«WILD WORLD - Bastille» la recensione di Rockol

Bastille - WILD WORLD - la recensione

Recensione del 13 set 2016 a cura di Mattia Marzi

La recensione

Una cosa bella dei Bastille è che riescono a passare dall'indie al pop, dal pop al rock e dal rock all'elettronica con credibilità. Un'altra cosa bella è che, alla fine, non si sono rivelati l'ennesima one shot band, termine con cui nel gergo dell'industria musicale si marchiano tutte quelle band che dopo aver fatto boom con il primo disco sono poi sprofondate nell'oblio (non facciamo nomi perché la lista è lunghissima). Sì perché dalla pubblicazione dell'album di debutto di Dan Smith e compagni, "Bad blood", sono passati ben tre anni, un po' troppi per i ritmi frenetici di questo "mondo selvaggio". E anche se più volte, nel corso di questi tre anni, è stato dato per spacciato, il gruppo non si è mai fermato: ha pubblicato un EP, ha partecipato a un mixtape con Haim e Skunk Anansie, ha preso parte a Band Aid 30 e ha fatto parecchi concerti (approdando pure sui palchi di festival come Glastonbury e Lollapalooza). In tutto questo, i Bastille hanno continuato a lavorare a nuova musica: "Wild World" è il loro secondo album in studio, prodotto dal frontman Dan Smith e da Mark Crew - proprio come il precedente.





La copertina del disco sembra la locandina di un film e immortala due ragazzi seduti in cima ad un grattacielo con una grande città ai loro piedi: non si sa come ci siano arrivati e non si sa nemmeno se riusciranno a scendere o se resteranno lì. In questo rappresentano un po' i Bastille: partiti dal primo album uscito per un'etichetta indipendente in edizione limitatissima a 300 copie, nel giro di un paio di anni Dan Smith e soci si sono ritrovati in cima alle classifiche di mezzo mondo grazie ad una hit come "Pompeii". Ora, per la band, è arrivato il momento di riconfermarsi: i Bastille ci provano riproponendo in parte la formula vincente di "Bad blood", gli inni indie-pop-elettro-rock, e in parte concedendosi la libertà di giocare un po' con i suoni.

Il disco parte con due pezzoni dalla ritmica serrata come "Good grief" e "The currents", che fungono da riepilogo dei precedenti capitoli, ma poi arriva subito la sorpresa con "An act of kindness", un pezzo dall'atmosfera tetra, oscura: sembra una canzone spuntata fuori da un disco dei Florence and the Machine degli esordi. E molto florencewelchiana - perdonatemi questo neologismo - è pure "Two evils", con una bellissima chitarra un po' blues e un po' western sullo sfondo. Un quartetto d'archi e una base dance si scontrano in "Glory" (tra Vivaldi e David Guetta, verrebbe da dire), mentre "Power" è caratterizzata dai riffoni della chitarra elettrica molto anni '70 e dalle atmosfere dance-pop degli ultimi Coldplay.

Le differenze con il primo album si sentono: il sound sembra più spinto, sorretto soprattutto dalla presenza massiccia delle chitarre elettriche (che erano assenti nelle canzoni di "Bad blood"). Proprio come un film, "Wild World" alterna scene e stati d'animo tra loro diversi e in qualche modo opposti: da un lato ci sono gli inni perfetti per essere cantati a squarciagola nelle arene e nei palazzetti dello sport, dall'altro le canzoni da ascoltare in cuffia chiuso in camera quando fuori diluvia ti sei lasciato con la tua ragazza. Uh, ecco un'altra cosa bella dei Bastille: con una manciata di canzoni, riescono a trascinarti dall'apogeo della felicità al baratro della tristezza (e viceversa), possono ridurre l'ansia e alleviare lo stress o provocare euforia ed eccitazione. Attenzione, però, perché i loro effetti non sono standard e variano da persona a persona: a voi, ad esempio, che effetto fanno?

TRACKLIST

01. Good Grief (03:26)
02. The Currents (03:24)
03. An Act Of Kindness (03:28)
04. Warmth (03:49)
05. Glory (04:41)
06. Power (03:29)
07. Two Evils (02:46)
08. Send Them Off! (03:20)
09. Lethargy (03:24)
11. Blame (02:55)
12. Fake It (04:04)
13. Snakes (03:17)
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