«INEXORABLE - Giulio Casale» la recensione di Rockol

Il vento “Inexorable” di Giulio Casale

Dopo il teatro, il rock. Giulio Casale torna con un disco solido, vario, in equilibrio fra canzone d’autore e rock d’ispirazione angloamericana, dove canta il desiderio di fare qualcosa di giusto e sensato in un’epoca folle e confusa

Recensione del 11 gen 2019 a cura di Claudio Todesco

La recensione

Pensavo: forse il vento forte e inarrestabile che soffia nelle nuove canzoni di Giulio Casale è il tempo, quel tempo che sembra averlo messo fuori gioco, quasi emarginato, il tempo che l’ha invecchiato e fatto sentire solo, il tempo che sembra protagonista occulto di questi pezzi. O forse, al contrario, è il desiderio ostinato di fare qualcosa di giusto e sensato in quest’epoca insensata e confusa. L’immagine del vento viene da una poesia di Michel Houellebecq tratta da “Configurazioni dell’ultima riva” che una voce femminile recita all’inizio di una delle canzoni e perciò il titolo dell’album, “Inexorable”, va pronunciato alla francese. Contiene i pezzi che il cantante trevigiano ha scritto negli ultimi cinque anni e inciso negli ultimi due in mezzo a vari spettacoli di teatro-canzone, tra cui uno su Fabrizio De André. E proprio nel ventennale della morte di De André esce questo disco solido, vario, in equilibrio fra canzone d’autore e rock d’ispirazione angloamericana. È un bel ritorno, insomma.

«Comunque resto io, con tutti i miei difetti e astrazioni», dice l’ultima canzone, quella che cita Houellebecq, ma a parlare qui è Casale. È l’autoritratto di un «sopravvissuto agli anni zero-dieci», uno «in bilico tra rabbia, forza, tenerezza». È un buon modo per descrivere anche “Inexorable”, un lavoro che riflette il carattere e le idiosincrasie, i pregi e i difetti di Casale. Saranno i testi assieme sintetici e ponderosi. Sarà la musica, che ha spesso toni scuri e distorti, a volte apocalittici, che è densa ed elettrica, piena di particolari cangianti e slanci vitali. Fatto sta che il disco dà l’impressione d’esser nato da un periodo di crisi. Casale canta spesso di sentimenti, ma c’è anche uno sguardo sul mondo. E insomma, è un album sulle relazioni, ma anche su questi «anni tremendi dove chi vince è un coglione» e su come sia naturale, per uno che ha 47 anni, stare ancora dalla parte del torto.

Alla fine del 2017, Giulio Casale ha pubblicato l’EP “Cinque anni” (esiste anche in versione acustica, derivata dalle versioni #NoFilter incise per Rockol). Quelle cinque canzoni tornano anche qui, affiancate ad altre sei che compongono un quadro più ampio e sfaccettato. Sono dirette, spesso durano 3 minuti e mezzo, non di più. Sono prive d’ogni ironia e per questo motivo estranee al presente che vogliono raccontare, a questo tempo in cui «l’ironia sta diventando una piaga sociale», come dice un altro “it-alieno” che preferisce la riflessione al calembour ad effetto. Non sono pezzi facili, ma l’universo di suoni che s’agita in “Scolorando Bice” o lo sfondo al recitato di “Un minuto”, per fare due esempi, rendono l’album vario, interessante, con un suo carattere e una sua tensione.

Prodotto da Lorenzo Tomio e Alessandro Grazian, “Inexorable” è una miscela di elettrico ed elettronico che suona naturale e per niente forzata. Non è radicalmente diverso dal vecchio repertorio di Casale, che comunque si smarca dall’immagine di cantautore come lo si è visto negli ultimi anni nei teatri. È frutto di una ricerca su timbri e atmosfere, anche se musicalmente non dice niente di radicalmente nuovo, non contiene nulla che non sia stato fatto da altri, negli Stati Uniti e in Inghilterra. Ma è la testimonianza assieme ragionata e appassionata di un autore che afferma testardamente la sua esistenza, cercando di un modo per restare contemporaneo.

 

TRACKLIST

01. Soltanto un video (03:35)
02. Non ci sarò (05:10)
03. Coscienza C (03:25)
04. Scolorando Bice (03:20)
05. Un minuto (02:55)
06. Sono corpo (03:33)
07. Un giorno storico (03:02)
08. Roger Trip Advice (03:31)
09. Ammirarti infinita (04:18)
10. Tutto cadeva (03:09)
11. Resto io (03:51)
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