«RESISTENZA - Neffa» la recensione di Rockol

Neffa - RESISTENZA - la recensione

Recensione del 05 set 2015 a cura di Mattia Marzi

La recensione

Parlando del suo profilo artistico, Neffa ha proposto di distinguere tra Giovanni Pellino (il suo nome all'anagrafe) e Neffa: il primo è un uomo prossimo a tagliare il traguardo dei cinquant'anni che vorrebbe fare dischi per un pubblico adulto; il secondo è un bambino modernista che ama sperimentare, sporcarsi le mani e scoprire cose sempre nuove. Ecco, se la mettiamo su questo piano "Resistenza" è un disco di Giovanni Pellino: dopo la parentesi del disco un po' funky e un po' elettropop "Molto calmo" (datato 2013), il cantautore ha deciso di lavorare ad un album dai suoni più naturali, più caldi. C'è parecchio soul in "Resistenza", che è un disco dalle sonorità retrò e dall'atmosfera rilassante: te lo immagini suonato in un locale della New York degli anni '50 con nubi di fumo, luci soffuse e un occhio di bue che illumina Neffa sul palco.

L'apertura è affidata alla title track, un pezzo - che si presenta quasi come una nota in esergo - dalle sonorità vagamente reggae rivisitate in chiave pop con un messaggio politico forte e preciso ("Ci hanno messo in un angolo e ci tagliano i viveri/ogni giorno è una guerra ormai/e noi dobbiamo combattere", canta Neffa nella prima strofa del pezzo) e che vede nell'amore l'unico baluardo per la salvezza; poi arriva l'orchestra di "Colpisci" - arrangiata insieme agli Gnu Quartet - che rappresenta il vero inizio del disco: i colori sono quasi spenti, sfumati, l'atmosfera è malinconica, il sound è marcatamente soul. E' così fino alla fine, anche nei pezzi più ritmati e vivaci come "Sigarette" (il singolo che ha anticipato l'uscita dell'album), "Per fortuna che c'è il mare" (una canzone estiva e spensierata molto anni '50) e "Occhi chiusi".

Tutto molto affascinante, certo, ma il rischio che si corre è quello di perdere l'attenzione, distrarsi: le canzoni scorrono veloci, leggere, alcune sono coinvolgenti ("Sigarette", ad esempio, ha un ritornello così incisivo e orecchiabile che una volta entrato in testa non ne esce più); quello che talvolta sembra mancare è lo spessore: scorrono senza lasciare un segno particolare. Le eccezioni: "Un piccolo ricordo di Maria" è impreziosita da una chitarra elettrica affascinante che va a sporcare la costruzione un po' troppo lineare del pezzo; "Dubay (Why, oh why?)", un pezzo cantato a là Nina Zilli (Neffa stesso, nella nostra intervista, ha dichiarato che lavorare al fianco di Nina ha influenzato il suo modo di cantare) introduce un ritmo e un mood blues che verrà poi ripreso e sviluppato nella traccia conclusiva dell'album, "Giorni e giorni", ripescata da una demo del 2000 in cui figurava anche "La mia signorina", un pezzo seducente che chiude in positivo il disco con una sorpresa finale (una ghost track che, esattamente come quella presente alla fine di "Molto calmo", vede Neffa tornare a cimentarsi con il rap).
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