«I LIKE FUN - They Might Be Giants» la recensione di Rockol

Alt pop, ironia e bizzarria

Tornano i They Might Be Giants e non si smentiscono

Recensione del 16 feb 2018 a cura di Andrea Valentini

La recensione

John Flansburgh e John Linnell, ossia il cuore pulsante dei They Might Be Giants, non sono certo due che soffrono di blocco creativo. Lo dimostrano almeno una ventina di album in oltre 30 anni di attività, per non parlare dei singoli, i brani estemporanei, i progetti one-shot, le colonne sonore, i jingle… questi due sembrano avere il proverbiale argento vivo dentro – qualunque cosa sia (ok, lo so: è il mercurio).

Questo nuovo album vede i Nostri alle prese con il pop/power pop, ossia ciò che probabilmente meglio sanno fare (anche se hanno dimostrato grande disinvoltura in altri generi, dal rock alternativo ai pezzi di musica per bambini…). Insomma, melodie di quelle che spesso ti si attaccano come il virus dell’influenza e non ti mollano, chitarre mai troppo molli – anzi, a volte ai confini con la ruvidità punk, come il decalogo del power pop comanda – e testi costantemente in bilico fra l’ironia e il nichilismo esistenzialista più catafratto (il pezzo di chiusura recita: “We die alone/ We die afraid/ We live in terror/ Naked and alone” – ossia “Moriamo soli / Moriamo impauriti / Viviamo nel terrore / Nudi e solitari”… allegria!).

Queste 15 tracce sono una specie di Zibaldone di pop bizzarro, che mescola Weezer, Kinks, Beach Boys, Monty Python, Violent Femmes, Vaselines, Ween, la follia alla Zappa e quant’altro di un po’ sghembo e non facilmente incasellabile vi possa venire in mente. Ma sempre e rigorosamente poppettaro nell’anima.

Certo, il sacro fuoco della gioventù (quello che ardeva – giustamente – nei primi anni Ottanta, quando la band si formò) è sicuramente in parte stato sostituito dal mestiere e dalla capacità di “progettare”, ma identità e livello della proposta dei TMBG restano senza dubbio superiori alla cosiddetta media. Se eravate fan della loro nerditudine alt pop, non sarà certo “I Like Fun” a farvi ripudiare Flansburgh e Linnell; se mal li sopportavate, difficilmente riuscirete a non provare quel vecchio senso di fastidio, visto che questo lavoro propone né più, né meno ciò che dai TMBG è lecito e coerente attendersi.

Resta, come sempre, un interrogativo (e, alla fine, è anche giusto così): quanto lo sono e quanto lo fanno? Difficile capire quando sono seri e quando ci prendono per i fondelli…

TRACKLIST

02. I Left My Body (02:36)
03. All Time What (02:29)
06. Mrs. Bluebeard (02:43)
07. I Like Fun (03:00)
09. This Microphone (02:36)
10. The Bright Side (02:29)
12. Lake Monsters (02:56)
13. Mccafferty's Bib (02:35)
14. The Greatest (01:48)
15. Last Wave (03:24)
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