«GRAZIOSA UTOPIA - Edda» la recensione di Rockol

Come un'utopia può essere graziosa, ce lo spiega Edda

Come un'utopia può essere graziosa, ce lo spiega Edda

Recensione del 26 feb 2017 a cura di Paolo Panzeri

La recensione

Nel 2009 dopo oltre un decennio di silenzio Edda pubblicò il suo primo album solista “Semper biot”. Quel decennio che poi, per la precisione, furono tredici anni, dopo avere abbandonato i Ritmo Tribale, li ha impegnati convivendo con la droga, con la comunità, con la religione Hare Krishna, con qualche viaggio in giro per il mondo, con il lavoro da operaio. Poi, come detto, venne “Semper biot”. Un album molto ben accolto dalla critica e anche il pubblico, bontà sua, ebbe un occhio di riguardo per quello che poteva essere e rimanere un estemporaneo episodio.

Così fortunatamente non è stato. A “Semper biot” fece seguito “Odio i vivi” nel 2012 e poi “Stavolta come mi ammazzerai?” nel 2014. Ora è la volta di “Graziosa utopia” e, lo si può affermare con una certa sicurezza e anche con buona soddisfazione, Edda sembra proprio essere tornato per rimanere. (Anche se è sempre meglio dire mai dire mai con chi ha cuore di artista o anche solo cuore vagabondo). La buona soddisfazione è data dal fatto che l’ascolto delle canzoni di questo cantautore milanese non è mai banale. Le parole formano concetti mai banali e ti colpiscono come diretti ben assestati sul muso. I peggiori. Fanno male, ma fanno bene. Sono sincere le sue parole e alla sincerità si deve dare sempre il benvenuto.

“Graziosa utopia” è anche l’album più di musica leggera si può dire, dei quattro sino ad ora pubblicati. Con le dovute distinzioni, intendiamoci. E’ l’album musicalmente più curato, quello meno sporco, quello più pop...che è una bella parola. La sequenza dei dieci brani della tracklist è impilata con sapienza. Una terzina iniziale - “Spaziale”, “Signora”, “Benedicimi” - perfetta per agganciare l’attenzione. Assolve perfettamente al lavoro richiesto e mi auguro che venga agganciata anche l’attenzione delle programmazioni radio. Farebbe solo del bene, a Edda e alla programmazione radio. “Zigulì” richiama sonorità e ha un incedere – quasi una canzone per bambini, dice Edda – risaputo nei nostri anni settanta, così come “La liberazione”. E poi il gran finale con “Arrivederci a Roma” e “Il santo e il capriolo”. Un’ascolto senza cadute di tono, mai la noia assale alla spalle. E alla fine rimane ancora il desiderio di assaggiarne ancora qualche pezzetto di “Graziosa utopia”, spizzicando qua e là.

Ogni disco di Edda va salutato come un dono e “Graziosa utopia” non fa eccezione. Ascoltatelo, riascoltatelo, godetevelo e rigodetevelo. Queste canzoni parlano della vita. E seppure si è sopra scritto che quattro album non sono più indizi ma prove…meglio non fidarsi troppo. Quando la vita viene vissuta in presa diretta, senza filtri, la pianificazione non esiste, si lascia spazio all’urgenza. Ed è assai graziosa l’utopia di Edda. E, lo ha dichiarato lui, la parola sul quale bisogna porre l’attenzione è graziosa, non utopia.

TRACKLIST

01. Spaziale (04:04)
02. Signora (03:16)
03. Benedicimi (03:45)
04. Zigulì (04:03)
05. Brunello (04:07)
07. Picchiami (02:25)
08. La liberazione (03:34)
09. Arrivederci a Roma (02:56)
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