«NO SHAME - Lily Allen» la recensione di Rockol

Lily si racconta, senza vergogna

Lily Allen si mette a nudo senza vergogna, fa un bilancio al giro di boa dei 33 anni e risorge.

Recensione del 30 lug 2018 a cura di Daria Croce

La recensione

Lily Allen con questo quarto album - “No Shame” -  si mette a nudo senza vergogna, fa un bilancio al giro di boa dei 33 anni e risorge.

Il disco è introspettivo e Lily getta la maschera da diva irriverente, per lasciare spazio a un’analisi che abbraccia vita privata e pubblica. Già a partire dal primo pezzo, “Come On Then”, il mea culpa affiora in superficie e, senza retorica e vittimismo, l’artista mostra le cicatrici lasciate dalle continue incursioni nella sua vita privata da parte dei media e della Rete :

I'm a bad mother / I'm a bad wife / You saw it on the socials, you read it online / If you go on record saying that you know me / Then why am I so lonely?.

Il divorzio dal marito Sam Cooper, una gravidanza non andata a buon fine (con successivo ricovero) e i continui attacchi dei tabloid hanno messo a dura prova la Allen, che però ha ribaltato la situazione con lo strumento che sa usare meglio: la musica. Ed è così che in “No Shame” - che vede, tra i produttori coinvolti, anche la partecipazione di Mark Ronson (già al suo fianco per il fortunato album di esordio “Alright, Still”) - entra nella stanza degli specchi, si racconta e ti conquista.

“Trigger Bang”, con la collaborazione del rapper britannico Giggs, è una sorta di manifesto della nuova Lily. Quel giro di piano in minore che accompagna la voce veste di malinconia un brano in cui l’artista chiude con il passato, le cattive compagnie, la droga. Si guarda indietro, come chi sa di aver sfiorato il pericolo almeno una volta nella vita, di aver camminato sul filo del rasoio, seguendo compagnie sbagliate in un’età in cui la voglia di evadere è forte (“When I was young I was blameless / Playin' with rude boys and trainers / I had a foot in the rave 'cause I was attracted to danger”).

Si addentra negli scantinati bui dell’anima come chi sa cosa vuol dire svegliarsi accanto a perfetti sconosciuti, cercare un po’ di calore per sentirsi meno soli, stordirsi per mettere a tacere la sofferenza. Tutti sanno che effetto fa la cocaina, allevia il dolore quando arriva la vergogna (“I would wake up next to strangers / Everyone knows what cocaine does / Numbing the pain when the shame comes”).

Ma, poi, arriva il momento in cui capisci che è necessario cambiare rotta, perché hai ben altri progetti da realizzare:

That’s why I can’t hang with the cool gang / Everyone’s a trigger bang, bang, bang, bang, bang / Goodbye bad bones, I’ve got bigger plans / Gonna put myself in your hands.

È probabile che “No Shame” non conquisterà il grande pubblico come avvenne con i singoli “Smile” e “Fuck You”, ma a noi questa Lily Allen piace di più. E il disco scorre morbido e caldo come un’estate umida, passata su un letto sfatto, pelle contro pelle, con un ventilatore acceso a soffiare via i brutti ricordi del passato e le menate quotidiane della vita.

TRACKLIST

01. Come On Then (03:11)
02. Trigger Bang (feat. Giggs) (03:32)
04. Your Choice (feat. Burna Boy) (03:42)
05. Lost My Mind (03:47)
06. Higher (04:08)
07. Family Man (03:38)
08. Apples (03:39)
09. Three (03:38)
11. Waste (feat. Lady Chann) (03:30)
12. My One (02:58)
13. Pushing Up Daisies (03:44)
14. Cake (03:28)
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