«THANK YOU - Meghan Trainor» la recensione di Rockol

Meghan Trainor - THANK YOU - la recensione

Recensione del 13 mag 2016 a cura di Mattia Marzi

La recensione

La fortuna di Meghan Trainor è stata "All about that bass", con la quale ha raggiunto la popolarità internazionale (8 milioni di copie vendute in tutto il mondo); la canzone, un inno rivolto alle ragazze con qualche chilo di troppo tutto giocato sull'assonanza tra "ass" (culo) e "bass" (basso), è stata una hit anche nel nostro paese: per un intero inverno, quello del 2014, le radio ci hanno massacrato con quell'"aim oll abbadabé badabé" (dai, che ve la ricordate). Ora, la cantante americana, che grazie a "All about that bass" è diventata la paladina delle ragazze sovrappeso, deve dimostrare che non si è trattato solo di una questione "di culo". Ci prova con il suo nuovo album in studio, questo "Thank you", prodotto da Meghan stessa in collaborazione con un team di producer guidato da Ricky Reed (già collaboratore di popstar quali Jessie J, le Icona Pop e le Fifth Harmony).



E come lo fa? Lo fa mettendo da parte le sonorità doo-wop e soul che avevano caratterizzato le canzoni del precedente disco, ispirate alle voci femminili degli anni '50, e ritornando al presente: tra i riferimenti principali dei 12 brani contenuti in questo "Thank you" troviamo le girl band e le popstar femminili degli anni '90, su tutte le Destiny's Child e Britney Spears. C'è parecchio hip hop mescolato ad R&B, soprattutto nelle canzoni poste in cima alla tracklist, "Watch me do", "Me too" e "No". Poi, il disco fa un ulteriore passo in avanti a livello di suono e produzione e arriva fino agli anni 2010: in "Woman up" e "Dance like you", molto vicine alle produzioni delle popstar di oggi, su tutte Ariana Grande e Jessie J, si sente la mano di Ricky Reed. In "Mom" c'è un richiamo al doo-wop di "All about that bass", ma in tutto questo le canzoni in cui Meghan Trainor dà il meglio di sé sono quelle più intimiste e malinconiche: la pianistica "Kindly calm me down" ma soprattutto "Hopeless romantic", una ballad chitarristica in stile Ed Sheeran.

Meghan ha detto di aver preferito canzoni meno radio-friendly rispetto a quelle contenute nel precedente disco; in realtà, i brani di "Thank you" risultano tutti molto orecchiabili, immediati e catchy: basti ascoltare il ritornello di "I won't let you down" o quello di "Champagne problems", in salsa tropical house.
Le carte per dimostrare che non si è trattato solo di una questione "di culo" ci sono insomma, ma per ora Meghan ha deciso di non giocarsele: come primi singoli estratti dal disco ha scelto infatti "No" e "Me too", probabilmente per mostrare un lato diverso della sua personalità artistica.
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