«THE ALTAR - Banks» la recensione di Rockol

Banks - THE ALTAR - la recensione

Recensione del 04 ott 2016 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Il percorso di Banks è stato tutt'altro che lineare, da "next big thing" quando postava brani su SoundCloud, ad un esordio, "Goddess", che nel 2013 ha avuto reazioni contrastanti, fallendo là dove invece FKA Twigs ha avuto successo. La cantautrice di Los Angeles, però, aveva trovato in quell'album una sua identità musicale, fatta di una scrittura classica e tormentata, rivisitata con l'elettronica: una Fiona Apple in versione trip-hop. Ora si mette a nudo, per il secondo disco. Più in copertina, dove appare senza trucco e indifesa, che nella musica.

Il team di produzione di "The altar" è pressoché lo stesso di "Goddess": Tim Anderson e Sohn, tra i produttori. Pure il titolo, sembra richiamare il precedente: ecco l'altare, dopo la Dea. Cambia il contesto di scrittura, però: "The altar" è un break-up album, un disco più incazzato nei testi (lo si intuisce anche dai titoli, a partire da "Fuck with myself"). Una sorta di Alanis Morrissette per il nuovo millennio? Più o meno.

Banks prova ad ampliare un po' lo spettro musicale rispetto all'album precedente, rinunciando spesso alle tinte scure (e affascinanti) che caratterizzavano "Goddess". Ma il risultato rischia di essere, in diversi casi, un "Trainwreck", come nella canzone omonima o come in "This is not about us": un banale esempio di pop contemporaneo. Di cantanti così ce ne sono già troppe, e anche di cantautorato più classico come "Mother earth". In "Mind games" prova a fare Adele in versione modernizzata. 

Meglio quando prosegue sulla linea del disco precedente, espandendola senza discostarsene troppo, come in "Gemini feed", o in "Fuck with myself": in questa canzone è Banks al suo meglio: scura, contemporanea e anche un passo avanti rispetto al passato, giocando anche con l'hip-hop. "I fuck with myself more than anybody else", canta. Vale anche per la sua musica, nel bene e nel male.

Comprensibile la volonta di cercare un pubblico più vasto con suoni più accessibili. Ma dall'ascolto di "The altar" non si capisce bene chi sia Banks, Detto questo, disco consigliato a chi ama l'indie-pop elettronico contemporaneo. Ma, se non la conoscete, recuperate il precedente.
 

 

 

TRACKLIST

01. Gemini Feed (03:06)
02. Fuck With Myself (02:55)
03. Lovesick (03:20)
04. Mind Games (04:49)
05. Trainwreck (03:24)
07. Weaker Girl (04:16)
08. Mother Earth (03:56)
09. Judas (03:56)
10. Haunt (03:42)
11. Poltergeist (03:32)
12. To The Hilt (04:36)
13. 27 Hours (03:10)
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