UNA STRADA IN MEZZO AL CIELO

Sony (CD)

Voto Rockol: 3.5 / 5

di Mattia Marzi

Se in questa recensione cercate un commento sulla vicenda che ha coinvolto Gianluca Grignani nelle ore immediatamente precedenti all'uscita del suo nuovo disco, potete benissimo terminare qui la vostra lettura. Se invece cercate un commento sull'album e su quello che rappresenta per la carriera di Grignani, cosa decisamente più interessante, allora siete nel posto giusto. E se siete interessati a capire il senso di "Una strada in mezzo al cielo", cominciamo dicendo che la parola chiave è "contrasto": Gianluca Grignani è stato contrastato sin dagli esordi, contrastato da sé stesso. Nel 1995 faceva il botto con "Destinazione paradiso", il suo album d'esordio, circa 700.000 copie vendute in Italia e oltre un milione nel resto del mondo. L'anno seguente, pubblicava "La fabbrica di plastica", un album completamente differente, con il quale cercava di ribellarsi - con un atteggiamento di sfida - all'immagine del "Gianluca patinato" che richiedevano le case discografiche. Da un lato l'idolo, dall'altro il cantautore defilato che "voleva far conoscere la sua musica con calma". Da un lato Gianluca, dall'altro Grignani.



Per anni, i due lati della personalità artistica del cantautore si sono fatti la guerra ("Io vengo dalla fabbrica di plastica dove mi hanno ben confezionato, ma non sono esattamente uscito un prodotto ben plastificato", cantava nel 1996). Oggi, la separazione è - a detta dello stesso Grignani - annullata. Gianluca ne dà una prova con il suo nuovo album, questo "Una strada in mezzo al cielo", in cui rilegge in versione semi-acustica e occasionalmente con archi le canzoni dei primi due dischi, appunto, più un paio di altri vecchi brani e l'inedito che dà il titolo al progetto. Il disco, che esce per celebrare il ventennale della carriera discografica del cantautore (che in realtà è caduto lo scorso anno), contiene 17 brani le cui lavorazioni hanno visto Grignani ospitare in studio alcuni colleghi, 9 in totale. Sono, nell'ordine in cui compaiono nel disco: Elisa, Carmen Consoli, Ligabue, Annalisa, Briga, Luca Carboni, Fabrizio Moro, Max Pezzali e Federico Zampaglione.

In questo disco convivono, dunque, il "Gianluca patinato" di "Destinazione paradiso" e il rocker ribelle di "La fabbrica di plastica", a dimostrazione di questa conciliazione tra i due lati della sua personalità artistica, come un Giano Bifronte. E nessuno dei due predomina: 7 canzoni sono pescate da "Destinazione paradiso", 7 sono pescate da "La fabbrica di plastica". Grignani le ha spogliate e rivestite con nuovi arrangiamenti, come annullando ogni differenza. Ed è effettivamente così: se si prova a far finta di non conoscere né "Destinazione paradiso" né "La fabbrica di plastica", ascoltando questo nuovo lavoro si ha l'impressione che le canzoni facciano parte dello stesso disco. "Mettere insieme in acustico questi due album fa capire che l'unica differenza era il vestito, ma il Grignani di allora è il Grignani di oggi e le canzoni di 'Destinazione paradiso' erano le stesse canzoni di 'La fabbrica di plastica' vestite in maniera diversa", osserva giustamente il cantautore.

L'aspetto più interessante di "Una strada in mezzo al cielo" è proprio questa convivenza tra i due lati della personalità artistica di Grignani. I duetti? Sì, sono interessanti ma per chi conosce bene l'importanza di "Destinazione paradiso" e "La fabbrica di plastica" passano quasi in secondo piano, finiscono per fare da contorno al progetto. Funzionano? Quasi tutti, soprattutto quelli con i colleghi che più si avvicinano al mondo di Grignani. E dunque: "Destinazione paradiso" con Elisa (che vale una standing ovation), "L'allucinazione" con Carmen Consoli, "La fabbrica di plastica" con Ligabue e "+ famoso di Gesù" con Fabrizio Moro. Funziona pure quello con Annalisa su "La mia storia tra le dita", della quale lei offre un'interpretazione elegante e raffinata (in stile Annalisa, appunto), anche se non si capisce bene cosa la cantautrice condivida con Grignani.

Questo è "Una strada in mezzo al cielo" e questo è il Gianluca Grignani di oggi: "Sono il rock 2.0, sono l'uomo e l'artista, oggi i due aspetti in me sono inscindibili", dice lui. Una sintesi tra lo stesso ragazzo che nel 1995 salì sul palco del Festival di Sanremo e il rocker ribelle di "La fabbrica di plastica".