«L'ULTIMA FESTA - Cosmo» la recensione di Rockol

Cosmo - L'ULTIMA FESTA - la recensione

Recensione del 26 apr 2016 a cura di Marco Di Milia

La recensione

O fai parte di un fazione o di un’altra, o guelfo o ghibellino. Canzone d’autore o musica da club, bisogna prendere posizione anche su questo. La scelta di Marco Jacopo Bianchi, già leader dei Drink To Me, qui alla sua seconda prova da solista con il nome di Cosmo, è quella di restare nel mezzo dando il giusto peso a entrambe le esigenze della sua anima, la sensibilità pop e la vocazione elettronica.

Se “Disordine”, l'album del 2013, si era classificato tra i cinque finalisti della Targa Tenco nella categoria “opera prima di cantautore”, ora con il nuovo “L’ultima festa” Cosmo compie il grande balzo in avanti nella sua capacità compositiva e narrativa, dando forma a un disco bipolare, che riesce a far convivere una natura spensierata e festaiola con un lato più maturo e riflessivo. Il suo essere nel mezzo si manifesta in uno stile che si mantiene sempre su toni leggeri e a tratti surreali, ma con una sottintesa seriosità di fondo da leggersi tra le righe. Beat, tastiere e synth sono al servizio di una scrittura molto personale, quasi un diario condiviso di istantanee di vita, dove spicca la voglia di continuare a divertirsi nonostante gli anni non siano più così ruggenti e nonostante le svariate responsabilità che ogni santo lunedì della vita reale ci offre. Un linguaggio che diventa universale per chi, ormai più che trentenne, appare ancora imberbe al mondo adulto e fuori tempo per i giovani.
Si parte con “Le voci”, un viaggio onirico in un flusso di coscienza (“sento le voci/sì mi sento chiamare dalle mie fantasie”) che si conclude in uno spiazzante intermezzo in cui il trip si fa di colpo violento e acidissimo, per poi ritornare al punto di partenza in un percorso circolare. Il tema non dichiarato che ricorre in tutto l’album è quello della scelta che in qualche modo deve essere espressa. Ancora una volta bisogna decidere che parte stare, maturi o immaturi. La risposta non può che essere quella di sceglierle entrambe, a tempo e a luogo opportuni. Così nel brano che da il titolo al disco si vive la festa, oltre l’orario di chiusura perché il domani può sempre aspettare ancora un po’ (“Bevo la notte, grido più forte, rido di te”). L’elenco di “Cazzate” è un’analisi delle banalità al chilo che circondano il vivere quotidiano e di cui in fondo non potremmo farne a meno, una sorta di lucida presa di coscienza espressa nel verso finale “Marco, sono tutte cazzate”. Infine, la straordinaria semplicità dei sentimenti manifestati negli episodi più marcatamente malinconici e “italiani” dell’album, “Regata 70” - sì, la Regata, croce e delizia della Fiat per quasi un decennio - e la conclusiva “Un lunedì di festa” in cui finalmente la festa si vive anche a inizio settimana e va celebrata come si deve, senza canzoni tristi (“Il nostro amore ci aspetta / non c’è fretta / niente canzoni tristi / è un lunedì di festa”).
“L’ultima festa” è un album in cui c’è aria di dance, ritmi techno e atmosfere da club anni ’90, combinati con dei testi che non risultano banali ma che riescono a far passare il messaggio con la leggerezza del pop, nonostante siano più profondi di quanto a un ascolto distratto potrebbero apparire. Quello di Cosmo è un cantautorato atipico che, anche se non proprio inedito, è ancora avvolto dalle nostre parti da un alone di mistero, in grado di spiazzare così come di far battere le mani a tempo senza pensare al domani. E qui sta la vera festa.
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