«ALT - Renato Zero» la recensione di Rockol

Renato Zero - ALT - la recensione

Recensione del 11 apr 2016 a cura di Mattia Marzi

La recensione

"Romantico, comico, libero, tenero, equivoco, fragile, sadico, debole, frivolo, mistico": sono gli aggettivi che aprono "In questo misero show", la traccia numero due del nuovo album di Renato Zero, "Alt". Ma quali di questi si addicono di più a quello che è oggi il cantautore romano? Ad ascoltare il disco si direbbe che il Renato Zero del 2016 sia poco romantico, comico, fragile e debole. E' libero, sicuramente mistico: un sacerdote che, riprendendo il discorso lì dove lo aveva lasciato con il precedente "Amo - Capitolo II", continua a dire la sua sulla società e sulla situazione politica italiana.

Per farsi un'idea sui contenuti del disco basta leggere i titoli delle canzoni: "In questo misero show", "La lista", "Il cielo è degli angeli", "Gesù", "Nemici miei", "Vi assolverete mai", "Rivoluzione". Molti alludono alla religione, altri alla politica: "Alt" è infatti un disco sull'assenza di valori morali, ma anche religiosi, nella società contemporanea. L'artista estroso di ieri ha lasciato il posto ad un cantautore che commenta duramente il mondo che lo circonda: si parla di lavoro, giustizia, sindacati. Si parla di incorruttibilità, onestà, ladri e ruffiani. Si parla addirittura di rivoluzione.

"Alt" è un lavoro in cui i testi attirano più della musica. Un'invettiva che si fa ora dura ("In questo misero show", "La lista", "Gesù", la canzone più incisiva del disco, con quei ritornelli decisi), ora ariosa ("Vi assolverete mai", "Gli anni miei raccontano", con gli archi in primo piano), ora più irriverente ("Nemici miei", "Rivoluzione" e "Alla tua festa", con uno stacco di violini che cita quello celebre di "Mi vendo"). A livello di suono è un disco vario: si spazia dalle sonorità latineggianti di "Perché non mi porti con te" a quelle più chitarristiche di "Gesù", passando per gli accenni funky di "Alla tua festa" e "Nemici miei".

Se nei precedenti lavori di Zero erano ancora presenti tracce di quei guizzi di follia che avevano caratterizzato i suoi album fino all'inizio degli anni '90, in "Alt" domina una certa seriosità. Ecco, seriosità è la parola chiave di questo disco: seri sono i contenuti, serie sono le canzoni e lo stesso Renato si prende più sul serio che in passato, anche se in "Vi assolverete mai" mette le mani in avanti, cantando: "Io non ti giudico, neppure predico. Io no, di moralità non so". Pure nel pezzo più irriverente e canzonatorio del disco, "Nemici miei", si parla di parlamento, auto blu e nepotismo. Renato ha continuato ad essere Zero, ma l'estro di brani come "Madame", "Mi vendo", "Morire qui", "Triangolo", "Baratto" sembra essersi trasformato nella predicazione.

Nel testo di "In questo misero show" c'è una frase emblematica: "Artista dove vai? Ma non ricordi gli albori tuoi?". E per un attimo, sembra che a parlare sia il Renato Zero di ieri.
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