«BUILDING A BEGINNING - Jamie Lidell» la recensione di Rockol

Jamie Lidell - BUILDING A BEGINNING - la recensione

Recensione del 21 ott 2016

La recensione

di Michele Boroni

Prima di dare un giudizio a questo disco dal significativo titolo “Building a beginning” vale la pena ripassare brevemente la biografia di Jamie Lidell. Inglese di Huntingdon, si fa notare nei tardi anni novanta per le sue collaborazioni con personaggi di musica elettronica sperimentale come Christian Vogel (con cui forma i Super Collider) e Mathew Herbert e da interessanti live act di sola voce fatti di human beatbox e autocampionamenti vocali molto filtrati. Nel 2000 la Warp record lo prende nella sua scuderia e gli fa registrare “Muddlin gear”, un disco di elettronica tutta storta (glitch) prevalentemente strumentale. Ma è con “Multiply” del 2005 a spiazzare tutti: si tratta di un disco di classic soul reinterpretato, figlio di Al Green e Stevie Wonder, ma anche Prince e N-E-R-D e che anticipa quel ritorno al soul e al r'n'b che scoppierà l'anno dopo con “Back to Black” di Amy Winehouse. Così avviene anche con il successivo “Jim”, ancora più soul, che evidenza la sua voce di cioccolato bianco, ma la Warp non lo promuove a dovere, anche perché lontano mille miglia dagli standard sonori dell'etichetta.

Per ritrovare lo spirito electro iniziale, Lidell si trasferisce a Berlino, fa comunella con Beck, e sforna due dischi dove prova a mettere insieme le sue due anime, quella più malata e glitch e quella solare e soul: il risultato è a tratti interessante e a tratti molto forzato.
Poi, il silenzio – l'ultimo “Jamie Lidell” era del 2013.

Lo ritroviamo oggi, residente a Nashville e fuori dal giogo della Warp Record, con un disco autoprodotto e distribuito dalla sua nuova etichetta Jajulin. “Building a beginning” è un definitiva dichiarazione d'amore al soul più classico e alla nuova pace familiare (le canzoni sono state scritte a quattro mani con la moglie Lindsey Roma). Se la title track non può non far pensare alla morbidezza di un Al Green, ci sono canzoni che sono il miglior tributo al genio canoro e compositivo di Stevie Wonder (“Julian” e “In love and alone”) e Bill Withers (“Find it hard to say” e “Motionless”), grazie anche alla sua pasta vocale.

Certo, a volte il confine tra il soul dei Jackson 5 e quello dei Maroon 5 è molto labile (“Me and you” e il singolo “Walk Right Back”), specialmente per quanto riguardo i testi, privi di alcuna tensione, molto zuccherosi e come unico tema l'amore per la famiglia e per il figlio (la già citata “Julian” e “I live to make you smile”). Amen.
E' un disco che si ascolta piacevolmente e splendidamente suonato - Pino Palladino al basso, il polistrumentista Sam Sansone degli Wilco e Sam Beste il tastierista di Amy Winehouse sono tra i credits, oltre alla band creata da Lidell chiamata Royal Pharaohs - che piacerà agli amanti della sweet soul music, ma che forse lascerà indifferenti chi è alla ricerca di novità.

Forse i pezzi più interessanti sono quelli che chiudono la raccolta: “Prescious Years” con arpa e archi ricordano i lavori di Terry Callier con l'arrangiatore Charles Stepney e “Don't let me let you go” una rivisitazione dell'r'n'b anni 90 molto efficace.

TRACKLIST

02. Julian (03:41)
05. Me and You (02:54)
06. How Did I Live Before Your Love (03:22)
07. Walk Right Back (03:39)
09. In Love and Alone (02:48)
10. Motionless (03:39)
11. Believe in Me (03:55)
12. I Stay Inside (04:04)
13. Precious Years (04:17)
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