagante. Celebrando la gioia di vivere il benessere che ne deriva non può che avere degli effetti salvifici.

TRACKLIST

01. Disco Disagio (04:12)
02. Cose Semplici (03:37)
03. Statica (03:54)
04. Mi Piaci Davvero (04:04)
05. Io, tu e le foglie (03:10)
06. X-Factor (04:08)
07. DJ (03:33)
08. Vinile (03:32)
09. Giorni di Vacanza (03:56)
10. Mille Luci (03:20)
11. Lost in Venice (03:57)
12. Buona Tragedia (03:34)
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