«DARKEST DARKS, LIGHTEST LIGHTS - White Buffalo» la recensione di Rockol

Blues, country e rock nel nuovo album del barbuto chitarrista dell'Oregon

Jake Smith con i suoi White Buffalo, di nuovo sul sentiero della grande epopea a stelle e strisce con "Darkest Darks, Lightest Lights"

Recensione del 09 gen 2018 a cura di Marco Di Milia

La recensione

Il barbuto Jake Smith è di nuovo sul sentiero del Bisonte Bianco: come sempre sotto l’egida The White Buffalo il suo sesto lavoro in studio ripercorre, ancora una volta, l’epopea delle terre dell’ovest selvaggio, affondando nelle radici più profonde della cultura a stelle e strisce. La sua musica, così come il progetto dietro il quale si cela, si scalda nei grandi spazi battuti dal sole e dai riti ancestrali degli indiani d'America. L’animale sacro ai nativi è infatti il nome che ha scelto per raccontare le sue scricchiolanti cronache di affanni, lotte, perdite e redenzioni, perennemente in bilico tra aspetti oscuri e luminosi delle umane miserie.

Contrasti che si animano in “Darkest Darks, Lightest Lights”, secondo una poetica ancora una volta sospesa tra il country, il blues e il rock che si incontrano nel crocevia delle terre d'oltreoceano. Una notorietà conquistata un passo alla volta quella raggiunta da Jake Smith grazie alla sua pressoché interminabile attività live e arrivata al grande pubblico soprattutto con la presenza di alcuni brani nella colonna sonora della fortunata serie “Sons of Anarchy”. Con immutata forza espressiva, l'ultima prova del musicista originario dell’Oregon prosegue lungo il cammino tracciato nelle precedenti uscite, forte di un linguaggio semplice e diretto, ma profondo al tempo stesso, mostrando ormai una certa confidenza con quel cantautorato elettrico già sperimentato in passato e messo ora bene in evidenza in apertura con “Hide and seek” e nella successiva e orecchiabile “Avalon”, scelta come singolo apripista dell’album.

Le grandi luci di cui Smith racconta si rispecchiano nell’immediatezza di brani che fanno da contrappunto ai passaggi più torbidi della sua retorica, come evocato dal titolo, il disco vive infatti di passaggi tra stati d’animo opposti, in una alternanza tra malinconia e cavalcate veloci. La dolce dolenza di “The observatory”, con i suoi innumerevoli “everybody” sostenuti da una strumentazione scarna e delicata, mette in mostra una vocalità intensa e passionale che ricorda non poco quella di un uggioso Eddie Vedder, si stempera nel torrido southern rock di “Madame’s soft, Madame’s sweet”, così come nelle vicende di “Robbery”, sgraziata storia di solitarie disfatte di frontiera. 

Il Bufalo Bianco percorre quindi indomito le strade di un’epopea lontana, distante dal chiasso delle città, secondo quell’epica antica della sconfitta, urlata in “Nightstalker blues” e sussurrata sulle note di “If I lost my eyes”, e ancora ritrovata nel finale accorato di “I am the Moon”. Impulsivo e romantico, “Darkest Darks, Lightest Lights” è un album che resta di proposito fuori dai giri luccicosi della ribalta, puntando il proprio calloso indice su testi emozionali, capaci sia di colpire a fondo che di toccare corde sensibili. Che si tratti di scaldare o spezzare il cuore, di far pensare, o di sentirsi come un maledetto cazzuto, lo stesso autore per questo disco ha dichiarato di aver voluto cantare storie che sappiano comporre “un viaggio emotivo pieno dei saliscendi della vita".

Il grande Jake Smith dimostra così di avere un carisma e un immaginario del tutto proporzionati alla sua stazza, riuscendo a evocare con una timbrica avvolgente i mille fantasmi, reali o fittizi che siano, della vecchia America. Storie di personaggi in continua lotta con il lato oscuro della vita, secondo un racconto fuori dai canoni un po' stretti del folk e che si tinge di sfumature differenti, da Dylan a Springsteen, passando per il mito del West e la sconfitta del grande sogno americano. In fondo Jake Smith è questo, un omone grosso e sensibile in grado di raccontare con pathos e leggerezza di eroi, delinquenti e buoni a nulla senza perdere mai di vista la propria inquieta luccicanza.

TRACKLIST

01. Hide and Seek (03:03)
02. Avalon (02:53)
03. Robbery (03:56)
04. The Observatory (03:47)
05. Madam's Soft, Madam's Sweet (03:26)
06. Nightstalker Blues (02:47)
07. If I Lost My Eyes (03:59)
08. Border Town/Bury Me in Baja (03:21)
09. The Heart and Soul of the Night (03:28)
10. I Am the Moon (03:18)
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