«LA CARRIERA IN DIECI DISCHI - Prince» la recensione di Rockol

Prince - LA CARRIERA IN DIECI DISCHI - la recensione

Recensione del 22 apr 2016

La recensione

Dal funk al pop al rock alla psichedelia: abbiamo scelto i 10 album più importanti della carriera di Prince: ecco le schede di ogni album, estratte dal "Dizionario del Pop-Rock" di Enzo Gentile ed Alberto Tonti, (per gentile concessione di Zanichelli).




Egocentrico, sfacciato e ricco di talenti, Prince Rogers Nelson (1958) di Minneapolis è l'incarnazione più avanzata della Black Music degli anni 80 grazie a un mix irresistibile di Pop, Rock, Funk, R&B e Soul, centrifugati e restituiti in un suono personale. La sua scalata al successo è lenta, ma inesorabile e culmina nella seconda metà degli anni 80 in progetti ambiziosi che uniscono musica, cinema, video, esibizioni dal vivo. Erede di Sly Stone e James Brown, mette il sesso al centro della propria musica, ricevendo gli strali delle cosiddette mamme di Washington, riunite nell'associazione Parents Music Resource Center fondata da Tipper Gore per difendere la gioventù americana dai messaggi violenti o volgari forniti dalla musica. Negli anni 90 problemi contrattuali con la Warner e alcune scelte artistiche sbagliate macchiano una carriera altrimenti sfavillante. Prince vi rimedia negli anni successivi con alcuni lavori di alto profilo e soprattutto con esibizioni abitualmente prodigiose. È fra i primi artisti a credere e investire nella produzione e diffusione di musica indipendente tramite la Rete. Al suo attivo anche un probante impegno nel cinema, che dal 1984 al 1990 ha fruttato ben 4 film (3 dei quali anche come regista): poi la passione dev'essersi spenta e la strada è abbandonata.




“Prince” (Warner, 1979 –  blackstar blackstar blackstar)

Attivo fin da ragazzino nelle band della sua città, Minneapolis, Prince, dopo un esordio di buone intuizioni gestite malamente, con l'album a suo nome comincia a inviare messaggi al popolo del Rock e dintorni. Si parte da “I Wanna Be Your Lover”.


”Dirty mind" (Warner, 1980) blackstar blackstar blackstar blackstar

Canzoni torride, esecuzioni all'ultimo respiro: ideato, scritto, prodotto, arrangiato e realizzato da Prince, che utilizza pochissimo i suoi collaboratori. Un vortice di suoni e testi espliciti, senza filtri, si abbatte su un pubblico ancora incredulo e impreparato a quelle scosse telluriche.


“1999" (Warner, 1982) blackstar blackstar blackstar blackstar blackstar  

Un'opera caleidoscopica, incontenibile, una Babele di suoni e di citazioni, con il Funk a braccetto dei Beatles, il Rock psichedelico che strizza l'occhio a James Brown, il tutto nell'alveo di una cultura Pop con cui cucinare e servire alcune hit buone per la classifica (“Little Red Corvette”, “Delirius" e “Lady Cab Driver”). Famelico e dittatoriale, il genietto di Minneapolis fa tutto da sé, lasciando poche briciole alla sua corte di vassalli-accompagnatori. Estro e fantasia, la capacità di far convivere la fisicità più accesa con una punta di intellettualismo black: Prince ha sconvolto le regole del gioco. E siamo solo all'inizio.


”Purple Rain" (Warner, 1984 blackstar blackstar blackstar blackstar)

I confini dell'universo di Prince si espandono al ritmo della sua musica, con un successo impetuoso, che stavolta accomuna il film e il disco dallo stesso titolo. Il ragazzo, naturalmente, è anche attore-regista plenipotenziario della pellicola dai contenuti autobiografici. Ora al suo fianco spunta la band dei Revolution e figure che ritroveremo per qualche tempo, Morris Day (Time) e Apollonia Kotero, a cui Prince si dedica di lì a poco come produttore. Le canzoni dell'album ne fanno un “must” assoluto: “Let's Go Crazy", “I Would Die 4 You”, ma in particolare “When Doves Cry" e la struggente “Purple Rain" con cui Prince “visita” un altro dei suoi totem, Jimi Hendrix.


”Sign O’ the times" (Paisley Park, 1987 blackstar blackstar blackstar blackstar)


La melange linguistica di Prince raggiunge le massimi altitudini in un lavoro approntato velocemente dopo che il misterioso Black Album annunciato e già stampato, pronto per essere distribuito, viene distrutto e cancellato. 16 composizioni elettrizzanti, in cui saltano i codici e le definizioni, a favore di una musica totale che attira e stuzzica perfino il grande Miles Davis: al punto che si vocifera di session segrete e progetti futuri tra i due. Non si perdano nel calderone ribollente di aromi e visioni brani come “It”, “Housequake”, “If I Was Your Girlfriend”, “I Could Never Take The Place Of Your Man”


"Love Symbol Album” (Paisley Park, 1992 blackstar blackstar blackstar)

Grande è il disordine sotto il cielo: Prince rifiuta il suo nome, sceglie un simbolo e una sigla T.A.F.K.A.P. Ma poi il brano trainante dell'album (oltre a “Sexy M.F.”) è “My Name Is Prince”, scoppiettante e vitalissimo Funk, che spopola anche in discoteca.


”The Gold experience" (Warner, 1995 blackstar blackstar blackstar blackstar)

I rapporti con i discografici che ne hanno accolto la musica fin dall'esordio sono tesissimi, praticamente impossibile ricucirli: dopo plateali rimostranze e faticose trattative viene pubblicato un disco di dodici canzoni dagli umori più diversi. È un flusso di musica scalpitante, ma anche sensuale, riottosa, eppure addomesticabile: “Dolphin", “P Control”, “Eye Hate U” le nuove prove del talentaccio.




”Crystal Ball" (NPG, 1998 blackstar blackstar blackstar)

La doppia vita dell'artista vuole da una parte la sfrenata, compulsiva produzione grondante di dischi e canzoni varie, mentre dall'altra sussiste una riservatezza maniacale che chiude ogni fessura del privato. Diversi i titoli venduti con Internet e una rete distributiva alternativa: Crystal Ball arriva anche nei negozi, finestra sul pulviscolo sonoro con cui Prince ha invaso il mondo.


"Musicology" (NPG, 2004 blackstar blackstar blackstar)

Dopo una serie di dischi venduti on line e alcuni lavori strumentali, Prince torna sulla scena in grande stile con un album di canzoni Funk-Pop ammiccanti e una distribuzione internazionale. Non è un capolavoro, ma è il disco con cui l'artista si rimette in gioco negli anni Duemila, fantasioso e versatile più che mai.


"Art Official Age/ Plectrumelectrum” (Warner, 2014 blackstar blackstar blackstar)

In una storia professionale che non si sa se giudicare più caotica o geniale, più libera o stravagante, arrivano due macedonie in contemporanea: una, “Art official age”m in otto quadri, di vecchio e risaputo R'n'B, gioca la carta della nostalgia, della autocitazione, di falsetti e ballatone diluite senza una visione ben precisa. Si guadagna la sufficienza grazie al rispetto verso i monumenti. Nell’altra, “Plectrumelectrum”, tra al rock Realizzato e firmato insieme al trio femminile 3rdeyegirl, funziona un po' meglio del disco gemello: e se quello era tutto agghindato di Black Music qui il principino di Minneapolis sguazza tra robuste scosse elettriche.


BONUS TRACKS: le recensioni degli ultimi due album:

 II trascurabile e un po’ pasticciato HITNRUN (uscito nel settembre 2015)
e il più a fuoco HITNRUN PHASE TWO.

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