«NON AVERE PAURA - Mambassa» la recensione di Rockol

Mambassa - NON AVERE PAURA - la recensione

Recensione del 09 dic 2015 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

La carriera dei Mambassa ha seguito un percorso non sempre lineare. Dagli esordi iper-pop con “Umore blu neon” (prodotto da Claudio Cecchetto) alla ricerca di una propria identità musicale, trovata soprattutto a partire da “Mi manca chiunque” (2002): un pop-rock dritto e sincero, nelle scelte musicali e nei testi, spesso pervasi da un po’ di quella “Melancholia” che apre il loro ritorno con “Non avere paura”, solo il loro sesto disco in 20 anni di attività.

Mancavano da 5 anni, da “Lonelyplanet” - se si eccettua la colonna sonora "Workers – Pronti a tutto" (2012). La vita li ha portati altrove: Stefano Sardo, cantante e autore, da tempo fa lo sceneggiatore (è tra le firme della fiction di Sky “1992”, oltre che dell’adattamento italiano di “In treatment” e del film di Salvatores “Il ragazzo invisibile”). Si è ritrovato, o forse non si era mai perso, con il suo alter ego di sempre Fabrizio Napoli, hanno ricominciato a scrivere assieme. Il risultato è una raccolta di canzoni che, se fossimo in un altro paese, troverebbero ben altro spazio (vale un po’ il discorso fatto recentemente per ”Irrequieto” di Michele “Mezzala” Bitossi).

Nelle canzoni dei Mambassa, rispetto a Mezzala, c’è meno ironia, c’è più introspezione, ma c’è una simile ricerca di melodia e suoni puliti, ma senza quella piacioneria smaccata (e certe volte finta) del pop radiofonico classico. “Melancholia” è una di quelle canzoni che in un mondo “normale” le radio dovrebbero passare a nastro, con quel ritornello che ti si appiccica addosso (“Non è la verità che ci salverà/ La verità è triste/L’amore non esiste”). “Niente paura” si apre come una canzone dei Coldplay (quando erano ancora i Coldplay, non gli ultimi un po’ pasticcioni). E poi “Particelle”, che parte subito con una melodia pressoché perfetta - la cosa migliore del disco. Non la più toccante, perché quella è la finale “Rumblefish” (che cita il titolo originale di “Rusty il selvaggio”, grande film degli anni ’80 con Matt Dillon): piano e voce, cantata da Fabrizio Napoli, che racconta il rapporto con il fratello Giuseppe scomparso anni fa e musicista a sua volta (proprio negli anni ’80 fu membro di una grande band dimenticata del rock italiano- gli Out Of Time - il loro unico disco è stato ristampato da poco e merita di essere riscoperto). Napoli ha lasciato la band dopo la lavorazione del disco, sostituito dall’ex perturbazione Gigi Giancursi (già in studio con il gruppo).
Ma al di là delle storie della formazione, “Non avere paura” si riassume in una sola cosa: i Mambassa hanno fatto un altro gran bel disco di pop-rock, apparentemente semplice nei suoni e nelle storie che racconta, e profondo per l'effetto che fa.
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