KIN

Rock Action (CD)

Voto Rockol: 4.0 / 5

di Giovanni Aragona

I Mogwai hanno dimostrato già in passato di sapersi ben destreggiare nella costruzione di colonne sonore, come in “A 21 Century Portrait” del 2006 -incentrato sulla figura del campione francese Zidane- nella serie televisiva visionaria francese “Les Revenants” del 2012, e nel documentario -sul disatro atomico di Hiroshima- “Atomic” diretto da Mark Cousins nel 2016.

“Kin” è l’esordio dietro la macchina da presa dei fratelli Baker, ed è anche il debutto in un lungometraggio dei Mogwai. La storia del film si basa su un ragazzo/supereroe impegnato a difendere padre e fratello maggiore da criminali spietati in una società priva di umanità in un contesto distopico e artefatto. Rispetto alle precedenti produzioni legate al cinema, la band cambia registro sonoro: gli impeti post rock del passato lasciano spazio a scenari più ragionati e sicuramente più apocalittici. La musica è meno concettuale del solito, meno ritmata e rumorosa, l’atmosfera diventa più densa ed eterea. La presenza delle chitarre è ridotta al minimo, il basso è meno cavernoso, aumenta il dosaggio pop, e la presenza di un pianoforte – come in “Eli’s Theme”- fa crescere una raffinatezza compositiva che emerge nella vastità di contrappunti e intrecci strumentali. Il percorso sonoro presentato dalla band scozzese ha il potere quasi magico di rivelarci l’intero film, conferendo un sostrato di forte impatto emotivo come nel finale di “We’re Not Done” in cui Stuart Braitwaite dice di “trattenere di nuovo la paura, lottando contro il passato”. 

Le lisergiche “Donuts” e “Kin” sono tracce ben compatte e tessono una trama fatta di intrecci, effetti stranianti, all’interno del quale filtra il concentrato sonoro della band. Il manifesto dell’intera scaletta -a mio avviso- risiede nei cinque minuti kraut di “Flee”: una perfetta cavalcata sonora che va a riprendere un registro di codici sonori già affrontati nel 2014 con “Remurdered”, canzone estratta dal disco “Rave Tapes”. 

Bravi i Mogwai a costruire sonorità meno rumorose -rispetto alla loro ventennale discografia –sfruttando una quantità enorme di riverberi e delay. I 41 minuti complessivi sono ben ossigenati da una scaletta ben gestita: le chitarre rabbiose degli esordi di “Young Team”, la claustrofobia – talvolta eccessiva - di un post rock inghiottito spesso dai suoi fantasmi, lascia spazio ad un processo di maturazione che sta affrontando la band. Il gruppo scozzese ha trovato una nuova ricetta compositiva fatta di sentieri feedback in chiave shoegaze, rintocchi pop, ed effetti digitali. Solo nei tre minuti di “Miscreants” si ha la percezione di percepire un lavoro strutturato ed intelaiato per il grande schermo. “Kin” non è una semplice colonna sonora: è l’album meno post rock e più ambient/shoegaze della storia della band; è parte di un naturale processo evolutivo del quintetto scozzese, al punto che, la sottile linea di demarcazione tra il film e la colonna sonora, si dissolve. 

Questo disco farà aumentare la voglia di ascoltare “Kin” dal vivo.Chi invece avrà fretta di consumare “Kin”, comodamente seduto in poltrona al cinema, alzi la mano.

 

TRACKLIST

01. Eli's Theme - (03:22)
02. Scrap - (02:50)
03. Flee - (04:56)
04. Funeral Pyre - (03:18)
05. Donuts - (06:23)
06. Miscreants - (03:05)
07. Guns Down - (06:19)
08. KIN - (07:17)
09. We're Not Done (End Title) - (04:14)