«METAL RESISTANCE - Babymetal» la recensione di Rockol

Babymetal - METAL RESISTANCE - la recensione

Recensione del 04 apr 2016 a cura di Andrea Valentini

La recensione

Non capita ormai molto spesso, rispetto a 20-30 anni fa, di trovarsi di fronte a fenomeni che dividono nettamente e provocano reazioni di segno opposto – insomma, band o artisti della categoria “love it or hate it”, che non ammettono vie di mezzo o sfumature di grigio. E le nipponiche Babymetal sono indubbiamente di questa pasta: chi ascolta metal difficilmente resta indifferente davanti alla loro musica, ma la reazione è di norma repulsione totale o grande entusiasmo.
Ammetto senza falsi pudori di non avere per nulla apprezzato il primo disco e tutto il clamore che ha generato: in poche parole appartengo al partito dei detrattori che bollano le Babymetal come una specie di scherzo metallaro marinato in salsa J-pop e Idol. Un oggettino pacchiano costruito a tavolino per il mercato giapponese che, per qualche bizzarra congiunzione, è percolato verso l’Occidente, dove gli amanti dell’estetica pop trash l’hanno abbracciato come la nuova bizzarria made in Japan.
Tutto ciò è un dato di fatto, in realtà, ma questo secondo album è musicalmente un oggetto curatissimo e – soprattutto – molto più rock/metal/nu metal. Insomma, al netto delle melodie pop da cartone animato a tinte fluo e delle voci da manga, le Babymetal propongono un notevole power metal suonato con competenza e tecnica; a tratti poi si sconfina nelle power ballad, nell’hard più tradizionale e nella “elettropunkinate” alla Prodigy, ma è innegabile che il J-pop è meno preponderante e che i musicisti che fanno da backing band alle ragazze hanno una grande dimestichezza coi pilastri del genere. E non sono certo degli sprovveduti.

Insomma, “Metal resistance” è sempre un prodotto (nel senso di oggetto progettato, costruito e disegnato ad hoc per seguire o creare logiche di marketing), ma è curatissimo, convincente a modo suo e solido. Poi, ovviamente, se si contestava l’onestà dell’operazione fin dal principio, non ci sono elementi per cambiare idea – ma è innegabile la validità sia commerciale che strutturale e tecnica di questa proposta. Il che è come dire che se non tolleravate le Babymetal prima, difficilmente cambierete idea, mentre se le amavate lo farete ancora di più.
Il vero plusvalore di questo album è appunto una maggiore solidità e compattezza, oltre a una durezza più esplicita. Il tutto costruito con maestria consumata e prodotto in maniera impeccabile. Quindi, da un punto di vista commerciale, “Metal resistance” ha tutte le carte in regola per essere un successo e probabilmente lo sarà.
Bene, quindi: gioco, partita, incontro e probabilmente anche un buon successo di vendite. Il vero dubbio è, però, quanto potrà durare la faccenda: una novelty band del genere ha un respiro mediamente limitato prima di giungere alla saturazione e alla monotonia, data la formula improbabile che mixa sigla di manga e outtake dei Rage o degli Helloween. Come dire... la medesima barzelletta, per quanto divertente e ben costruita, non diverte all’infinito.
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