«LAGUNA - Intercity» la recensione di Rockol

Intercity: leggi qui la recensione del nuovo "Laguna"

Il ritorno della premiata ditta Campetti: ventidue pezzi per un doppio d'altri tempi.

Recensione del 04 set 2018 a cura di Marco Jeannin

La recensione

Diciamo che la cosa principale da dire è che avevo un sogno del cassetto: fare un disco doppio, ovviamente non tanto per, ma con tutte le canzoni al posto giusto secondo il nostro modus operandi. Ci tenevo davvero. Ci avevo provato con l'album precedente, ma non ci ero riuscito. E pure con questo abbiamo tentennato non poco, continuavamo a cambiare idea, sul fatto di pubblicare prima un capitolo poi un secondo… Poi ci siamo detti: vaffanculo, lo si butta fuori come si era detto fin dall'inizio, zero strategia, se non per qualche singolo o video prima diluito nei mesi precedenti. Lo ascolteranno in pochi o tanti, speriamo la seconda ipotesi ovviamente, ma comunque vada "Laguna" è una di quelle cose di cui andare fieri.

A parlare e Fabio Campetti. Io e lui ci conosciamo da tempo; quest’estate mi ha passato il nuovo degli Intercity, il suo progetto più conosciuto, chiedendomi di dargli un ascolto. Io degli Intercity sono sempre stato un fan, c’è poco da dire. Li seguo da tanti anni anche grazie al mio lavoro qui a Rockol. Li seguo non perché sono amici, cosa che comunque sono. Li seguo perché sono fermamente convinto che gli Intercity risplendano ancora di quella sincerità e di quell’entusiasmo che ha sempre (o almeno dovrebbe) contraddistinto la musica indipendente. Fabio, come potete leggere qui sopra, è uno che se ha voglia di scrivere un pezzo… lo scrive. A giudicare poi dalla tracklist di questo nuovo “Laguna” poi va detto che la voglia non gli manca, anzi. Ecco quindi che, dopo averli conosciuti come Edwood, amati profondamente grazie a due chicche come “Grand Piano” e “Yu-Hu”, e tenuti stretti con il sottovalutato “Amour”, gli Intercity della premiata ditta Campetti tornano con il lavoro definitivo, il sunto più completo del Campetti pensiero in termini di scrittura (il songwriting di Campetti ormai è  riconoscibile a miglia di distanza), come sempre arricchito da una serie piuttosto nutrita di collaborazioni di ottimo livello.

Il disco è stato scritto in un anno e mezzo e lavorato più o meno in maniera consequenziale, passandoci prima i file per poi finalizzarli in studio. Ci sono stati molti musicisti che ci hanno dato una mano; la sempre incredibile Laura Masotto al violino, Jet Set Roger ha suonato il piano in due brani "L'Apollo" e "Sparta", Kabeki una sua arpa (costruita da lui) in "Sweet Panda", D.J, Faustino Zanardelli (Edipo/Coma_cose) ha prodotto da zero "L'indiano" in solitudine in cambio di una pizza alla Benella a Toscolano Maderno (pizzeria che non conoscevo dove siamo andati perché c'è il cameriere più gentile nella storia dei camerieri), Davide Albrici ha suonato i tromboni, il maestro Alberto Forino altri pianoforti, Giulia Comini alcuni pianoforti, e poi noi: Fabio e Mic Campetti, Paolo Comini “Mellory" e Riki Taglietti.

“Laguna” è l’ennesimo esempio pratico della torrenziale vena creativa di Fabio Campetti, un Autore che andrebbe perennemente lodato per la sua capacità di sintesi e per la portata melodica dei suoi pezzi. Pezzi appunto che, come già detto, questa volta sono davvero tanti, ma tutti con un senso. Tolti i singoli “Zenith”, “Joshua”, “Un poster”, “L’indiano”, il mio consiglio è di buttarsi sulle l’incalzanti "Sweet panda" e “Scatto fisso”, godere dei saliscendi della bella “Sparta”,della sintetica “R.A.T.M.” e dell’iper pop di “Veracruz”. Vale però l’antico adagio per cui in questi casi la cosa migliore da fare è sedersi, allacciarsi le cinture e godersi il viaggio dall’inizio alla fine. Un viaggio lungo, sì, ma coloratissimo, in compagnia di amici. Chiudo dicendo che ultimamente ci siamo fin troppo abituati a pensare all’indie italiano come ad un nuovo mainstream, perdendo di vista la sostanza per guardare alla forma. E un po’ forse è vera questa cosa del nuovo carattere mainstream della musica indie, numeri alla mano... C’é però un indie italiano che è ancora indie per davvero, musica che sta nelle retrovie e tira dritto, letteralmente indipendentemente da tutto e da tutti. Chitarra, basso e batteria, e sopra di loro tutto quello che ci sta bene, che funziona. In questo mondo gli Intercity sono quello che stanno davanti a tutti. Come sempre. 

TRACKLIST

#1
01. Notturno (04:18)
02. L'Indiano (02:39)
03. Zenith (03:16)
04. Joshua (03:05)
05. Microcosmo (02:55)
06. L'Apollo (03:46)
07. Madrid (04:09)
08. Per un pochino di spazio (03:40)
09. Un poster (03:07)
10. Veracruz (02:33)
11. Ufos (04:30)

#2
01. Sweet Panda (05:59)
02. Scatto fisso (02:10)
03. Le piante di canapa (03:55)
04. Limbo (04:09)
05. Sparta (03:22)
06. Argo (02:21)
07. Primavere silenziose (03:44)
08. Oceani (04:46)
09. R.A.T.M. (02:40)
10. Disco Lab (03:26)
11. Periferie (04:47)
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