LOVE

Carosello Records (CD)

Voto Rockol: 3.5 / 5

di Mattia Marzi

Tommaso ha 35 anni e vive in zona Prati, a Roma Nord. È cresciuto a pane, Venditti, Oasis, Verdone e cinepanettoni. Nel tempo libero guarda "La signora in giallo", "Dr. House" e i classici di Rete 4. Ogni tanto va a giocare a tennis. La domenica, quando non ci sono partite della Lazio, va al mare a Fregene, una delle località più eleganti e fighette del litorale romano. Dopo aver provato a farsi notare per anni insieme alla sua band nell'ambiente musicale, alla fine riesce a sfondare: un disco prodotto un po' più "pop" lo spedisce al vertice delle classifiche. Finalmente tutti cominciano a parlare di Tommaso e del suo gruppo, che nel giro di pochi mesi passano dal suonare nei locali di San Lorenzo e del Pigneto ai palchi palasport. E la vita di Tommy cambia, in maniera irreversibile: gli altri cantanti lo cercano per cantare le sue canzoni, il suo faccione finisce sulle copertine dei magazine cool, nascono profili meme sui social (Tommaso Paradigma è un cult, su Facebook) e lui comincia a prendere spesso treni ad alta velocità per Milano per andare ad incontrare i suoi discografici o per raggiungere colleghi in studio di registrazione.
Se la vita di Tommaso Paradiso fosse un film, le canzoni di "Love" sarebbero perfette per la colonna sonora. Due anni dopo il successo di "Completamente" Tommy e la sua band tornano con un nuovo album che mette in musica quello che è successo nella loro (sua) vita negli ultimi mesi, con (auto)ironia e sarcasmo: le canzoni parlano tutte di lui, della sua quotidianità, delle cose che fa, delle sue riflessioni.

"Love" ha almeno due livelli di lettura. Il primo: è un disco di canzoni pop, semplicemente pop, che non hanno grosse pretese se non quella di piacere ai fan del trio romano, soprattutto a chi ha cominciato a seguire Paradiso e compagni da "Completamente sold out". Sono tutte (o quasi tutte) potenziali hit, proprio come "Questa nostra stupida canzone d'amore", "Felicità puttana" e "New York", i singoli che hanno anticipato il disco: ritornelli orecchiabili e cantabili, arrangiamenti e suoni semplici, che vanno dritti al punto senza troppi giri di parole (impossibile non scatenarsi sul ritornello di "Zero stare sereno" o "Milano Roma"). La produzione, d'altronde, è di Dario Faini (subentrato a Matteo Cantaluppi), uno che il pop lo conosce molto bene: quando non è impegnato nei panni del suo alter ego Dardust, scrive e produce canzoni per Emma, Giusy Ferreri, Lorenzo Fragola, Alessandra Amoroso e Marco Mengoni.

Il secondo livello, che poi alla fine è strettamente connesso al primo: questo album è una risposta decisamente provocatoria alle critiche dei puristi, che dopo il successo di "Completamente", "Riccione" e "Pamplona" hanno accusato Tommaso e la sua band di aver ucciso l'indie (insieme a Calcutta e a Niccolò Contessa). A partire dal titolo, "Love": la parola più anti-indie che esista, iper abusata, stucchevole e anche un po' banale. Perché se è innegabile che ormai già da qualche anno a questa parte il nome dei Thegiornalisti sia uscito dai confini del circuito indipendente e alternativo, qui il trio sembra divertirsi a fare il dito medio a quella scena, tirando in ballo tutti i miti "pop" di Tommaso Paradiso: da Dr. House a Bud Spencer & Terence Hill, passando per Fantozzi, Verdone, De Sica, Tarantino, Totò e Peppino, fino ad arrivare a Vasco (in una canzone del disco c'è una citazione di "Albachiara", divertitivi a trovarla) e Venditti (il finale di "Dr. House", con quel coro gospel e gli ottoni, ricorda moltissimo la sua "Benvenuti il paradiso"). Ascoltando alcune canzoni dell'album ti chiedi: "Ma fa sul serio o si sta divertendo a prenderci per i fondelli?". Ma poi capisci che (forse) fa parte del gioco: è tutto un sottotesto da decifrare.

"Sono molto felice: di quello che faccio, di quello che scrivo, e di come vivo. Tutto questo potrebbe farlo qualcun altro certo (potresti farlo ad esempio tu super hater), ma è andata così. E la colpa è del mondo, della società, dei cinepanettoni, degli altri che non capiscono un cazzo, certo. La colpa non è mai di noi stessi", ha scritto qualche mese fa il cantante sui social, dopo la pioggia di critiche ricevute dai puristi dell'indie per aver scritto la canzone di Natale di Radio DeeJay. Tommaso Paradiso ha fatto una scelta ben precisa e con questo disco va fino in fondo a questa scelta: voleva il pop, e pop sia. Con buona pace degli haters.

TRACKLIST

01. Overture - (01:24)
02. Zero stare sereno - (03:15)
03. New York - (03:39)
04. Una casa al mare - (02:55)
05. Controllo - (04:05)
06. Love - (03:44)
07. Milano Roma - (03:38)
08. L'ultimo giorno della Terra - (03:29)
09. Questa nostra stupida canzone d'amore - (04:09)
10. Felicità puttana - (03:39)
11. Dr. House - (05:23)