«SATAN'S GRAFFITI OR GOD'S ART? - Black Lips» la recensione di Rockol

Black Lips - SATAN'S GRAFFITI OR GOD'S ART? - la recensione

Recensione del 21 mag 2017 a cura di Antonio Ciruolo

La recensione

Se qualcuno non li conoscesse penserebbe di ascoltare un gruppo punk degli anni ’70. Suoni forti e aggressivi, con urla in sostituzione di un cantato melodico e una batteria che picchia duro sul rullante. Tutti elementi che farebbero pensare ad un clone del buon vecchio Iggy Pop eppure non è così. Non è certamente così perché i Black Lips sono una band attualissimi con un passato musicale di tutto rispetto, saggiamente esposto in “Satan’s Graffiti or God’s Art?” che racchiude la vera essenza musicale della band di Atlanta che festeggia - per chi ancora non lo sapesse - la maggiore età con un disco di tutto rispetto. Il fascino anticonformista e rivoluzionario che li ha contraddistinti nel corso della loro carriera - proprio come vuole la vecchia tradizione punk - è stato messo in musica in questo progetto che intreccia le sonorità garage rock con delle melodie più dolci e malinconiche vicine al folk blues.

I primi lavori come l’omonimo “Black Lips” e “We Did Not Know The Forest Spirit Made The Flowers Grow” avevano un’inquadratura prettamente punk con dinamiche veloci e riff taglienti come la lama di un coltello di un vecchio cowboy alla Clint Eastwood per intenderci. Questo “Satan’s Graffiti or God’s Art?” invece appare più creativo, come a sancire la crescita artistica del quartetto americano. La lunga scaletta che affiora nell’album - ben diciotto brani - è un misto di suoni aggressivi dall’animo ribelle, in grado di addolcirsi - ma davvero a livelli minimi - su testi e melodie che lo richiedono senza mai perdere quel fascino spregiudicato che ha fatto dei Black Lips gli ultimi predicatori del punk vecchia scuola.

 

Sin dal primo brano “Occidental Front” - anticipato da una breve traccia strumentale che verrà riprodotta anche come conclusione del disco - è chiaramente intuibile come le sbavature strumentali e vocali, accompagnate dai volumi degli amplificatori sintonizzati a livelli di volume fuori controllo siano gli elementi principali di questo disco. Sappiamo benissimo che i B.L. non sono dei virtuosi che adoperano tecnicismi a profusione e non hanno mai avuto la presunzione di farcelo credere.

Nonostante tutto, sono stati in grado di costruire su queste mancanze musicali il loro punto di forza, regalando ai pezzi un fascino nudo e crudo come un diamante grezzo, in pieno stile rock’n roll. Il singolo che anticipava l’uscita dell’album, “ Can’t Hold On” è il perfetto esempio di questa linea di pensiero. È un pezzo dall’animo oscuro, con una batteria punk che fa da carro trainante ai riff secchi delle chitarre, sostenute dalla voce stridula e graffiante di Cole Alexander che regala quella giusta vena malinconica al pezzo. “Squatting in Heaven” è sicuramente il brano che invece più rappresenta l’immagine scanzonata della band americana; tre minuti di rock allo stato puro con l’aggiunta di strumenti a fiato per dare ancor più consistenza musicale al pezzo, come se non fossero già sufficienti le distorsione potenti delle chitarre.

Nel disco sono presenti anche due ballad, se tali possono definirsi; “Wayne” più spensierata, dalle melodie dolci e distese e “Loser’s Lament”, quest’ultimo dalle sonorità più classiche dove le chitarre acustiche si incastrano perfettamente con le voci che cantano all’unisono durante le parti intermedie del pezzo dandogli quel taglio country blues.

Oltre a tutto ciò, i B.L. non si sono fatti mancare niente inserendo tre pseudo-tracce che spezzano l’ascolto del disco dando così respiro all’ascoltatore da tutto questo frastuono di voci.

Potrebbe essere l’album migliore della band così come il peggiore, fatto sta che questo “Satan’s Graffiti or God’s Art?” ha tutte le carte in regola per essere un disco da tenere nella propria collezione.

TRACKLIST

01. Overture: Sunday Mourning (00:55)
02. Occidental Front (02:49)
03. Can't Hold On (04:52)
04. The Last Cul de Sac (03:46)
05. Interlude: Got Me All Alone (03:32)
06. Crystal Night (03:38)
07. Squatting in Heaven (03:00)
08. Interlude: Bongos Baby (00:30)
09. Rebel Intuition (03:02)
10. Wayne (04:03)
11. Interlude: E'lektric Spider Webz (02:47)
12. We Know (04:19)
13. In My Mind There's A Dream (04:14)
14. Lucid Nightmare (03:03)
15. Come Ride With Me (03:30)
16. It Won't Be Long (02:36)
17. Loser's Lament (04:02)
18. Finale: Sunday Mourning (01:05)
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