«AND NOTHING HURT - Spiritualized» la recensione di Rockol

Il travagliato ritorno di Jason Pierce: "And nothing hurt", Spiritualized:

In toccante addio o (speriamo) una porta aperta verso nuove incarnazioni musicali? Il travagliato ritorno di Jason Pierce/Spiritualized,

Recensione del 19 set 2018 a cura di Francesco Locane

La recensione

 

“And Nothing Hurt”, che arriva a sei anni dal precedente “Sweet Heart Sweet Light”, è stata un'odissea che ha lasciato Jason Pierce / J. Spaceman, senza soldi e da solo, dopo un fallito incontro con Youth (produttore e collaboratore, tra gli altri di Verve e Paul McCartney). Il musicista britannico, già titolare insieme a Peter Kember degli Spacemen 3 e dal 1990 fondatore e unico membro fisso degli Spiritualized, si è trovato quindi costretto a rinunciare quasi del tutto agli studi di registrazione a cui era abituato e a plasmare con computer e Pro Tools la sua particolare idea di space rock, occupandosi in toto della produzione.

Non sappiamo se sia stata la frustrazione di dover padroneggiare nuovi mezzi a fare dichiarare al nostro, forse troppo di fretta, che questo è l'ultimo disco a firma Spiritualized, ma di certo è tra i loro LP migliori e riassume i tratti salienti di una carriera quasi trentennale raccontando contraddizioni e consapevolezze legate alla mezza età e al passare inesorabile del tempo.

Il placido rollio dell'iniziale “A Perfect Miracle” si muove su orbite sognanti di chitarre e archi (suonati da ospiti o pazientemente estratti da registrazioni classiche): morbidezze da ninna nanna che si riscontrano anche nella blueseggiante “I'm Your Man”, poi attraversata da ottoni soul. Questi ultimi, con un bel gioco di rimandi, scaldano anche “Here It Comes (The Road) Let’s Go”, intarsiata a sua volta da una linea sintetica appena percepibile, ma necessaria: uno dei tanti tocchi da maestro di Pierce.

“On the Sunshine”, invece, è un rock'n'roll sui generis che si schianta su un ammasso di fiati impazziti e strati di rumori alla Spacemen 3, producendo un brusco stacco con il successivo, malinconico valzer “Damaged”. E il brano che segue, unico altro episodio aggressivo del lotto, ci riporta addirittura al 2012: “The Morning After”, infatti, continua a raccontare le crude vicende di “Hey Jane”, cominciate nel già citato “Sweet Heart Sweet Light”. Il garage impetuoso di questa lunga traccia potrebbe chiudere le danze, ma a confermare la leggiadria e le dominanti tenui dell'album arrivano “The Prize” e “Sail on Through”. Si tratta di due lenti venati di pop, gospel e psichedelia, finemente arrangiati con tanto di lontane rullate di timpani e cori: la splendida doppietta finale di un lavoro più che riuscito, sia esso un toccante addio o (speriamo) una porta aperta verso nuove incarnazioni musicali.

 

TRACKLIST

01. A Perfect Miracle (04:46)
02. I'm Your Man (04:28)
04. Let's Dance (05:11)
05. On the Sunshine (05:00)
06. Damaged (04:57)
07. The Morning After (07:42)
08. The Prize (05:24)
09. Sail On Through (05:58)
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