«AMERICAN DREAM - LCD Soundsystem» la recensione di Rockol

Il ritorno degli LCD Soundsystem, alle prese con i sogni infranti della vecchiaia.

Dopo 7 anni e il classico concerto d'addio newyorkese per i fans, ritornano gli LCD Soundsystem di James Murphy con un disco piuttosto tetro che parla di maturità e morte. Questa volta più rock che dance.

Recensione del 01 set 2017 a cura di Michele Boroni

La recensione

Scioglimenti, tour d'addio e “improvvisi” ritorni sono ormai all'ordine del giorno nel mondo del pop-rock, al punto che non fanno neanche più notizia. Gruppi attempati come The Who e Kiss, gli italiani Pooh o i Nine Inch Nails sono passati da questa manfrina del “finiamola / questa-è-l'ultima-esibizione / è-stato-bello-addio / ah-ecco-siamo-tornati”.

Dentro questa tiritera ci sono finiti anche gli LCD Soundsystem, progetto musicale di culto capitanato da James Murphy. Ecco un breve riassunto delle puntate precedenti: nel 2010 esce il loro terzo disco “This is happening”, nel 2011 annunciano lo scioglimento con concertone finale al Madison Square Garden, che funziona benissimo e da cui viene tratto anche un dvd dal titolo geniale “Shut up and play the hits” nonché un cofanettone in vinile del concerto. Da allora Murphy non si è fermato un attimo: in studio con gli Arcade Fire, Gorillaz e 2ManyDJs, mille progetti con mille brand, collaborazione negli ultimi due dischi del suo idolo Bowie e bizzarri remix degli US Open (?!). Poi nel 2015 l'annuncio della reunion con un singolo a tema natalizio (ehm), partecipazione al Coachella e firma con una major (Columbia): insomma, una storia banale e colma di deja vu per un progetto che invece dovrebbe essere innovativo e fuori dall'ordinario.

Ma veniamo all'oggi e all'uscita di questo “American Dream”, quarto disco anticipato a maggio da due singoli (la titletrack e “Call the police”) da cui si evince una matrice più rock e cupa rispetto alla fusione elettronica e punk-funk che li ha sempre contraddistinti. L'ascolto dell'intero disco conferma questa linea di tendenza. Il titolo (ironico) con tanto di cielo azzurro in copertina non tragga in inganno: l'atmosfera che si respira è piuttosto tetra e oscura e mancano i veri e propri banger come “Tribulations”, “North American Scum” o “Daft Punk is playing in my house”. Altro mito da sfatare: nel disco non si ironizza sul clima politico e su Donald Trump, come si poteva ipotizzare, ma per Murphy l'American Dream è soprattutto quello della giovinezza che non c'è più. La title track, ad esempio è un doloroso lamento sull'invecchiare: “In the morning everything’s clearer/When the sunlight exposes your age” canta Murphy” e in ogni brano c'è sempre un riferimento sugli acciacchi della middle age.

Il disco parte piano, come era già successo con il precedente e “Dance Yrself Clean”: “Oh Baby” è una ballad sognante e nebbiosa che prelude a qualcosa che però non avviene. Anche le canzoni più uptempo come “Other voices” e “Change yr mind”, totalmente debitrici verso i Talking Heads, contengono un'energia nervosa, con pattern paranoici e chitarre dissonanti. Un altro elemento che permea tutto il disco è l'ombra di David Bowie: il funk nervoso della già citata “Change yr mind” ricorda molto da vicino la “Fashion” di Scary Monsters, mentre la conclusiva e spettrale “Black Screen” sembra un sincero e tristissimo omaggio al suo mentore con cui ha passato negli ultimi anni molto tempo insieme in studio.

In "American Dream" però c'è spazio anche per canzoni come “Tonite”, l'ultimo singolo che è anche un inno da club, con il groove giusto, cowbell, synth vintage e dal testo ironico e sarcastico (“All the hits are saying the same thing / It’s only tonite, tonite, tonite, tonite / Man, life is finite / But shit, it feels like forever.”) e anche nella lunga “How do you sleep” dove pare che l'iconica crystal ball, simbolo dei primi dischi degli LCD, riesca a scendere ancora sulla pista da ballo. Da segnalare anche “Emotional Haircut” pezzo molto tirato che oggi Bono Vox vorrebbe scrivere e che contiene un sacco di ottimi spunti di scrittura di Murphy ( “You got numbers on your phone of the dead that you can’t delete / And you got life-affirming moments in your past that you can’t repeat”).

“American Dream” è un buon disco tipicamente newyorkese che non aggiunge molto alla discografia degli LCD Soundsystem, ma che sicuramente farà assai felici i tanti e agguerriti fans e adepti di James Murphy.

 

TRACKLIST

01. oh baby (05:49)
02. other voices (06:43)
03. i used to (05:32)
04. change yr mind (04:57)
05. how do you sleep? (09:12)
06. tonite (05:47)
07. call the police (06:58)
08. american dream (06:06)
09. emotional haircut (05:29)
10. black screen (12:05)
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