«SPLIT EP - Verdena» la recensione di Rockol

Verdena - SPLIT EP - la recensione

Recensione del 06 set 2016 a cura di Marco Jeannin

La recensione

Nel mondo delle infinite potenziali collaborazioni tra band, vedere che una di queste diventa effettivamente realtà è sempre un gran piacere. Se poi i soggetti della collaborazione si chiamano Verdena e Iosonouncane il discorso si fa ancora più interessante. E’ vero, non bastano due super nomi per fare un super disco; guardate quante volte i cosiddetti supergruppi fanno fiasco. Oppure le cover: la storia delle cover di razza è lunga e costellata di successi quanto di flopponi che hanno loro malgrado segnato irrimediabilmente la storia di chi ci ha provato. E’ però altrettanto vero che la curiosità di vedere lavorare fianco a fianco band e artisti così rilevanti è sempre motivo di stimolo per chi vive di musica.

Il sodalizio Verdena / Iosonouncane inoltre si basa su un concetto ben lontano da quello di supergruppo. Siamo nel campo degli split, opere fisicamente divise in due, dove ogni band o artista si prende un solo lato del disco (spesso e volentieri si parla di vinili e quindi di lato A e B) mantenendo intatta la propria autonomia rimanendo ben confinato nel proprio spazio. Possiamo quindi dire che lo split album è una forma di montaggio analogico applicato alla musica; in Italia non ha mai trovato gran fortuna, non come all’estero almeno, se non in campo indipendente/alternativo. Tante band giovani si mettono insieme per ammortare le spese di un singolo EP, o anche solo per amicizia. Per provare.

I Verdena e Iosonouncane non sono band giovani, né tantomeno hanno bisogno di accasarsi per dividere le spese. Questo mi porta a credere che “Split EP” nasca sia da un’amicizia che da un interesse creativo reciproco, sfociato poi inevitabilmente nella fatidica quanto inevitabile frase “sarebbe bello fare qualcosa insieme”. Questo qualcosa si è trasformato nei Verdena che hanno inciso due brani di Jacopo “Iosonouncane” Incani, vale a dire "Tanca" e "Carne" già presenti sullo splendido “DIE”, che a sua volta ha reinterpretato due brani dei Verdena, "Diluvio" e "Identikit", sentiti sui due “Endkadentz”. Quattro pezzi in tutto, niente di troppo complicato. E senza complicarmi la vita vorrei anche affrontarli da un punto di vista critico, perché è vero che gli spunti di riflessione sono tanti, ma fino ad un certo punto. Penso che fondamentalmente quello che conti di dire di questo disco è che sia i Verdena che Iosonouncane hanno fatto un ottimo lavoro, che la scelta dei pezzi da interpretare l’ho trovata azzeccata e che, in entrambi i casi, il sodalizio abbia dato buoni frutti dal punto di vista della sperimentazione sonora. Forse leggermente più per i Verdena che ho trovato maggiormente a loro agio nell’adattare il materiale di partenza, ma in generale “Tanca” e “Carne” nella versione Verdena sembrano effettivamente pezzi dei Verdena di “Endkadentz” così come "Diluvio" e "Identikit" potrebbero tranquillamente essere usciti dalla penna di Incani. Nessuno, chiudendo gli occhi e facendo finta di non aver ascoltato gli originali, credo possa dire il contrario. Certo, i testi di “Diluvio” e “Identikit” sono Ferrari nel midollo e si sente, ma lo straniamento passa nel momento in cui “Identikit” si prende la libertà di raddoppiare di durata rispetto all’originale, reclamando un’indipendenza sonora che in questi termini fa effettivamente la differenza, ponendo il timbro Iosonouncane in calce.

Penso che “Split EP” sia sinceramente un buon disco. Un’opera seria, cupa, elettronica, sperimentale, alternativa, psichedelica. Qualitativamente non ho nulla da dire, il lavoro fatto in studio è impeccabile e tutti e quattro i pezzi suonano davvero molto bene ma in questo senso non mi aspettavo nulla di meno. Quello che speravo è che concettualmente questo disco non mi deludesse e per fortuna non è stato così; ho trovato ogni singolo episodio riuscito ed interessante e non era per nulla scontato dato che per prima cosa i conti si fanno sempre con le aspettative. Parlando di due eccellenze della musica di casa nostra erano inevitabilmente enormi, ma sia i Verdena che Iosonouncane hanno fatto egregiamente quello che dovevano fare. Semplicemente suonare dei pezzi di qualcun altro come fossero i loro. Interpretare, confrontarsi, capire, cambiare, adattarsi, provare a diventare qualcosina in più, alzare l’asticella. Perché prima o poi si tornerà in studio per dare forma a qualcosa di nuovo ed esperienze come queste possono fare la differenza tra quello che potrebbe essere e quello che sarà.

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