«ASTROWORLD - Travis Scott» la recensione di Rockol

ASTROWORLD, il ricco disco trap di Travis Scott

Ecco il terzo e attesissimo disco di Travis Scott, trapper di Atlanta. Pieno zeppo di ospiti (da Stevie Wonder a Frank Ocean a The Weeknd) e dalla produzione sontuosa. Ad oggi è forse il migliore disco di trap di sempre.

Recensione del 13 ago 2018 a cura di Michele Boroni

La recensione

Non è vero che i dischi trap agli orecchi di un over 25 sono sempre musicalmente scadenti e suonano tutti uguali. 
La prova è questo, peraltro attesissimo, “ASTROWORLD” del 23enne Travis Scott, giunto al suo terzo lavoro.  Complice sicuramente una produzione opulenta e ricca di ospiti dai nomi altisonanti (da Kevin Parker dei Tame Impala a Stevie Wonder, da Pharrell a Frank Ocean, per citare i primi fuori dal “solito giro”) e che il trapper di Atlanta insieme ai suoi produttori riesce ad amalgamare insieme con gran maestria.  


Sono infatti le tracce piene zeppe di guest star a segnare lo scarto rispetto alla media delle produzioni trap e a risultare quindi più interessanti: in “STOP TRYING TO BE GOD” la tendenza del rap psichedelico di Scott si sposa perfettamente con la produzione di Kevin Parker con i mugugni di Kid Cudi, i cori di Philip Bailey, l'armonica di Wonder e il bridge di James Blake sopra un tappeto di organo.  E' interessante come Scott basi lo scheletro dei pezzi da basi con strumenti acustici: in “WAKE UP” c'è un giro di chitarra vagamente latina che sembra uscito da una session di D'Angelo, con la voce di The Weeknd che quando è preso a piccole dosi è sempre efficace, mentre la successiva “5% TINT” si basa sul campione di piano di un classico old school (Goodie Mob “Cell Therapy”) qui reso ancora più oscuro.
Forse è anche il nostro orecchio ad essere abituato alle sonorità trap che stanno riempiendo rotazioni radiofoniche, playlist dei servizi streaming e, di conseguenza anche le classifiche (questa settimana il disco è in vetta anche alla classifica FIMI), tuttavia pezzi come “STARGAZING”, “SICKO MODE”, “CAROUSEL” e “NO BYSTANDERS” scorrono piacevolmente all'ascolto, grazie anche a un beat assortito e mai banale e a un produzione inappuntabile, così anche la voce in autotune nelle ossessionanti melodie torna ad avere un senso, come fu nel fondamentale “808 & Heartbreak” di Kanye West, peraltro protettore e cognato di Scott. 
Nella seconda parte però, dopo che Travis Scott ha sparato tutto i “pezzi grossi” e si ritrova da solo, il disco perde un po' di mordente e i brani tornano un po' ad essere tutti uguali, tranne che per la conclusiva “COFFEE BEAN” con un beat e un giro di chitarra da hip-hop old school che sembra uscito dalla raccolta di Guru's Jazzmatazz. 

“ASTROWORLD” era il nome del parco divertimenti di Atlanta che è stato chiuso lasciando un grande vuoto nei cuori dei ragazzini della città. Questo tema poteva scatenare una serie di testi interessanti sul tema delle illusioni e dei desideri, magari alzando anche un po' il tiro rispetto ai soliti temi cazzoni dei trapper. Invece anche in questo disco i testi sono la parte debole di un lavoro che invece nei suoni vuole cercare di elevarsi. Testi quindi molto pigri e impersonali, senza rime particolarmente riuscite e prive di umorismo, incentrate su sé stesso, la sua idea di lusso e sul rapporto con la sua dolce metà Kylie Jenner, popolare sorella di Kin Kardashian. Non sappiamo se questo è un disco che tra 10 anni verrà ricordato, tuttavia oggi rappresenta la vetta qualitativa di un sound che sta monopolizzando gli ascolti dei ragazzi di mezzo mondo. 

TRACKLIST

01. STARGAZING (04:30)
02. CAROUSEL (03:00)
03. SICKO MODE (05:12)
04. R.I.P. SCREW (03:05)
06. NO BYSTANDERS (03:38)
07. SKELETONS (02:25)
08. WAKE UP (03:51)
09. 5% TINT (03:16)
10. NC-17 (02:36)
11. ASTROTHUNDER (02:22)
12. YOSEMITE (02:30)
13. CAN'T SAY (03:18)
14. WHO? WHAT! (02:56)
15. BUTTERFLY EFFECT (03:10)
16. HOUSTONFORNICATION (03:37)
17. COFFEE BEAN (03:29)
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