«NO EXIT - Marianne Faithfull» la recensione di Rockol

Marianne Faithfull - NO EXIT - la recensione

Recensione del 12 ott 2016

La recensione

Paolo Panzeri

Ascoltare questo disco registrato dal vivo durante l’ultimo tour di Marianne Faithfull è un esercizio che travalica il qui e ora musicale e si pone in un luogo al di fuori del tempo e dello spazio. Questa signora londinese che a dicembre soffierà settanta candeline sulla sua torta di compleanno è la vera depositaria di quella indimenticabile stagione che si sviluppò in Inghilterra, principalmente nella sua capitale, negli anni sessanta e che ha fatto sognare gli allora giovani del mondo intero. E’ stata la protagonista e spesse volte l’immagine di quella scena che venne definita ‘Swinging London’. Quando su di lei, più che su i Rolling Stones – dei quali lei è stata quasi una parte integrante negli anni sessanta  – calerà il sipario, allora e solo allora, sarà scritta la parola fine su quel periodo oltremodo vivace. Quindi l’ascolto di “No exit” non può essere disgiunto da quel che Marianne Faithfull ha rappresentato e ancora rappresenta.

Il suo precedente recapito discografico risale all’ottimo ”Give my love to London”, album uscito giusto giusto due anni fa. “No exit” è un estratto del meglio delle canzoni proposte nel tour che ha seguito la pubblicazione di “Give my love to London” che celebra anche i suoi cinquanta anni di presenza sulla scena musicale. Da quel disco vengono riprese quasi tutti i brani presenti in “No exit”: “Sparrows will sing”, “Late Victorian holocaust”, “Mother wolf”, “The price of love”, “Love more or less” e la splendida “Falling back”. Ad integrare la tracklist vi è la immancabile “As tears go by” - scritta da Mick Jagger e Keith Richards – ma da lei interpretata nel 1964 prima che gli Stones ne dessero una loro versione l’anno seguente. La canzone è ulteriormente nota alle nostre latitudini perché incisa in italiano da Mick Jagger e co. con il titolo “Con le mie lacrime”. Vi è anche l’immortale, intensa, dolorosa “Sister Morphine”: canzone scritta nel 1968 che racconta la sua storia di droga e disperazione firmata con i ‘Glimmer twins’ che poi la ripresero e inserirono nel 1971 nel loro ”Sticky fingers”. “Sister Morphine” è seguita nella scaletta del concerto dalla altrettanto drammatica “Late Victorian holocaust” per una doppietta che lei introduce dal vivo, non senza ironia, definendolo il ‘junkies corner’. A chiusura di tutto “The ballad of Lucy Jordan” ripescata da quel “Broken english” datato 1979 che segnò il ritorno alla vita di Marianne dopo un decennio vissuto alla totale deriva umana prima ancora che artistica.

Ad accompagnarla sul palco come meglio non ci si potrebbe augurare: Jonny Bridgewood al basso, Ed Harcourt a piano e sintetizzatori, Rob Mcvey alle chitarre e Rob Ellis alla batteria. Lo si è già scritto più sopra “No exit” esula da spazio e tempo ed è portatore di un sogno. La grazia di Marianne Faithfull è ancora tra noi e poterla ascoltare è sempre un gran privilegio e lei, per noi, sarà per sempre ‘l’angelo con le tette’ che meravigliò oltre mezzo secolo fa a un party londinese Andrew Loog Oldham.

 

TRACKLIST
1. Intro
2. Falling Back
3. The Price Of Love
4. Love, More or Less
5. As Tears Go By
6. Mother Wolf
7. Sister Morphine
8. Late Victorian Holocaust
9. Sparrows
10. The Ballad Of Lucy Jordan

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