Recensioni / 09 feb 2018

Lo Stato Sociale - PRIMATI - la recensione

Il meglio del pop "orizzontale" dello Stato Sociale

Dagli EP autoprodotti ai palasport. La storia dello Stato Sociale viene riassunta in un'antologia con "Una vita in vacanza" e altri due inediti. Non ci sono talenti da ammirare con riverenza, ma storie da condividere fra pari.

Voto Rockol: 3.0 / 5
Recensione di Claudio Todesco
PRIMATI
© Garrincha Dischi, under exclusive license to Uni (Digital Media)

Magari qualcuno, vedendoli sul palco di Sanremo, s’è domandato se quelli dello Stato Sociale avessero problemi con le spie audio. No, sono proprio stonati. Se giudicassimo i gruppi pop solo dal talento musicale dei loro componenti, dal loro orecchio, dalla loro capacità di strumentisti, dalla loro preparazione, quelli dello Stato Sociale farebbero altro. E invece nell’arco di pochi anni sono passati da un EP stampato in 500 copie ai concerti nei palasport grazie a canzoni – molte delle quali raccolte nell’antologia con inediti “Primati” – che raccontano i tanti modi in cui relazioni e società si sovrappongono. Lo fanno mischiando registri comunicativi opposti. Sono ironici e al contempo seri, teneri e incazzati, raccontano lo smarrimento di tanti trentenni e ci invitano a ballarci su.

La musica dello Stato Sociale s’è evoluta, ora si è “pettinata” ed è più facile che passi in radio e in tv – fra gli autori degli archi del pezzo sanremese, ad esempio, c’è Davide Rossi, che ha collaborato anche con i Coldplay di “Viva la vida” –, ma in fondo “Primati” racconta la storia del trionfo di un’idea orizzontale di pop, dove idealmente non c’è differenza o separazione fra chi sta sopra e chi sta sotto il palco, non ci sono talenti da ammirare con riverenza, ma storie da condividere fra pari – un’idea mutuata dal teatro. Il concetto che sta alla base di un pezzo conta più della sua effettiva realizzazione musicale, spesso prodotta senza alcuna fantasia armonica, né ritmica, facendo largo uso di tastiere e sintetizzatori. Funziona e lo si capisce andando a un concerto dello Stato Sociale. Loro sono sgangherati ed esuberanti e migliaia di persone cantano frasi e slogan la cui importanza risulta incomprensibile a chiunque non sia fan del gruppo bolognese.

Chi pensava che il “Bel concerto da mitomani” del 2017 al Forum d’Assago rappresentasse il punto più avanzato della popolarità dello Stato Sociale non aveva fatto i conti con Sanremo, dove il gruppo ha suscitato lo stesso sollievo che si prova quando il clown della classe interrompe una lezione mortalmente noiosa. In realtà, anche i tipi dello Stato Sociale sanno essere seri e questa antologia ne racconta il percorso di (ex) universitari di sinistra che cercano di tenere insieme Karl Marx e Facebook, lavori precari e ragazze, mettendo in connessione la propria identità, i sentimenti, la società. E così, al netto del ballo acrobatico di Paddy Jones, della melodia ammiccante, del testo-elenco, una forma che quelli dello Stato Sociale amano tanto, “Una vita in vacanza” sottende una riflessione su quanto sia diventato sfumato il confine fra lavoro e tempo libero.

“Primati” è la “raccolta differenziata” (definizione loro) della “spazzatura” pop prodotta dallo Stato Sociale, impacchettata per chi li ha scoperti a Sanremo, a partire dagli inni che ne ha fatto la fortuna iniziale (“Mi sono rotto il cazzo”) e le più recenti canzoni spudoratamente pop (“Buona sfortuna”). Chi li segue da tempo troverà un DVD con estratti da due concerti nei palasport del 2015 e 2017 e nel CD antologico tre inediti, ovvero “Una vita in vacanza”, “Fare mattina”, sulla fine di una relazione, e “Facile”, una “feel good song” cantata in duetto con Luca Carboni. Non sono fra le migliori invenzioni del gruppo, anzi fanno scivolare pericolosamente Lo Stato Sociale verso una forma di pop generica e senza grande personalità.

E poi c’è una versione 2018 dell’inno “Sono così indie”, uno spaccato di costume risalente a una decina d’anni fa, quando nessuno pensava che i gruppi che si muovevano nell’underground potessero farcela. Se allora la canzone (pubblicata per la prima volta nel 2010) raccoglieva i tic di chi si sentiva parte di una élite e rivendicava il proprio purismo coprendosi involontariamente di ridicolo, nell’anno in cui Calcutta canterà all’Arena di Verona pare giusto che nella nuova versione si sentano voci di esponenti del mainstream, da Jovanotti a Mara Maionchi passando per J-Ax e Giorgio Mastrota. Morale: “Sono così indie che uso la parola indie da dieci anni e nessuno ha ancora capito che cosa vuol dire”. O anche: “Ciao mamma, esco, vado a fare sold out”.

 

TRACKLIST

01. Una Vita In Vacanza - (03:53)
02. Sono Così Indie 2018 + Guests - (05:30)
03. Fare Mattina - (04:13)
04. Facile - (03:50)
05. Buona Sfortuna - (03:57)
06. Eri Più Bella Come Ipotesi - (05:22)
07. Amarsi Male - (04:18)
08. Niente Di Speciale - (05:23)
09. Io, Te E Carlo Marx - (04:00)
10. In Due E' Amore In Tre E' Una Festa - (02:49)
11. C'eravamo Tanto Sbagliati - (06:24)
12. La Musica Non E' Una Cosa Seria - (04:05)
13. Abbiamo Vinto La Guerra - (04:48)
14. Mi Sono Rotto Il Cazzo - (04:55)
15. Quello Che Le Donne Dicono - (03:50)
16. Amore Ai Tempi Dell'Ikea - (04:37)
17. Pop - (05:15)