«LET IT BE YOU - Joan As Police Woman» la recensione di Rockol

Joan As Police Woman - LET IT BE YOU - la recensione

Recensione del 14 nov 2016 a cura di Vittoria Polacci

La recensione

Joan Wasser, sperimentatrice temeraria come temerario è l’alias dal quale ha tratto il suo nome d’arte ‘Police woman’ (la serie anni 70 con Angie Dickinson), ha recentemente pubblicato il suo ultimo album “Let it be you”, a fianco del collega newyorkese Benjamin Lazar Davis, giovane polistrumentista con altrettante feconde idee nella sua testa riccia.

Il percorso della cantautrice è passato attraverso un’instancabile ricerca di sé e della propria voce: come violinista ha collaborato con illustri artisti tra cui Sir Elton John, Anthony and the Johnsons, Lou Reed, Scissor Sisters, finché non ha avvertito l’esigenza di esprimere le proprie sensazioni, affiancando parole sempre più oneste alle armonie e melodie che aveva iniziato a comporre. È nato con questo intento “Real life” (2006), album premiato agli Independent Music Awards, che indagava nei testi le pieghe dell’anima della polistrumentista dall’aria imbronciata, in tracce molto intime ed essenziali. Dieci anni dopo, con cinque album alle spalle, la Wasser sembra aver ampliato i propri orizzonti: la ricerca l’ha condotta a un progetto di fresco alternative pop, che da un lato strizza l’occhio al mondo dell’elettronica e dall’altro guarda con manifesta attenzione alla musica dell’Africa centrale, tradizione dalla quale Ben Lazar Davis è stato letteralmente ammaliato.

Si sviluppano seguendo queste suggestioni le dieci tracce di “Let it be you”, con picchi estremamente brillanti, come nel singolo “Broke me in two” con le due voci che si intrecciano in un sussurrare costante e una vasta attenzione per l’aspetto ritmico, in “Easy money” in cui la voce si fa particolarmente sensuale nonostante sia schiacciata dagli effetti, e nella title track “Let it be you”, con una griglia ritmica articolata che rende il brano movimentato e acceso. I due artisti sembrano aver lavorato bene insieme, si alternano al canto, e sono significativi anche i momenti in cui Davis sembra prendere più spazio all’interno del disco, come nella cantabile “Overloaded”, con la melodia del ritornello che non può non rimanere impressa. In generale si percepisce molta voglia di sperimentare a livello strumentale: ci si lascia cullare dalla chitarra elettrica in “Magic lamp” ma, in seguito, pezzi come “Violent dove” e “Motorway” ci trascinano in un clima completamente diverso, con la loro robotica frammentarietà. Ci si poteva aspettare la stessa volontà di variare dalla voce, ferma invece all’interessante colore sussurrato e arioso ma che non si addentra con la stessa naturalezza in altri tipi di timbriche.

Joan As Police Woman ha dimostrato album dopo album di avere raggiunto il giusto punto di equilibrio tra onestà artistica e voglia di spingersi sempre oltre e lo ha senza dubbio riconfermato in questo suo ultimo progetto.

TRACKLIST

01. Broke Me in Two (02:54)
02. Overloaded (03:25)
03. Magic Lamp (03:23)
04. Let It Be You (02:57)
05. Hurts So Bad (03:45)
06. Satellite (03:44)
07. Easy Money (03:21)
08. Violent Dove (03:43)
09. Motorway (03:34)
10. Station (06:10)
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