«FROM DEEWEE - Soulwax» la recensione di Rockol

Soulwax: elettronica d'antan e gran divertimento per il ritorno dei fratelli Dewaele

Dopo quasi 10 anni tornano i Soulwax con un'omaggio alla elettronica dei Kratwerk e dei primi Depeche Mode. Ma nonostante tutto non dà l'impressione di essere un disco retrò.

Recensione del 29 mar 2017 a cura di Michele Boroni

La recensione

I fratelli Stephen e David Dewaele da Ghent, Belgio si sono sempre molto divertiti a giocare con le identità e con i generi musicali. Sotto la sigla 2manyDjs nei primi anni zero sono stati tra i primi a realizzare dei mash up ben fatti (bastard pop, quando si chiamavano Flying Dawaele Brothers) e addirittura lo scorso anno si sono inventati una quindicina di identità diverse per realizzare l'ottima colonna sonora del film “Belgica” (visibile su Netflix). Oggi ritornano sotto l'ombrello Soulwax, il loro nome da musicisti con cui nel 2004 seppero mirabilmente unire l'indie rock con l'elettronica (“Any Minute now” funziona ancora oggi), ma cambiano ancora faccia.   

Il 7 febbraio si sono chiusi nel loro Deewee Studio insieme a un gruppo di musicisti e una ricca strumentazione elettronica per lo più analogica - dal Mellotron all'Arp Odyssey passando per il Sequential Prophet - e, in un'unica take di circa 50 minuti, hanno registrato questo “From Deewee”, una scintillante odissea di musica sintetica che in parte è una macchina del tempo, ma dall'altra presenta qualche piacevole sorpresa. 

Gli amanti dell'elettronica kraftweriana esulteranno per i continui rimandi al gruppo di Düsseldorf  (l'iniziale “Preset Tens”, “Condition of a Shared Belief” e sopratutto “Transient program for Drums and Machines” dove è evidente la citazione a “The Robots”), ma in questo lungo flusso – i brani sono perfettamente incastrati tra loro, ma i Soulwax continuano a chiamarlo disco – c'è spazio per molto altro: dal synth pop di “My tired Eyes”, a un'affascinante mix tra Arcade Fire e Daft Punk in “Here come the men in suits”, fino al funk anni 80 di “Do you want to get into trouble?”. La voce dolce e melliflua di Stephen Dewaele in alcuni casi (“Masterplanned”) ci regala straordinarie tracce che fanno rimpiangere i vecchi Depeche Mode, quelli sorridenti di Vince Clark per intenderci. 

In questo trionfo di synth forse un po' freddo e bidimensionale, ma registrato splendidamente, c'è anche lo spazio a qualche improvvisazione (“The singer has become a deejay” titolo esemplare e autobiografico) e a una magnifica ballata (“Goodnight Transmission”) dove l'elettronica modale si sposa con le armonizzazioni vocali à la Crosby Still & Nash. 
I Soulwax si divertono con questo disco che non ha troppe pretese né visioni sul futuro musicale come nei loro primi dischi, ma alla fine fa divertire anche noi. 

TRACKLIST

01. Preset Tense (01:31)
02. Masterplanned (04:06)
03. Missing Wires (04:48)
05. Is It Always Binary (03:29)
07. My Tired Eyes (04:17)
09. Trespassers (04:04)
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