«FOTO DI PURA GIOIA - ANTOLOGIA 1987 - 2017 - Afterhours» la recensione di Rockol

Passato, presente e futuro degli Afterhours: la recensione del cofanetto per i 30 anni di carriera

Non saranno più gli iconoclasti o i punk situazionisti di "Sui giovani d'oggi ci scatarro su", ma gli Afterhours sembrano aver mantenuto la stessa attitudine degli esordi: perché "non è certo il tempo quello che ti invecchia, che ti fa morire".

Recensione del 20 nov 2017 a cura di Mattia Marzi

La recensione

L'incendio che ha mandato in fumo la sala prove degli Afterhours, che era anche il loro covo, il loro archivio (lì tenevano nastri, hard disk, video, foto e varie memorabilia), può essere interpretato come un segno. È capitato proprio nel momento in cui la band stava compilando questa antologia, come a dire: "I tempi sono cambiati, bisogna togliere i piedi dal passato e metterli nel futuro".
Sì, ma prima di guardare al futuro bisogna fare il punto della situazione, riepilogare quello che è successo fino ad oggi, incollare per bene le foto dentro l'album dei ricordi: questo cofanetto è una "Foto di pura gioia" che fotografa gli Afterhours mentre tagliano un traguardo importante come quello dei primi trent'anni di attività.


"Foto di pura gioia" non è un greatest hits, perché gli Afterhours non hanno mai piazzato hit in classifica - come ha fatto giustamente notare Manuel nella nostra intervista. Il criterio con cui i componenti del gruppo hanno scelto i 57 pezzi da inserire all'interno dei tre CD dedicati alla storia degli Afterhours (che diventano 76 se si considerano anche le 19 tracce del quarto disco, contenente demo, inediti e versioni alternative) è un criterio antologico. Agnelli e i suoi sono partiti dai singoli, ma hanno dato alla raccolta un indirizzo di scrittura: l'ascolto dei pezzi ci permette di capire come e in che misura è evoluta nel corso degli anni.

Gli Afterhours hanno cercato di rendere nel modo più completo possibile la sostanza e il senso del percorso della band dal suo esordio fino ad oggi, articolando implicitamente il racconto in alcuni snodi fondamentali: il passaggio dall'inglese dei primi lavori all'italiano di "Germi", il singolo (e relativo album) "Non è per sempre", il passo determinante che a detta di Manuel è stato "Hai paura del buio?" (nel senso che ha determinato l'identità del gruppo), il Festival di Sanremo 2009 (che otto anni prima della partecipazione del frontman a "X Factor" ha rappresentato una sorta di primo contatto con il nazional-popolare) e "Folfiri o Folfox" (il primo album inciso dopo l'uscita dal gruppo di due membri piuttosto importanti come Giorgio Ciccarelli e Giorgio Prette).

Il racconto musicale - che è accompagnato anche da un libro scritto dal giornalista Federico Fiume - segue un ordine cronologico e parte dal singolo che nel 1987 ha segnato il debutto discografico degli Afterhours, "My bit boy", uscito per l'etichetta indipendente torinese Toast Records.
Nel primo disco è contenuta una selezione di pezzi tratti dai primi cinque dischi del gruppo: c'è il post punk di sponda americana dell'album d'esordio "All the good children go to hell" (rappresentato dalla già citata "My bit boy" e da "Billie serenade"); c'è la new wave inglese del secondo disco, "During Christine's sleep" (rappresentato da "How we divide our souls" e "Confidence"); c'è il noise rock dell'EP "Cocaine head" (dal quale è estratta "Glory - of soul ignoring"); ci sono i ritmi aggressivi di "Pop kills your soul" ("Slush"); ci sono le prime prove di scrittura in italiano di "Germi" (rappresentato dalla title track, "Dentro Marilyn", "Siete proprio dei pulcini", "Ossigeno", "Strategie", "Pop"); infine, c'è tutta l'energia - a tratti psichedelica - di "Hai paura del buio?" (rappresentato da ben otto pezzi: "1.9.9.6.", "Male di miele", "Rapace", "Dea", "Pelle", "Veleno", "Voglio una pelle splendida" e "Sui giovani d'oggi ci scatarro su").

Il secondo disco parte dalla "svolta autoriale" di "Non è per sempre". Non che i precedenti lavori non fossero autoriali, eh, ma questo disco ha rappresentato per Manuel e i suoi un tentativo di scrivere delle canzoni più semplici e "ascoltabili": delle canzoni-canzoni, come la title track, ma anche "La verità che non ricordavo", "Non si esce vivi dagli anni '80", "Tutto fa un po' male", "L'estate". C'è poi un pezzo tratto da "Siam tre piccoli porcellin", il disco tratto dal tour che nel 2001 vide gli Afterhours ospitare sul palco Emidio Clementi, il frontman dei Massimo Volume (il brano in questione è "La sinfonia dei topi"), ci sono cinque canzoni tratte da "Quello che non c'è" ("Bye bye Bombay", "Sulle labbra, "Varanasi baby" e "Bungee jumping", oltre alla title track - il titolo della raccolta è ispirato ai primi versi della canzone) e sei pezzi pescati da "Ballate per piccole iene" ("La sottile linea bianca", "Ballata per la mia piccola iena", "Ci sono molti modi", "La vedova bianca", "Male in polvere" e "Il sangue di Giuda").

Alla ricerca sonora e alla sperimentazione di "I milanesi ammazzano il sabato", al ritorno alla canzone-canzone di "Padania" e a quella sorta di atroce musical sul cancro che è "Folfiri o Folfox" è invece dedicato il terzo disco: dal disco del 2008 sono tratti cinque brani (la title track, "È solo febbre", "Riprendere Berlino", "Musa di nessuno" e "Tutto domani"); "Padania" è rappresentato da sei tracce ("La tempesta è in arrivo", "Costruire per distruggere", "Ci sarà una bella luce", "Nostro anche se ci fa male" e "Io so chi sono", oltre alla title track); da "Folfiri o Folfox", infine, sono estratte otto canzoni (la title track, "Grande", "Il mio popolo si fa", "L'odore della giacca di mio padre", "Non voglio ritrovare il tuo nome", "Oggi", "Né pani né pesci" e "Se io fossi il giudice").
All'interno del terzo disco è inoltre contenuta "Il Paese è reale", la canzone che gli Afterhours presentarono in gara al Festival di Sanremo nel 2009, precedentemente pubblicata solo nella compilation omonima realizzata insieme a diversi artisti della scena "alternativa" italiana (Agnelli e compagni rinunciarono a essere presenti sulla compilation ufficiale del Festival per realizzare una compilation tutta loro che facesse da traino per altri gruppi per lo più conosciuti al pubblico italiano).

Il quarto disco è un racconto oltre le pagine, un'occasione per riscoprire e rivalutare alcune canzoni e anche il modo di suonarle, tra inediti, demo, rarità versioni alternative e cover.
Le tracce più interessanti sono proprio gli inediti, quattro in totale, scritti dal solo Manuel Agnelli e risalenti tutti al 1986. "Something I don't care about", "Springtime's first day", "Fifteen seconds" e "Senza titolo" sono quattro canzoni che ripropongono il post punk degli esordi e l'influenza di gruppi come i Television o i Velvet Underground: quattro tracce molto verdi, fresche e scanzonate, che ad ascoltarle oggi fanno quasi sorridere.
Non sono meno interessanti le demo di pezzi come "Strategie" (registrata nel 1994), "Male di miele" e "1.9.9.6" (entrambe registrate, in un linguaggio inventato, nel 1996). Se non altro, perché portano alla luce le radici del gruppo: non solo le band post punk, ma anche i Beatles più sperimentali (che emergono soprattutto dalla demo di "Male di miele" e "1.9.9.6."). Le stesse demo di "Male di miele" e "1.9.9.6.", insieme alla versione live di "Pelle" registrata negli Stati Uniti e alla cover di "Shadowplay" dei Joy Division, hanno anche il merito di "staccare la spina" e di rivelare l'anima acustica dei pezzi degli Afterhours.
Tra le altre tracce contenute in questo quarto disco ci sono anche il duetto con Carmen Consoli nella nuova versione di "Bianca" (è stato il singolo che ha anticipato la raccolta), una versione alternativa della cover di "Mio fratello è figlio unico" di Rino Gaetano registrata nel 1993 per l'album-tributo al cantautore crotonese (poi inclusa all'interno di "Germi"), una cover di "La canzone popolare" di Ivano Fossati (registrata nel 1994 per l'album-tributo "I disertori"), una cover di "La canzone di Marinella" di Fabrizio De André (già inclusa nel singolo "Gioia e rivoluzione", pubblicato nel 2004) e la demo di "Adesso e facile" (il brano che Manuel Agnelli scrisse e incise insieme a Mina per il suo album del 2009 - qui è cantato dal solo Agnelli).

Il libro che accompagna i quattro dischi rappresenta una bussola che aiuta ad orientarsi nel percorso, tra aneddoti, retroscena, foto e interventi di Manuel: "Ovviamente le emozioni più autentiche e importanti sono quelle racchiuse nelle canzoni, su questo non ci piove, ma se queste pagine risulteranno per voi un compendio utile ad approfondire la percezione degli Afterhours e della loro musica, acquisteranno il loro senso", scrive Federico Fiume nella prefazione.
È una sorta di racconto nel racconto che in 150 pagine permette di ricostruire la storia della band, le varie evoluzioni, le crisi (la più dura è sicuramente quella del 2001, quando dopo l'uscita di Xabier Iriondo il gruppo sfiorò lo scioglimento), gli incontri musicali e i cambiamenti: "Il cambiamento non è mai un tipo comprensivo, è uno che ribalta tutto, butta via le vecchie cose per far posto alle nuove e non ha orecchie per i nostri lamenti", commenta Agnelli.

"Non è certo il tempo quello che ti invecchia, che ti fa morire", cantavano Manuel Agnelli e compagni in "Non è per sempre".
Non saranno più gli iconoclasti o i punk situazionisti di "Sui giovani d'oggi ci scatarro su", ma gli Afterhours sembrano aver mantenuto per trent'anni la stessa attitudine degli esordi, l'energia e l'urgenza di comunicare con la musica ("Perché è l'unico modo che conosciamo per parlare alla gente"). La parola chiave di questo cofanetto sembra essere "coerenza". Una coerenza ideale, prima che estetica: perché quella estetica può cambiare, può essere rimodellata a seconda delle esigenze espressive di ciascun album. La coerenza delle idee, invece, e in particolar modo la coerenza verso sé stessi, resta immutabile.
Oggi gli Afterhours non hanno più nulla da dimostrare: ma ci sono ancora tanti dischi da incidere, tour da preparare, suoni da esplorare, altre "foto di pura gioia" da scattare. Se "Folfiri o Folfox" ha rappresentato un punto d'arrivo, la base di partenza per un nuovo viaggio, questo cofanetto rappresenta un punto di ri-partenza: "Il viaggio non è ancora finito, anzi semmai ricomincia da qui", scrive Manuel alla fine del libro.

"L'esperienza di giudice a 'X Factor' mi ha fatto capire che se non vai in televisione non esisti, anche se hai alle tue spalle trent'anni di storia, di festival e di dischi", ha spiegato Agnelli nella nostra intervista.
Ecco. "Foto di pura gioia" permetterà a chi si è avvicinato agli Afterhours solamente in tempi recenti (magari incuriosito dal Manuel-personaggio prima che dal Manuel-musicista) di scoprire quella che è stata la storia del gruppo fino ad oggi. Per i fan della prima ora, invece, sarà un modo per rivivere questi trent'anni di storia, di festival e di dischi e per ripercorrere le tappe di un percorso del quale hanno fatto parte anche loro.

TRACKLIST

#1
01. My Bit Boy - Remastered (03:22)
02. Billie Serenade - Remastered (05:42)
05. Glory - Of Soul Ignoring - Remastered (03:28)
06. Slush - Remastered (03:55)
07. Germi - Remastered (02:37)
12. Pop - Remastered (03:58)
16. Dea - Remastered (01:42)
17. Pelle - Edit 2017 (04:13)

#2
07. Quello Che Non C'è - Remastered (03:40)

#3
06. Il Paese E' Reale (03:51)
09. Padania (04:38)
12. Io So Chi Sono (04:39)
13. Grande (04:26)
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