«NAKEDSELF - The The» la recensione di Rockol

The The - NAKEDSELF - la recensione

Recensione del 24 feb 2000

La recensione

Sette anni. E’ quanto è trascorso da “Dusk”, dall’ultimo album di Matt Johnson, di fatto il leader e la mente di The The, ovvero uno dei pochi gruppi emersi negli anni 80 che, da outsider di quel periodo, sono usciti indenni dal passare del tempo e, soprattutto, dalla corrosiva aurea di edonismo sfrenato e insulsaggine degli anni 80. Non è una novità per un artista abituato a far passare diversi anni tra una registrazione e l’altra (“Dusk” era uscito quattro anni dopo “Mind bomb”), ma questa volta fa veramente effetto rivederlo ancora tra noi. E l’effetto di centuplica quando si ascolta “Nakedself”, un disco che stupisce ancora di più, nella sua bellezza, in quanto album che si discosta non di molto dalle produzioni di Matt Johnson negli anni 80, confermando quanto The The fosse un progetto lungimirante, avanti nel tempo. Basta ascoltare il brano d’apertura di questo piacevole album – sorpresa (“Boilingpoint”) per capire quanto The The abbiano anticipato, con il loro incedere narcolettico, con quel blues malato mandato in loop, con quello spiccato senso per l’ipnosi, quell’abstract blues, quel “subterranean blues” di cui si parlava qualche anno fa e, in certi casi (vedi South, l’ultima scoperta della Mo’Wax), proprio per la sua lungimiranza, siano paradossalmente i primi della lista in una riscoperta di atmosfere folk, sporche, in una scena (quella inglese), che oggi, rigetta ogni forma di digitalizzazione ricorrendo a suoni sporchi e ad atmosfere folk. Ecco allora che, al di là degli anni trascorsi, Matt, fedele alla linea, ci propone un album che non si discosta di una virgola rispetto ai contenuti del passato: psichedelia e blues, ripetitività circolare e atmosfere dark, paranoiche, sono ancora parte integrante della tessitura sonora di The The. In più Matt sembra aver assimilato piuttosto bene gli insegnamenti delle ultime generazioni, soprattutto in termini di ritmiche. Già, perché i 12 pezzi di “Nakedself” spesso vengono sostenuti da un andamento lento che riporta al dub, al trip hop, all’hip hop. Il risultato? Estasiante, spaesante, ipnotico come l’effetto di una micropunta ben inzuppata nell’LSD.
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