«BOTTLE IT IN - Kurt Vile» la recensione di Rockol

Kurt Vile - BOTTLE IT IN - la recensione

Recensione del 18 ott 2018

La recensione

di Giovanni Aragona

 

Kurt Vile ritorna sulle scene a distanza di tre anni dal suo “B’lieve I’m Goin Down…” e appena un anno dopo il disco con a Courtney Barnett intitolato “Lotta Sea Lice”.  “Bottle It In”, settimo album del cantautore americano, è stato registrato in numerosi studi degli Stati Uniti dopo una lunga gestazione che ha portato l'artista di Philadelphia - a impiegare quasi tre anni nella realizzazione. 
In questo lavoro Vile non è solo, ma si fa accompagane Kim Gordon (Sonic Youth),  Cass McCombs, Stella Mozgawa delle Warpaint e Mary Lattimor. La presenza di questi musicisti è fondamentale nella struttura sonora definitiva del disco. A differenza dei dischi passati i testi surreali e onirici si allontanano dalla forma sonora del country-rock rivisitato, sposando l’alternative rock di fine anni ’80. E’ il caso di “Hysteria” figlia del sound dei Pixies o di “Skinni Mini”, noise quanto basta per ricordare i Sonic Youth. 

Le armonie sonore sono nettamente più lineari rispetto ai dischi precedenti:  “Bottle it In” è una ricerca di lunghe tessiture musicali, in cui Vile affronta temi difficili con maturità ed eleganza scartando la negatività e generando una gran voglia di positività e nuova consapevolezza dei propri mezzi. 

Il gioco con la voce ormai fa parte  del personaggio e l’estensione – volutamente - dilatata dei brani ha poco della formula “canzone”. Lo svolgimento dei brani sembra costantemente basarsi su un tema libero. La melodia viene smembrata e distorta e tende ad essere allungata in una struttura lenta. Al disco si può rimproverare al disco l’esagerata durata: 80 minuti sono veramente tanti, considerato che sono tre le canzoni a toccare i dieci minuti. 

La scaletta ha però il pregio di essere quasi spaccata a metà: una prima parte altamente sperimentale e una seconda in totale assetto lo-fi. Proprio nella seconda parte primeggiano le doti di grande arrangiatore del cantautore: il lento dramma di “Mutinies” – con Kim Gordon alla chitarra – (la miglior traccia del disco) e  “Check Baby” ne sono la dimostrazione. 

Kurt Vile, descrivendo il suo lavoro, racconta la crisi di un’epoca e la maturità di una generazione. L’artista riesce a comporre un affresco umorale di una generazione intera. Il disco sfrutta al massimo i vari ambienti in cui è stato registrato e sembra essere un diario di un viaggio raccolto e appuntato lungo il percorso. 

L’album inizia con il country alt-rock in stile Neil Young di “Loading Zones” e si chiude con la sperimentale – colma di sintetizzatori - “Bottle Bock”. Due canzoni diverse che raccontano due stati d’animo opposti. Più che un album musicale questo lavoro è il diario perfetto raccontato dal vostro compagno di viaggio. Chiudete gli occhi e immaginatevi seduti su di una Corvette tra uno stato all’altro degli Stati Uniti. Continuate a pensare a lunghe strade, soste in Arizona, birre in Nevada, e nel mezzo ficcateci tante sigarette lungo il percorso. “Bottle it in” sarà il vostro disco ideale.

TRACKLIST

01. Loading Zones (03:23)
02. Hysteria (05:22)
03. Yeah Bones (04:44)
04. Bassackwards (09:46)
05. One Trick Ponies (05:21)
07. Check Baby (07:53)
08. Bottle It In (10:39)
09. Mutinies (05:52)
10. Come Again (05:44)
11. Cold Was The Wind (04:51)
12. Skinny Mini (10:26)
13. (bottle back) (01:38)
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