«BE HERE NOW (REMASTERED) - Oasis» la recensione di Rockol

Oasis - BE HERE NOW (REMASTERED) - la recensione

Recensione del 19 ott 2016

La recensione

Di Claudio Todesco

 

È l’album più atteso nella storia della discografia britannica. Lo dicono i numeri: il primo giorno della pubblicazione, il 21 agosto 1997, ben 424.000 persone si recarono in un negozio di dischi a comprare “Be here now” degli Oasis. “25” di Adele non ci è andato neanche lontanamente vicino. Se i Beatles erano stati “più grandi di Gesù”, secondo la sfortunata definizione di John Lennon, nel 1997 la band dei fratelli Gallagher era “più grande di Dio”, come ebbe a dire con estrema modestia Noel. Ma “Be here now” è anche il disco in cui lo splendido meccanismo della band perde colpi. Gli arrangiamenti s’irrobustiscono e il passo s’appesantisce. Svaniscono la favolosa naturalezza e la levità dei successi dei primi due album “Definitely maybe” e “(What’s the story) Morning Glory?”, rimpiazzate da un suono stratificato e sferragliante da macchina da guerra che oggi rivive nell’edizione deluxe che distribuisce su 3 compact disc l’originale rimasterizzato, rarità e demo. È anche un “drug record”, concepito e prodotto in un periodo turbolento nella vita dei fratelli Gallagher. “La strategia del nostro management” ha detto Noel “era far lavorare la band a tutti i costi. Se non l’avesse fatto, sarebbe caduta a pezzi”.

Gli Oasis vivano nell’iperspazio, in quegli anni, e difatti la storia dell’album ebbe inizio con una vacanza a Mustique, isola privata nelle Piccole Antille, meta di soggiorni defatiganti di milionari in cerca di panorami posh, da David Bowie a Nick Mason dei Pink Floyd, e oggi pure sua altezza reale Kate Middleton. Lì, nella villa di Mick Jagger, all’inizio del 1996 Noel Gallagher cercò di forzare il blocco dello scrittore di cui soffriva incidendo una serie di demo con il co-produttore Owen Morris. Contenute nel terzo CD di questa riedizione, i provini di Mustique relativi ai pezzi dell’album e alle b-side sono il pezzo forte della ristampa, per lo meno dal punto di vista della rarità degli stessi, e ci permettono di sbirciare se non la nascita, almeno i primi passi mossi dalle canzoni. Si tratta comunque di demo: meglio rifiniti di altri che si ascoltano nelle edizioni deluxe, vere e proprie performance-guida, ma sono pur sempre provini con tutti gli strumenti suonati da Noel tranne che in “Fade in-out” dove alla chitarra slide c’è un’altra celebrity che si godeva le Mustique con Kate Moss, l’attore Johnny Depp. C’è anche un piccolo giallo: “Trip inside (Be here now)” nella versione americana, perlomeno quella di iTunes, è un demo della title track dell’album, in quella europea uno strumentale di minor conto.

Il secondo dischetto contiene le b-side (non tutte però: non c’è ad esempio la cover di “Heroes”) e le curiosità legate all’album fra cui un nuovo mix del singolo “D’you know what I mean” fatto da Noel Gallagher. “Man mano che passavano gli anni”, scrive il chitarrista, “ho iniziato a rendermi conto che i brani di ‘Be here now’ erano eccessivamente lunghi... troppo lunghi! Qualcuno (non ricordo chi) ha avuto l’idea di rimaneggiare l’intero album per i posteri. Abbiamo finito solo il primo brano, poi non ce ne importava più niente e abbiamo lasciato perdere”. Tra il debutto di “My big mouth” a Knebworth e un pezzo come “Flashbax” che ha un attacco alla Counting Crows (davvero), il secondo CD offre conferme sulla natura dell’album e sulla qualità dei lati B dell’epoca tipo “Stay young” o “Going nowhere”, ma nessuna vera grande sorpresa. E anche la versione di “Help” dei Beatles, in cui Noel gioca in casa, non è memorabile. Tra le curiosità, una versione per voce e chitarra di “Setting sun” dei Chemical Brothers registrata nel luglio 1997 a Radio Deejay. Se non altro, in “The fame” c’è una definizione esatta di fama e dissolutezza, esatta per quelle circostanze s’intende: “Te la ridi mentre te ne stai seduto lì a bere champagne, e gli altri ridono della tua disperazione mentre sniffi cocaina”.

La fiammata d’interesse per “Be here now” – il titolo viene da una canzone di George Harrison del 1973 – si spense più velocemente del previsto. Nonostante i pareri entusiastici dell’epoca, oggi lo si ricorda tutt’al più come un buon album degli Oasis, con alcuni grandi momenti come “All around the world” che era stata scritta prima ancora del disco d’esordio, ma decisamente sotto “Definitely maybe” e “Morning glory”. Alcuni lo descrivono come un disastro completo, un’esagerazione uguale e contraria alle recensioni trionfali dell’epoca. Lo stesso Noel Gallagher l’ha liquidato in passato come “il suono di cinque uomini in sala d’incisione fatti di coca, cui non frega un cazzo”. Nella bella confezione cartonata che contiene i tre dischi della “Chasing the sun edition”, le canzoni sono commentate dal chitarrista in modo decisamente meno perentorio.

Oggi, in attesa di vedere anche in Italia il documentario sul gruppo “Supersonic”, “Be here now” suona come il tipico album di una band scombussolata da troppo successo, troppe droghe, troppe aspettative, troppa ambizione. È uno di quei dischi che, a forza di gonfiarsi, diventano inutilmente eccessivi. Inciso in cinque diversi studi nell’arco di quasi sei mesi, dal novembre 1996 all’aprile 1997, contiene qualche canzone di troppo, un errore, e quasi tutte di durata superiore ai 5 minuti, altro errore. Supplisce qua e là alla mancanza di ispirazione con una produzione dai colori particolarmente vividi. I primi due album erano i lavori di una band di strafottenti ragazzi affamati di successo e di vita, “Be here now” era un disco meno ispirato e pensato per pubblici come quelli di Knebworth, dove nell’estate del 1996 gli Oasis avevano segnato un uno-due da record. Per dirla con Noel Gallagher, il disco è un’occasione mancata, per mancanza di lucidità.

“Be here now” rappresenta il picco di popolarità del cosiddetto brit pop, ma anche il primo segno di decadenza. Con tutti i suoi limiti, è un promemoria di un’epoca felice della discografica inglese e un segno di quanto gli Oasis fossero entrati nell’immaginario collettivo, lasciando un segno e indicando una via per chi sarebbe arrivato dopo di loro. Quel 21 agosto 1997 in fila per comprare “Be here now” c’era un diciottenne di nome Peter Doherty. Faccia da ragazzino, polo bianca a strisce orizzontali, panino in mano, inventava per le telecamere di MTV una citazione di Umberto Eco secondo cui “Noel Gallagher è un poeta e Liam un banditore. E per me questa è la combinazione perfetta”. Tempo pochi anni e il ragazzetto si sarebbe potuto permettere tutte le droghe degli Oasis, e pure una vacanza a Mustique con Kate Moss.

TRACKLIST

#1

#2
08. Untitled - Demo (04:37)
09. Help! - Live in LA (03:44)
11. If We Shadows - Demo (04:53)

#3
02. My Big Mouth - Mustique Demo (05:17)
06. The Girl in the Dirty Shirt - Mustique Demo (05:23)
09. Fade In-Out - Mustique Demo (06:02)
10. Stay Young - Mustique Demo (04:56)
11. Angel Child - Mustique Demo (04:28)
12. The Fame - Mustique Demo (04:45)
14. It's Gettin' Better (Man!!) - Mustique Demo (06:37)
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