«KING OF THE MINIBAR - Marti» la recensione di Rockol

Marti: leggi qui la recensione del nuovo "King of the minibar"

A sei anni di distanza dall'ultimo lavoro in studio, i Marti di Andrea bruschi tornano con dieci nuovi pezzi ambientati in un hotel di Berlino...

Recensione del 25 feb 2017 a cura di Marco Jeannin

La recensione

Cassavetes diceva: trovate persone che volete emulare e supportatele. Non importa dove siano e che forma d’arte facciano, sia musica o qualsiasi cosa. Supportatele perché, avanti nel percorso, saranno loro il vostro supporto”.

Per Andrea Bruschi, e di riflesso per i Marti, queste persone sono Bowie, Dave Gahan, Martin Gore e Nick Cave. 

“King of the minibar” è il terzo disco dei Marti, un progetto artistico/musicale che riemerge ciclicamente quando la necessità creativa del suo deus ex machina, Bruschi per l’appunto, torna a coincidere con il linguaggio della band. 

Ecco quindi che, passati sei anni da “Better mistakes” e ben undici da “Unmade beds”, i Marti tornano con un nuovo lavoro in studio quando tutto questo ha avuto un senso. Nello specifico, i dieci pezzi (trentotto minuti e rotti di musica) di questo nuovo disco raccontano una serie di storie ambientate in un ipotetico hotel di Berlino, città dove Bruschi vive e lavora quando non è impegnato sui set (parliamo di serie tv: fatevi una ricerca per abbinare il nome a un viso). Un hotel da dieci stanze, dieci minibar, dieci ospiti. Ergo dieci pezzi: “C’è un marito naufrago che vive su una zattera alla deriva in mezzo al mare. C’è Mr Sophistication, il personaggio del film culto Assassinio di un allibratore cinese di John Cassavetes. C’è Evatima Tardo, un’artista fachiro di Vaudeville descritta da Houdini come una delle donne più belle del mondo e resa immune al dolore dal morso di un serpente letale. C’è ovviamente il re del minibar, colui che si siede sempre in un angolo, che entra solo per un pelo nell’inquadratura delle nostre giornate, delle nostre vite”.

E c’è un modo di fare musica fuori dal tempo, un suono elegante (wave, noir, cantautorale), palesemente figlio dell’amore e del rispetto nei confronti di quelle famose persone Bruschi e compagni emulano e supportano da sempre. Non c’è molto altro da dire da questo punto di vista. Quello che va sottolineato invece è quanto questo sia un progetto fondamentalmente slegato da qualsiasi tipo di schema, e quanto in questa libertà esso trovi la propria valenza creativa. Non ci sono momenti particolari pensati per la musica dei Marti, per i dischi: semplicemente quando è ora, questi tornano. Non c’è un modo giusto o sbagliato di comporre e arrangiare: questa scaturisce dalla mente di musicisti, attori, artisti nel modo che ritengono più calzante. Una sensazione che si percepisce netta scorrendo le tracce di un disco che già dalla copertina, opera del fumettista sardo Igort (aka Igor Tuveri), va preso per quello che è: una graphic novel dai toni vintage. Oppure, che forse rende meglio l’idea, un film in pellicola il cui fascino non smetterà mai di tramontare. Fade to black. Cut. 

Titoli di coda: registrato tra Berlino, Londra e la Liguria, “King of the minibar” è stato scritto da Andrea Bruschi e prodotto da James Cook. In studio, oltre a Bruschi, hanno suonato Simone Maggi e Claudia Natili. 

TRACKLIST

01. King of the Minibar (03:36)
02. You Came You Hurt (04:03)
03. Black Waltz (03:18)
04. Vicious Game (03:57)
05. Offer You a Secret (03:44)
06. Mr. Sophistication (03:39)
07. Cross to Be Nailed On (02:57)
08. Husband Lost at Sea (04:15)
09. End in Tears (04:13)
10. In My Garden (04:33)
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