Recensioni / 08 mar 2019

Ligabue - START - la recensione

Ligabue e il nuovo "Start" con la produzione del 30enne Nardelli: la recensione

Voto Rockol: 3.5 / 5
Recensione di Gianni Sibilla
START
Zoo Aperto (CD)

Luciano Ligabue ha cambiato le carte in tavola, per “Start”: un disco diretto ed essenziale dal titolo, dalla quantità di musica (10 canzoni, 38 minuti) e dalla qualità diversa rispetto a “Made in Italy” del 2016. Liga ha cambiato formazione, in studio - anche se dal vivo suonerà con la sua band classica. Il nucleo di chitarristi che lo accompagna (Poggipollini, Cottafavi, Bossini) è presente, ma il resto è diverso: non c’è Luciano Luisi (che era anche il produttore del disco precedente e qua contribuisce solo all’arrangiamento di due brani), c’è una nuova sezione ritmica  con Giordano Colombo alla batteria e Federico Nardelli al basso e, soprattutto, alla produzione e agli arrangiamenti.
E’ lui l’elemento nuovo: gli è stato presentato dal fratello, ha meno di 30 anni ed ha lavorato in un mondo diverso con la nuova generazione, con Gazzelle, Galeffi Siberia. L’obbiettivo era rinnovare il suono di Liga, e c’è riuscito: “Start” è un disco per certi versi all’opposto di “Made in italy”: non c’è un concept, ma ci sono i temi di sempre delle canzoni di Luciano, e c’è un lavoro deciso sugli arrangiamenti puliti e potenti - pur nella continuità della scrittura rock di Ligabue 
Il risultato è un disco-disco, dritto, riconoscibile, ma anche contemporaneo, con una grande attenzione alla parte ritmica. Eccolo, canzone per canzone;

"Polvere di stelle”
Riff potente, una ritmica ben marcata e piano: un sound che ricorda alcune cose degli U2 recenti (“American soul”, “Get on your boots”), la voce in primo piano: si sente subito la mano del nuovo produttore Federico Nardelli. Un rock dritto, con un ritornello che ricorda che la rivoluzione passa dalla relazione con l’altro: “Ho bisogno di te che hai bisogno di me per cambiare il mondo”.

"Ancora noi”
Chitarre che si intrecciano, un coro e poi la voce sostenuta dal basso. La canzone è uno dei temi classici del Liga, l’amicizia, il ritrovarsi di fronte ad un bicchiere di vino. Il ritornello è pronto per gli stadi: “Siamo rimasti ancora noi, siamo ancora noi”, con la “o” di “noi” allungata in un coro.

"Luci d’America"
Il primo singolo, una dichiarazione d’intenti musicale: una canzone dritta, con un suono nuovo e tradizionale contemporaneamente. Anche qua, echi di U2 (quelli di “City of blinding lights”, non solo nel titolo) con il piano a dare la melodia, e le chitarre a rinforzare i suoni, mentre Luciano canta “E fra distruzione e meraviglia/E tu che mi aspetti sulla soglia".

"Quello che mi fa la guerra”
Una chitarra arpeggiata si intreccia con una batteria campionata, per una canzone un po’ meno elettrica rispetto al trittico iniziale, ma sempre sostenuta ritmicamanente. Siamo tutti uguali, anche nella guerra: “Ha quella faccia che ho/quelle scarpe in cui sto/quello che mi fa la guerra”. Bello l’assolo centrale di Capitan Fede Poggipollini.

"Mai dire mai”
Una ballata che parte con il piano e che ha l’arrangiamento di un lento soul d’annata, con organo e tocchi di chitarra elettrica: una canzone d’amore, dritta e sentita. Anche qua un bell’assolo finale di Capitan Fede.

"Certe donne brillano”
Si ritorna al rock, con riff elettrico e cassa doppia: un’altra canzone d’amore, per una donna e per le donne, con i versi che iniziano sempre con “Parliamo di te”. Diverse sfumature di arrangiamento fanno suonare la canzone riconoscibile e nuova, allo stesso tempo (come in tutto il disco, peraltro). La canzone viene usata per lo spot di una compagnia telefonica, ed un videoclip in cui Liga suona circondato solo da donne è stato diffuso per l'8 marzo. 

”Vita morte e miracoli”
Una chitarra acustica, la voce, un piano appena accennato, una chitarra elettrica che ricama: la canzone più minimale del disco, e la più emozionante: “Ma tu dimmi tutto, che ne so proprio pochissimo di tutto/corpi celesti collidono di notte”

"La cattiva compagnia”
Riff hard rock, con una batteria elettronica: è la canzone più aggressiva del disco, che sembra citare i Creedence Clearwater Revival di  “Fortunate son”: “C’è chi nasce fortunato e chi nasce e così sia, tutti quanti già imputati, tutti quanti già in giuria. Come va? Bene! Come stai? Bene! C’è chi se la porta dentro, la cattiva compagnia”

"Io in questo mondo"
Un’altra canzone che parte minimale, ma va in crescendo: parte voce, chitarra e cassa, con ritmi e strumenti che entrano - anche qua si sente la mano delle scelte del produttore Nardelli: “E io in questo mondo cammino come so”, canta Liga, che racconta il palco dal suo punto di vista.

"Il tempo davanti”
Un’altra ballata per chiudere le danze, basata su una chitarra acustica a 12 corde, tra passato e presente come tutto il disco: “Con il tempo che ci spetta, con il tempo che ci tocca, e nessuno in quel momento sembra chiedersi per niente come mai sarebbe stato questo tempo”.

TRACKLIST

01. Polvere di stelle - (04:18)
02. Ancora noi - (03:47)
03. Luci d'America - (03:29)
04. Quello che mi fa la guerra - (03:17)
05. Mai dire mai - (04:02)
06. Certe donne brillano - (03:22)
07. Vita morte e miracoli - (03:02)
08. La cattiva compagnia - (03:47)
09. Io in questo mondo - (04:01)
10. Il tempo davanti - (05:01)