«IN MIND - Real Estate» la recensione di Rockol

"In mind", il ritorno dei Real Estate

Non solo chitarre e jingle-jangle sound: i Real Estate ripartono da "In Mind". La nostra recensione

Recensione del 27 mar 2017 a cura di Marco Di Milia

La recensione

Un passo in avanti pur restando lì, saldamente fedeli alla propria posizione. Il pop tutto arpeggi dei Real Estate è ancora una certezza indiscussa, anche dopo aver fatto i conti con la defezione del chitarrista Matt Mondanile, che aveva contribuito fin dagli esordi a definire il suono caratteristico della band. Il cambiamento in effetti non ha influenzato lo stile del gruppo, che ha incassato il colpo senza particolari sbandamenti.

Anche nel nuovo “In mind”, infatti, i Real Estate - con l’ingresso in formazione di Julian Lynch - proseguono nella loro personale rilettura del jingle-jangle sound, con quel pop sofisticato ma leggero che alle chitarre elettriche aggiunge un tocco di lisergica intuizione, a dare un’aura sognante e dolcemente retrò alle proprie composizioni, impreziosite dalla morbida voce di Martin Courtney.

Attraverso l’uso degli intrecci chitarristici, sempre pacati e delicatamente malinconici, i brani del recente ciclo dei Real Estate si muovono placidamente nel solco già tracciato nel corso di un’avventura quasi decennale, secondo quella commistione di psichedelia, folk e tintinnii a dodici corde, capace di conquistare consensi per dolcezza e accessibilità.

Così, dopo il buon successo del precedente “Atlas” anche in “In mind” tutto sembra funzionare a dovere, senza dover ricorrere ad alcun tipo di sensazionalismo. I Real Estate si dimostrano quindi, al quarto LP, come una band saggia, capace di dosare con cura la propria energia creativa attraverso brani assolutamente in linea con la loro storia, che siano ritmati e vagamente energici come “Holding pattern” e “Saturday”, oppure arricchiti dai toni raffinati di “Stained glass” e dalle spazzole di “After the moon”, lasciano tutti che i vuoti si colmino da sé con quelle tinte agrodolci che si dipanano lungo l’intero album.

I Real Estate sono tra i pochi nella loro generazione - una compagnia variegata composta da Fleet Foxes, Grizzly Bear e Cloud Nothings - ad aver elaborato un proprio sound assolutamente riconoscibile, che “In mind” non fa altro che confermare, pur essendo prodotto in una fase di transizione che sembra non aver scosso gli equilibri più di tanto.

Il cambio di chitarrista anziché operare una rottura con il passato ha alla fine promosso un ritrovato affiatamento di organico, così che i cinque del New Jersey hanno scelto di solidificare il proprio mondo con un lavoro della fortissima vena melodica, capace di cullare e rilassare l’ascoltatore in un pigro weekend di primavera ma al quale manca, purtroppo, il vero e proprio sprint decisivo per farne un nuovo “Atlas”. Il momento più alto è infatti tutto da ricercare nella centrale “Two arrows”, la cui lunga deriva strumentale si sporca di distorsioni stridenti operando una disinvolta sferzata fuori dagli schemi in un disco dove tutto è limpido e cristallino.

Il difetto principale è, appunto, che nessuna delle tracce, per quanto accuratamente cesellate, riesce davvero a imporsi, lasciando “In mind” in una zona grigia in cui rischia di perdersi tra altre decine di altri dischi pop di livello.

Le canzoni di cui si compone sono tutte armonicamente rassicuranti, con una cura tale che è facile intuire la meticolosità che i Real Estate impiegano in studio di registrazione, ma trasmettono anche un senso di accorata prudenza. Almeno fino alla già citata digressione di rotta operata in “Two arrows”, che con la sua coda stralunata devia finalmente la traiettoria del gruppo da un percorso che sembra essere perfettamente calcolato dal navigatore. “In mind” può in effetti risultare fin troppo citazionista e superficiale, ma quell’aria nostalgica per i bei tempi passati che riesce con naturalezza a trasmettere ne fa un irresistibile bozzetto, autentico e suggestivo.

TRACKLIST

01. Darling (04:20)
02. Serve The Song (03:13)
03. Stained Glass (03:54)
04. After The Moon (04:50)
05. Two Arrows (06:50)
06. White Light (03:14)
07. Holding Pattern (03:46)
08. Time (03:49)
09. Diamond Eyes (02:34)
10. Same Sun (03:17)
11. Saturday (04:43)
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