«MELODRAMA - Lorde» la recensione di Rockol

Il meraviglioso «Melodrama» di Lorde: come piangere e danzare in parti uguali

Il successo di "Royals" l'aveva stordita e disorientata. Lorde era sul punto di mollare tutto. Fortunatamente, però, è tornata a scrivere canzoni. "Melodrama", il suo nuovo album, è un disco importante per il pop internazionale: ecco perché.

Recensione del 16 giu 2017 a cura di Mattia Marzi

La recensione

"They say 'you're a little much for me, you're liability'. So they pull back, make other plans. I understand: I'm a liability". Scrivere versi del genere, per Lorde, deve essere stato quasi catartico: la cantautrice neozelandese, vent'anni compiuti lo scorso novembre, ci ha messo un po' a riprendersi dal successo del suo primo album in studio, "Pure heroine", uscito quando aveva appena 16 anni. I numeri (5 milioni di copie vendute in tutto il mondo, con quel disco, fino ad oggi), i premi (nel 2014 "Royals" si aggiudicò, tra gli altri riconoscimenti, anche due Grammy Awards), le partecipazioni ai festival musicali più importanti del mondo, le copertine delle riviste, la stima dei big ("Ascoltare la tua musica è come sentire il futuro", le disse David Bowie). Tutto questo l'aveva confusa, stordita, disorientata. "Ho odiato ascoltare il mio nome pronunciato dalle labbra di una folla", canta in "Writer in the dark".
E così, Lorde si è ripresa la sua vita, quella di una teenager: è tornata a camminare per le strade e a prendere i mezzi pubblici (sperando che nessuno la riconoscesse), è uscita con le amiche, si è fidanzata, è andata in discoteca. Quando poi è arrivato il momento di rimettersi seriamente al lavoro, ha avuto una piccola crisi: per un attimo le è sembrato di non avere più cose da dire e ha pensato di mollare tutto. È stata la rottura con il fidanzato a farla risvegliare, a "sbloccarla" emotivamente: questo disco è la sua (meravigliosa) risposta alla crisi.

Lorde ha cominciato a pensare al sequel di "Pure heroine" alla fine del 2014. L'idea iniziale era quella di un concept in cui la cantautrice immaginava di raccontare il pianeta Terra a un gruppo di alieni. La collaborazione con Jack Antonoff, subentrato in cabina di produzione a Joel Little, ha rimescolato le carte: il concept si è dunque trasformato in un disco di canzoni in cui Lorde racconta proprio il dolore per la fine della storia d'amore con il suo ex, la solitudine e la rinascita, tra party, drink e discoteche. "Si parla di dolore, ma anche di gioia. Del processo di scoperta della gioia e della riappropriazione della gioia. È come piangere e danzare in parti uguali", ha detto Lorde - e non ci sono parole migliori per descrivere questo album.

Affiancata da un team abbastanza ristretto di produttori (oltre a Antonoff troviamo Flume, Frank Dukes, Kuk Harrell, Malay e Andrew Wyatt, con contributi di Symbolyc One e Jean-Benoît Dunckel), in "Melodrama" Lorde riparte proprio dal sound di "Royals" e degli altri pezzi del suo precedente disco, quel suono che in mezzo mondo aveva creato un'ondata di simil-Lorde (ne abbiamo avute un paio anche in Italia) e che aveva fatto drizzare le orecchie anche ai seguaci della scena elettronica. Lorde riprende quel sound e lo sviluppa, lo amplifica, lo potenzia: lavora soprattutto sui bassi, guarda molto al mondo della deep house.
La Lorde di "Melodrama" gioca molto sui suoni, esplora, si sporca le mani: "Brand new sounds in my mind", canta in "Green light", il primo singolo, che parte come una ballad apparentemente malinconica costruita su tre accordi e poi si trasforma in un pezzone da ballare in discoteca (piangere e danzare in parti uguali, dicevamo). "Liability" e "Writer in the dark" sono le uniche ballad pianistiche in un album decisamente meno minimal del precedente, iper-prodotto: tra le tracce più interessanti del disco ci sono "Sober" e "Supercut" e nei tappeti elettronici si sente la mano di Malay, già collaboratore di Frank Ocean e tra i produttori di "Mind of mine" di Zayn Malik.

"Melodrama" è un disco con cui Lorde fa un bel salto in alto e alza l'asticella del genere dell'elettronica al servizio del pop e della dance. Il sound di questa manciata di canzoni ha tutte le carte in regola per ripetere l'effetto prodotto quattro anni fa da "Royals" e diventare la nuova tendenza del pop internazionale: le eroine del pop femminile dovrebbero cominciare a prendere appunti già da ora.

TRACKLIST

01. Green Light (03:54)
02. Sober (03:17)
03. Homemade Dynamite (03:09)
04. The Louvre (04:31)
05. Liability (02:51)
08. Writer In The Dark (03:36)
09. Supercut (04:37)
11. Perfect Places (03:41)
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