«MADE IN ITALY - Ligabue» la recensione di Rockol

"Made in Italy", il concept album sentimentale di Ligabue

Un concept album, ma anche un disco più diretto per Ligabue: la nostra recensione di "Made in Italy"

Recensione del 18 nov 2016 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Un concept album, nel 2016. La parola "concept" è controversa, nel rock rimanda a qualcosa di complesso, se non a qualcosa di esplicitamente troppo ambizioso, che va oltre i limiti naturali della canzone. E' quasi una contraddizione in termini, se si pensa che il rock è basato sostanzialmente su tre accordi, o poco più, e su storie brevi. Eppure la storia del rock è piena di "concept". 

Quando lo abbiamo intervistato, Luciano Ligabue, ci ha spiegato che "Made in Italy" non ha nulla a che vedere con i dischi-opera classici del rock. Ama gli artisti autori di quei concept, lo si capisice dalle citazioni e dagli omaggi che mette nella sua musica da tempo. E sa bene che sarebbe sbagliato paragonarsi a loro. Non solo per il rispetto che si deve a gente come gli Who, ma perché "Made in Italy" è un album di canzoni-canzoni, oltre che uno di quei dischi che raccontano una storia, con un inizio, uno svolgimento ed una fine, nell'arco di una tracklist.

Il concept è la storia di Riko. Potrebbe essere una di quelle persone che incontravi anni fa al Bar Mario, solo che ora ha qualche anno in più, c'è la crisi - quella del lavoro, quella dell'Italia,  quella di un matrimonio che dopo tanti anni fa fatica a stare in piedi. Riko finisce a protestare in piazza, diventa suo malgrado un personaggio per i media finendo in uno scontro con la Poilizia. I media lo usano e si dimenticano in fretta di lui  Riko torna alla sua vita e al suo paese con una nuova consapevolezza. 

La storia è raccontata attraverso la sequenza delle canzoni, e attraverso una serie di lettere che Riko manda al suo amico Carnevale: sono nel booklet e fanno da raccordo alla storia principale, che comincia con "La vita facile" e si chiude con "Un'altra realtà".

Nelle canzoni ci sono i temi classici di Ligabue: la vita di provincia ("E' venerdì, non rompetemi i coglioni"), le relazioni ("Vittime e complici", la canzone che racconta la crisi famigliare di Riko), il rapporto con i media ("I miei quindici minuti", "Apperò"), e altri che rappresentano la sua "svolta sociale" degli ultimi anni: "Ho fatto in tempo ad avere un futuro", per esempio, o il rapporto contrastato con l'Italia: "Made in italy". Se vogliamo semplificare, o se vi infastidisce l'idea di un concept album, la storia è una cornice per Ligabue per esplorare da un nuovo punto di vista il suo mondo e il suo immaginario.

Ma, si diceva, "Made in italy" è soprattutto un disco di canzoni nato con un approccio diverso rispetto all'ultimo "Mondovisione". Nonostante l'idea di un concept faccia pensare il contrario, è un disco meno pensato e prodotto. Nel senso che la mano di Luciano Luisi, tastierista e produttore anche di "Mondovisione" si sente perché è invisibile. Il disco è stato scritto in poco tempo e conseguentemente registrato con un approccio che ha ridotto la post-produzione al minimo indispensabile. Il risultato è un disco più pulito nei suoni, più diretto.

Ligabue non rinuncia a giocare con i generi, come fa da qualche tempo a questa parte: il reggae-rock di "Quindici minuti" (dove fa capolino anche una chitarra stile Paul Simon periodo "Graceland"), il classic-rock sprinsteeniano di "E' venerdì" (con quel vibrafono alla Phil Spector che fa tanto "Hungry heart") assieme al rock di "La vita facile", o il minimalismo di "Apperò", voce e ukulule, assieme a ballate classiche come "Meno male", impreziosita da una tromba (i fiati arricchischino diverse canzoni e danno un tocco di blue eyed soul a "Ho fatto in tempo ad avere un futuro").

Ligabue ci ha raccontato che l'urgenza di queste canzoni è quella che ha sempre contraddistinto la sua musica. Se vi piace il Ligabue, insomma troverete nuovi per amarlo, vi rafforzerete nella convinzione. Se siete in quella parte di pubblico che ascolta la sua musica alla radio o non lo ama, ci sono motivi per approfondire o per cambiare idea. L'approccio più secco delle canzoni le rende volutamente meno potenti, ma più accessibili.  "Made in Italy" ha il pregio di essere un disco che si presta a diversi livelli di lettura, da quello più complesso del concept, a quello più rock e semplice, che alla fine, è sempre stato e sempre sarà l'anima delle canzoni di Ligabue.

 

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