«BLUE MOUNTAIN - Bob Weir» la recensione di Rockol

Bob Weir - BLUE MOUNTAIN - la recensione

Recensione del 03 ott 2016 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Bob Weir è "The other one", come in uno dei pezzi più amati dei Grateful Dead. L' "altro", la solida spalla di Jerry Garcia, sempre un po' sottovalutato per la sua faccia da ragazzino e per il confronto con il gigante. Invece Weir è un chitarrista ritmico straordinario e originale, una bella voce e una gran penna (ha cofirmato e cantato molti dei brani più noti dei Dead).

Questo disco solista dovrebbe servire finalmente a dargli il il riconiscimento che gli spetta, dopo il documentario di 2 anni fa ("The other one", appunto: ora è visibile su Netflix). E arriva nel momento giusto, dopo la consacrazione dei Dead fuori dal giro dei loro fedelissimi e numerosissimi fan, grazie alla fortunata reunion dell'anno scorso (700.000 spettatori in 5 date), grazie al tour con i Dead&Co (con John Mayer alla voce, sold-out ovunque in America nel 2015 e nel 2016) e grazie al monumentale tributo curato dai National, "Day of the dead".

Proprio da quel giro arriva il lavoro a quest'album: prodotto da Josh Kaufman, frequente collaboratore della band, e con la collaborazione dei  fratelli Aaron Dessner e Bryce Dessner, oltre che di amici storici del giro dei Dead (Joe Russo, Steve Kimock).

Ma "Blue mountain" è un disco lontano dal jam-rock dei Dead, che Weir ha continuato a frequentare con i suoi RatDog e con i Furthur - tralasciando la dimensione solista - questo è il primo album di inediti a suo nome in oltre 30 anni.

E' un disco di cantautorato classico, di "Cowboy songs", come le ha definite Weir - definizione che diventa evidente leggendo i titoli, che evocano un immaginario a tratti bucolico, a tratto di spazi aperti e sconfinati. E anche la musica è aperta, minimale, più vicina al country che al rock. Si sente la mano di Kaufman e anche quella del cantautore Josh Ritter, che ha firmato i testi, e che è un degno sostituto di John Perry Barlow, il liricista compagno storico di Weir quando scriveva per i Dead o per sé negli anni 70.

La voce di Weir è quella di un uomo di quasi 70 anni (68, per la precisione): il risultato è un disco stupendo, che ricorda l'ultimo Johnny Cash più che le avventure con Jerry Garcia, soprattutto in canzoni come la title-track "Blue mountain". "Only a river" (a cui fa da contraltare la finale "One more river to cross", un quasi gospel che richiama Jimmy Cliff e la sua "Many rivers to cross") sono "americana" - inteso come genere, non come aggettivo - ad altissimi livelli.

Un disco da non perdere, sia per i deadhead, sia per chi vuole ascoltare un album raffinato nella scrittura e nei suoni. Bentornato, Ace.

 

TRACKLIST

01. Only a River (05:28)
02. Cottonwood Lullaby (03:40)
03. Gonesville (04:07)
04. Lay My Lily Down (03:57)
05. Gallop on the Run (04:35)
06. Whatever Happened to Rose (04:19)
07. Ghost Towns (04:55)
08. Darkest Hour (03:24)
09. Ki-Yi Bossie (04:46)
10. Storm Country (04:31)
11. Blue Mountain (03:54)
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