«THE WRONG KIND OF WAR - Imany» la recensione di Rockol

Imany - THE WRONG KIND OF WAR - la recensione

Recensione del 04 ott 2016 a cura di Redazione

La recensione

La storia del disco:
Con il suo primo album "The shape of a broken heart", complice anche il successo del singolo "You will never know" (in Italia fu uno dei tormentoni dell'estate del 2011), Imany fece conoscere la sua voce e la sua musica diversi paesi europei, conquistando successi di pubblico e di critica. Ora, a distanza di cinque anni, la cantante francese torna con il nuovo album "The wrong kind of war": il disco è stato anticipato da un singolo, "Don't be so shy", che grazie al remix di due dj russi è riuscito ad ottenere un ottimo successo in Europa. Imany ha registrato le nuove canzoni nel corso degli ultimi tre anni, tra Parigi e Dakar, in collaborazione con il musicista Stefane Goldman.

Come suona e cosa c’è dentro:
Con questo nuovo album, la cantante francese non si discosta affatto da quanto proposto in "The shape of a broken heart": il disco oscilla tra sou, folk, blues e accenni pop, con la voce sensuale e malinconica di Imany che si sposta dal territorio di Billie Holiday a quello di Nina Simone, passando per Tracy Chapman, senza tuttavia cadere nella mera imitazione di queste voci. Le melodie sono più forti rispetto a quelle del precedente disco, forse un po' più spiccate e decise, meno malinconiche.

Perché ascoltarlo (o perché girare alla larga):
Se il precedente album di Imany non vi era dispiaciuto, questo "The wrong kind of war" merita di essere ascoltato. È un disco più maturo del precedente e mette insieme l'amore e l'impegno sociale della cantante francese: ci sono canzoni che parlano di storie d'amore, certo, ma ci sono anche pezzi che affrontano tematiche calde come la violenza del mondo e il degrado ambientale. Quella di cui Imany parla del titolo è una lotta sia personale che sociale: in "The rising tide", ad esempio, parla del riscaldamento globale e dell'innalzamento del livello del mare ("Il denaro non andrà a sostituire ciò che conta davvero", canta). È un disco che fa riflettere, e non è poco di questi tempi...

La canzone fondamentale:
"There were tears", scritta dopo la morte di Nelson Mandela, alla fine del 2013: un commovente omaggio all'ex presidente sudafricano. È il pezzo in cui l'amore (per la sua terra d'origine) e l'impegno sociale del disco si congiungono.

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