«EMERGENCY ON PLANET EARTH - Jamiroquai» la recensione di Rockol

Il debutto dei Jamiroquai su vinile

Una ristampa caldissima, per un disco che ha segnato un'epoca

Recensione del 08 mar 2018 a cura di Andrea Valentini

La recensione

Giugno 1993. Arriva sul mercato il debutto sulla lunga distanza di un certo Jamiroquai. Che però, anche se sembra così, non è un tizio, ma una band. Quindi nasce un mezzo casino… non è Jamiroquai, ma i Jamiroquai. Ma, sciolto il dubbio, quello che resta è un disco destinato a segnare gli anni Novanta.

La mossa della band guidata da Jason Kay (ossia quello che tutti credevano fosse Jamiroquai) sembra paraculissima, visto che abbraccia “anema e còre” la causa di uno dei generi più di moda fra la fine degli Ottanta e la metà dei Novanta, quello che veniva definito acid jazz – in pratica un cocktail danzereccio che mescolava funk, jazz, pop, melodie e ritmi perfetti per muovere il culo in pista. Un genere che pare sia letteralmente stato inventato dal DJ Gilles Peterson e che ha dato il nome alla label su cui i Jamiroquai hanno pubblicato il loro primo singolo, del 1992, peraltro.

Acid jazz, dicevamo, quindi. E paraculaggine. Ma anche una bella botta di mestiere, di groove e di talento. E non per nulla “Emergency On Planet Earth” diviene una sorta di instant classic, arrivando di colpo al numero uno delle classifiche britanniche (oltre 500.000 copie vendute al brucio). Il motivo è limpido e cristallino: questo album coglie appieno lo zeitgeist di un determinato “giro musicale”, offrendo una colonna sonora che è semplicemente un trionfo di sax, trombe, didgeridoo e fiati vari, tastiere Rhodes, chitarre funky e soprattutto di melodie e groove.

Poi sì, chi vuole ballare, su queste note può dare libero sfogo ai propri istinti – dai più bassi ai più alti: il groove è avvolgente e le melodie che lo accompagnano trascinano senza scampo. Non per nulla, di lì a pochi anni, la band avrebbe sfondato anche nel mercato USA.

Questa ristampa su vinile, oltre a giocare sul fascino del microsolco, esalta il calore di un sound coinvolgente: provare per credere… basta ascoltare i due singoli “Too Young To Die” e “Blow Your Mind” per averne la prova incontrovertibile.

TRACKLIST

02. Too Young to Die (06:05)
03. Hooked Up (04:35)
05. Music of the Mind (06:22)
08. Blow Your Mind (08:32)
09. Revolution 1993 (10:16)
10. Didgin' Out (02:38)
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