«FLOWERS IN THE DIRT (SPECIAL EDITION) - Paul McCartney» la recensione di Rockol

Tornano i "Flowers in the dirt" di Paul McCartney

Quando Paul McCartney ed Elvis Costello lavorarono assieme, in questa poderosa (e discussa) ristampa

Recensione del 30 mar 2017

La recensione

di Luca Perasi

Limitarsi a una recensione nuda e cruda della nuova edizione Deluxe di “Flowers in the Dirt”, la decima (e ultima?) puntata della “Paul McCartney Archive Collection”, significherebbe escludere alcune riflessioni sul marketing discografico di McCartney e sull’industria musicale odierna, che invece considero un necessario complemento della stessa, e alle quali dedico alcune righe d’introduzione.

L’ex-Beatle è stato sempre attratto da trovate promozionali eccentriche. Con il passare del tempo, e l’assottigliarsi del suo pubblico, McCartney ha messo in atto una doppia strategia: da un lato, facendo leva sul nome dei Beatles come passe-partout per generare interesse verso i propri dischi (questo accade puntualmente da “Give My Regards to Broad Street” del 1984, il disco-colonna sonora dell’omonimo film, zeppo di cover beatlesiane), dall’altro avviando dagli anni Ottanta una caccia al tesoro discografica tra gli adepti del suo periodo solista, con un profluvio di pubblicazioni (45 giri, dodici pollici, remix, cd-singoli in edizione limitata) che provocò anche un caustico intervento di Mark Lewisohn nel 1987.

Annunciata poco prima di Natale, la nuova edizione di “Flowers in the Dirt” ha arricchito di un colpo di scena il lento incedere del piano di ristampe in formato Deluxe del catalogo post-Beatles di McCartney. Non appena è apparsa la tracklist, è partita una levata di scudi contro la presenza nel box di una manciata di canzoni disponibili solo in formato digitale, scaricabili attraverso un codice presente su una card allegata al cofanetto. E’ stata sottoscritta una petizione on-line (una formula a mio parere patetica in questi casi, perché nessuno è costretto a comprare ciò che non ritiene in linea con i propri gusti o con il proprio portafoglio) che non ha sortito effetto alcuno, se non un intervento del project manager Scott Rodger che ha fornito una spiegazione su questo tema al sito www.superdeluxeedition.com.

Secondo Rodger le ragioni per le quali il costoso box (al momento circa 130 euro) comprende alcuni pezzi solo come download sarebbero legate al contenimento dei costi (necessario per recuperare marginalità) e all’interesse della MPL nei confronti dei nuovi formati della musica. A mio parere il manager inverte causa ed effetto. Se i box non sono remunerativi è perché non vendono abbastanza, e bisognerebbe capirne il motivo. E se l’operazione è costruita a partire dal prezzo di costo del prodotto, allora la sorte dei cofanetti è segnata, a meno di una decisa inversione di tendenza nelle vendite. Perché dunque non rinunciare a uno dei libri di immagini, di poco interesse per i fan? Anche l’accenno alle nuove tecnologie mi pare una contraddizione in termini: nessuno acquista un box come questo se è interessato ai download, e all’opposto i feticisti delle Deluxe Edition si ritrovano con una collezione fisica incompleta.

Ciò premesso, e ciononostante, questa uscita è a mio parere la migliore della “Archive Collection” per la ricchezza e l’interesse storico dei contenuti. Il box di “Flowers in the Dirt” contiene 3 cd e 1 dvd, più i consueti libri fotografici e la card per i download. La storia dell’album è ripercorsa mettendo l’accento sulla collaborazione tra McCartney e Costello, la più riuscita e importante del post-Beatles di Paul. Ascoltando e vedendo i due all’opera si coglie un’alchimia particolare: credo che molto sia stato il merito di MacManus, lontano da qualsiasi deferenza nei confronti di McCartney.

Il primo cd ripropone in versione rimasterizzata l’album originale, che quasi trent’anni dopo conserva la sua freschezza. “Flowers in the Dirt” è l’album più spumeggiante della carriera solista di McCartney: la sequenza delle prime otto canzoni è una masterclass su come si scrive e si produce un brano pop. Per la ricchezza melodica, la produzione piena di trucchi della sala d’incisione, la cura degli impasti vocali e strumentali, l’album è un must della discografia di Paul.

Ci sono l’immediatezza radiofonica di “My Brave Face”; il funky elettronico di “Rough Ride”; il duetto con MacManus “You Want Her Too”, tentativo genuino anche se un po’ manieristico di riproporre le armonie beatlesiane di John e Paul; la malinconica atmosfera latineggiante di “Distractions” (con un sontuoso arrangiamento orchestrale di Clare Fischer); il power-pop di “We Got Married” (un’incisione del 1984 con David Gilmour alla chitarra); il bozzetto acustico “Put It There”, dove Paul ripensa a papà Jim; il rock urlato di “Figure of Eight” (anche se la voce di McCartney mostra le prime crepe), e la gemma pop “This One”, un brano trottante che McCartney aveva concepito in origine come una ballata dal tono nostalgico. Una galleria di generi e stili di impressionante varietà: chapeau.

Meno convincente l’ultima parte del disco, a eccezione di “That Day Is Done”, una marcia funebre gospel a marchio Costello e riproposta da McCartney con il suo stile vellutato: “Don’t Be Careless Love” si fa notare solo per l’intro a cappella, “How Many People?” è una riscrittura poco riuscita di quel vero gioiellino reggae che era “C Moon” (1972), “Motor of Love” propone una nota high-tech di proporzioni eccessive e “Où Est le Soleil?” (all’epoca inclusa solo nel cd e non nell’ellepì) è un martello da discoteca estraneo allo stile classico di McCartney.

I cd 2 e 3 presentano nove brani a firma McCartney-Costello, proposti sia nelle demo – note ai collezionisti da un ventennio e registrate in forma acustica dai due tra l’estate e l’autunno 1987 – sia in versioni di studio incise nell’inverno 1988 con il supporto di una band composta, oltre che dai due autori, da Hamish Stuart (chitarra, basso, voce), Chris Whitten (batteria) – entrambi parte del gruppo che avrebbe accompagnato Paul per due tour mondiali tra il 1989 e il 1993 – e Kevin Armstrong (chitarra). Da non perdere: “The Lovers That Never Were” (una ballata cantata da Paul “con la voce di ‘I’m Down’”, per riprendere la definizione di Costello), l’ombrosa “So Like Candy” e la punkeggiante “Playboy to a Man”. E attenzione: c’è la ghost-track, “The Lovers That Never Were (Geoff Emerick mix)”.

Durante le sedute Costello e McCartney si trovarono in disaccordo sulla produzione e sugli arrangiamenti delle canzoni: se Elvis era alla ricerca di un sound d’annata e dagli accenti etnico-sperimentali, Paul spingeva per un album levigato e commerciale, più contemporaneo. McCartney ebbe la meglio, e aveva tutte le ragioni.

Se i contenuti di questi due cd fossero stati riuniti in un unico disco (cosa fattibile dato che la loro durata complessiva è di circa 65 minuti) si sarebbe potuto evitare il discorso download, riunendo su supporto fisico anche questi pezzi senza aggiungere un quarto cd e dunque senza alzare i costi.

Attraverso la card si possono scaricare tredici brani apparsi all’epoca solo su singoli o mix, più altre tre demo McCartney-Costello (mai sentite prima) tratte da una seduta di scrittura successiva al periodo di “Flowers in the Dirt”.

Rimane il rimpianto di non avere comunque una collezione completa: dove sono “Rough Ride”, “The Long and Winding Road” (entrambe tratte dalle prove del tour, primavera 1989) e “P.S. Love Me Do” (un medley inciso nel 1987), pubblicate qua e là all’epoca dell’album? Il box poteva essere inoltre l’occasione per includere “Same Love” e “Don’t Break the Promise” pubblicate negli anni novanta e appartenenti alle incisioni di “Flowers in the Dirt” o l’ancora inedita (su disco) “In Liverpool”, che Paul registrò nell’agosto 1988 durante una visita al Liverpool Institute of Contemporary Arts, la scuola d’arte che frequentò da ragazzo.

Di contro, sono state pubblicate due demo inedite (“This One” e “Distractions”) – disponibili in formato mp3 sul sito di McCartney – che però non sono comprese nel box né nella download-card…

Ricco come mai prima d’ora il dvd, con oltre due ore di contenuti: dieci clip, il making of del video di “This One”, il documentario “Put It There” (1989, con un’intervista a Paul e parecchi spezzoni delle prove per il tour mondiale 1989-90) e soprattutto mezz’ora di filmati inediti tratti dalle sessions di incisione. In particolare la sezione con Costello e la band è il vero gioiello della collezione: avrebbe meritato una pubblicazione a sé stante. A corredo della musica ci sono quattro libretti, di cui però l’unico davvero essenziale rimane il principale, con le interviste ai protagonisti delle sessions.

La card inclusa in questa ristampa non anticipa come avveniva in passato la prossima uscita del progetto “Archive Collection”. Se, come è parso possibile dalle parole di Rodger, la collezione dovesse interrompersi – o smaterializzarsi, passando dal formato box a una versione digitale – sarebbe un torto nei confronti di uno dei cataloghi più ricchi della musica pop, verso il quale queste edizioni hanno contribuito a veicolare un rinnovato e meritato interesse.

TRACKLIST

14. The Lovers That Never Were - Original Demo (03:58)
15. Tommy’s Coming Home - Original Demo (04:09)
16. Twenty Fine Fingers - Original Demo (02:27)
17. So Like Candy - Original Demo (03:29)
18. You Want Her Too - Original Demo (02:40)
19. That Day Is Done - Original Demo (04:16)
20. Don’t Be Careless Love - Original Demo (03:43)
21. My Brave Face - Original Demo (02:40)
22. Playboy To A Man - Original Demo (02:56)
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